15 December 2017
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    Irene Brin e l’Italia che esplode

    Irene Brin e l’Italia che esplode è stato modificato: 2015-05-18 di Margherita Ricci

    Irene Brin: personaggio importante durante la Seconda guerra mondiale e nel Secondo dopoguerra. Arte e giornalismo, una donna forte e colta al Salone del Libro.

    striscia_salone_libro_torinoTra le coccole dei volumi del Salone Internazionale del Libro qui a Torino, uno dei focus ha riguardato la figura di una donna virtuosa e astuta, Irene Brin, giornalista e scrittrice italiana nata in Liguria nel 1914 e morta nel 1969. L’incontro, svoltosi sabato 16 maggio con gli interventi di Massimiliano Caldera, Alessandra Lanzoni e Claudia Palma, ha ricalcato le origini dell’artista sin dalla sua formazione in tenera età.

    Donna piena di carisma, colta, conosceva ben 5 lingue, anche grazie all’incessante insegnamento che la madre si preoccupò di darle. Durante il secondo conflitto mondiale svolse la professione di commerciante presso il “Negozio Margherita” – colmo di oggetti di ogni materiale, grandezza, utilità e personalità – da lei stesso fondato. Nel frattempo, e in concomitanza con tale attività, non pensò mai di abbandonare quella propensione al giornalismo e alla scrittura che la seguirà in tutte le sue svolte personali e lavorative, e soprattutto che contraddistinguerà il suo modo di esperire la vita, la movida che, inevitabilmente, l’ha circondata.

    La fondazione de “L’Obelisco”.
    Iniziando anche come produttrice di stringhe di ringraziamento e saluti dei cari dei propri defunti, nel ’46 aprirà la prima galleria d’arte moderna italiana del Secondo dopoguerra, questo assieme al marito Gaspero Del Corso, al quale fu sempre molto legata e in confidenza.

    “L’Obelisco”, prima galleria in grado di dare il via al futuro e vorticante sviluppo artistico, sarà anche l’unica, tra quelle presenti in Italia, a superare la diatriba espositiva e divulgativa che si stava svolgendo in quegli anni entro i confini e all’estero, tra astrattismo e realismo. Poco interessata ai binomi, infatti, Irene Brin si preoccupava istantaneamente di mettere in mostra, aggiornando attentamente la scaletta gestionale della struttura, quelle figure e quelle spinte internazionaliste che la porteranno a essere una promotrice del nuovo e del bello.

    Gli artisti dell’Obelisco.
    Grazie a lei, per la prima volta si vedono a Roma Toulouse-Lautrec, Magritte, Matta, Tanguy, Dalí, Berman, Clavé, Rauschenberg. La galleria diventa punto d’incontro dei soliti Visconti, Guttuso, ma anche di Calder, Bacon, Kandinsky, che sono amici della coppia Brin-Del Corso, di Pasolini, di Sandro Penna, Ennio Flaiano, Eugenio Scalfari, Sandro Viola e Mario Pannunzio. Vi vengono ambientati servizi fotografici di moda per i settimanali illustrati e Irene Brin, piena di proposte, anche affaristiche, trova mille modi per promuovere all’estero – e pur in stretta economia – la pittura italiana, e così quel piccolo spazio si trasforma nella base di lancio internazionale di una Roma che aveva altro da comunicare rispetto a quanto vissuto fino a quel momento.

    Il libro presentato al Salone del Libro, pieno di interessanti estratti letti e discussi sul momento, considera la raccolta di dati fitti e quotidiani di cui si ringraziano i due sposi. Questo perché l’autobiografia di Irene Brin (al tempo inspiegabilmente rifiutata dagli editori) svolge egregiamente la funzione di aggiornarci in merito a tutta una serie di prassi giornaliere, che avvenivano all’interno dell’impresa (e utili a raccontarci le dinamiche gestionali di un progetto sostanzioso come quello da loro portato avanti) e dal quale ci sono state confessate perfino le manie e le personalità degli artisti passati di là. Ma ci offre anche una precisa fotografia di quella che era L’Italia della moda, dell’arte e della cultura nascente dei primi anni da uno dei più feroci conflitti bellici della storia occidentale.

    La manifattura italiana e il giornalismo di moda.
    Continuamente a contatto con personaggi di spicco, spunteranno ben presto quei lati di indagatrice e sociologa che saranno il faro della sua produzione come critica di moda, e non dal punto di vista prettamente manifatturiero e stilistico, bensì dal punto di vista di chi indaga i costumi per risalire alle influenze sociali che da questi derivano e da questi partono.

    Dalla voce di una grande donna ritessiamo, anzitutto, la nascita dalle ceneri della manifattura Italiana, al tempo seconda solo alla Francia, e in secondo luogo il carattere di quella classe media che, da un dilagante provincialismo, si avviava verso gusti e pretese differenti e consapevoli.

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    Margherita Ricci

    Nata a Novafeltria (RN) nel '91. Laureata in Scienze della Comunicazione a Bologna e studentessa di Scienze Politiche a Torino. Esistenzialista e amante de "Le straordinarie avventure di Pentothal". Mentore d'eccellenza: Fausto Rossi.

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