22 November 2017
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    Italia, paese di emigrazione

    Italia, paese di emigrazione è stato modificato: 2014-12-11 di Paolo Morelli

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    L’Italia non è soltanto un paese di immigrazione, ma anche di emigrazione. Secondo l’ultimo rapporto Istat aumentano, nel 2013, gli italiani che se ne vanno.

    I dati diffusi ieri da Istat, che riguardano il 2013, rivelano una realtà italiana sempre più distante dalla percezione che la popolazione ne ha. Le immigrazioni dall’estero sono scese, rispetto al 2012, del 12,3%, quindi di 43 mila unità. La presunta “invasione degli stranieri”, ogni volta che viene pubblicato qualche dato reale, diventa sempre più evanescente. Questi numeri riguardano le iscrizioni all’anagrafe, se a essi si somma il fatto che nel 2013 le richieste di permessi di lavoro siano scese, si deduce che l’Italia sta perdendo appeal per gli stranieri che, quando decidono di raggiungerla, spesso lo fanno per restare poco tempo e puntare a spostarsi nel Nord Europa.

    Anche gli italiani se ne vanno.
    Una perdita di appeal che tocca anche gli italiani. Nel 2013, le cancellazioni dall’anagrafe sono state 126 mila, ben 20 mila in più rispetto al 2012. Come si legge nel rapporto Istat: «L’aumento delle emigrazioni è dovuto principalmente ai cittadini italiani, le cui cancellazioni passano da 68 mila nel 2012 a 82 mila unità nel 2013 (+21%). In aumento anche le cancellazioni di cittadini stranieri residenti, da 38 mila a 44 mila unità (+14%)». Più che di invasione, è il caso di parlare di esodo. Se poi si conta che la metà dei flussi migratori in uscita dall’Italia è convogliata verso Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia è facile pensare che l’abbandono del Belpaese sia dovuto a motivazioni economiche (non ci vuole uno studio per capirlo). Ma il dato più preoccupante riguarda i giovani sotto i 24 anni: il 30% di loro è in possesso di una laurea. Scelgono soprattutto il Regno Unito a distanza di poco tempo dal conseguimento del titolo universitario: consideriamo, infatti, un’età di massimo 24 anni in un Paese dove la prima laurea si consegue tra i 22 e i 23 anni, se si è al passo con gli esami.

    L’immigrazione è lo specchio del Paese.
    I dati migratori, checché ne dica qualche politico poco illuminato, sono fondamentali per capire il comportamento della popolazione e, di conseguenza, la sua condizione. La migrazione “interna” all’Italia è rimasta grosso modo invariata, coinvolgendo il 2,3% della popolazione, ma spiega ancora Istat: «I tassi migratori netti sono positivi in tutte le regioni del Nord e in quasi tutte quelle del Centro. Sono negativi in tutte le regioni del Sud e delle Isole. Si conferma, pertanto, l’attrattività delle regioni centro-settentrionali nei confronti di quelle meridionali».

    Continua lo spostamento dal Sud al Nord.
    Ed è un dato che, in parte, ci aveva anticipato Gianfranco Crua, uno degli organizzatori delle Carovane migranti, nell’intervista che ha rilasciato a The Last Reporter qualche giorno fa. Soprattutto nel Sud Italia ci sono realtà dove l’assenza dello Stato, ma soprattutto di un futuro, è molto forte. Crua portava l’esempio di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, cittadina interessata dalla costruzione del Muos, nuovo sistema di comunicazione satellitare dei militari statunitensi. L’opera, osteggiata da gran parte della popolazione locale, danneggerebbe la salute e la Natura a causa delle emissioni di radiofrequenze e microonde. «Niscemi, dove c’è il Muos – spiegava Crua – perde 100 abitanti al mese, la gente ha paura di vivere lì con i bambini e i prodotti del paese, all’esterno, non si vendono più per timore che siano contaminati».

    Invece di concentrarsi sul presunto argine da porre agli sbarchi (vanno controllati, non rimbalzati a prescindere), è necessario rendersi conto che l’Italia, di questo passo, rischia di diventare un paese di passaggio anche per gli italiani.

    Leggi il rapporto Istat completo »

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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