23 November 2017
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    Jana si prostituisce per scelta

    Jana si prostituisce per scelta è stato modificato: 2014-11-28 di Cecilia Russo

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    Jana, prostituta bolognese, si racconta nel documentario “Qualcosa di noi” di Wilma Labate. Ha scelto il proprio mestiere con convinzione.

    «Dodici allievi della scuola di scrittura bolognese Bottega Finzioni, nella cornice dell’antico borgo di Iano, sulle colline di Sasso Marconi, incontrano Jana, che ha quarantasei anni e da undici fa la prostituta. Il corpo e il denaro sono gli elementi da cui parte il racconto, che subito coinvolge tutti i partecipanti, mentre Jana, con la sua presenza maliziosa e rassicurante, rimuove ogni timidezza, portando i ragazzi a mettere in scena loro stessi».

    Antefatto.
    Wilma Labate, regista del film Qualcosa di noi, presentato al 32° Torino Film Festival nella sezione Diritti & Rovesci, è riuscita nella difficile impresa di far dialogare un gruppo di suoi studenti con Jana, una prostituta bolognese. La regista ha raccontato: «dopo un anno di lezioni alla Bottega Finzioni, sentivo il bisogno di fare con gli allievi un’esperienza sul campo, un po’ per risvegliarli dal torpore che spesso si respira in aula e anche per svelare qualche piccolo mistero del set».

    «Avevo deciso di lasciare a casa la teoria, le parole – ha continuato –, e di puntare sull’estemporaneità, sul fare, cosa che contraddistingue anche la modalità formativa del gruppo bolognese. Il desiderio degli allievi di vivere un’esperienza concreta mi ha dato la possibilità di mettere in scena il corpo, unica ricchezza che ci appartiene e autentico strumento di comunicazione». Tutti i ragazzi frequentavano la scuola Bottega Finzioni: «un vivaio di persone con volontà e passione, una fucina di idee da realizzare. Si presenta fin da ora come un luogo pieno di storie che aspettano di essere raccontate. I lavori sono divisi in quattro aree: FictionNon fictionLetteraturaProduzioni per Bambini e Ragazzi».

    Le idee alla base del film.
    Così allievi e insegnante hanno deciso di realizzare un documentario, hanno scritto un soggetto e un trattamento. Il film è stato, per gli allievi di Bottega Finzioni, come una gita scolastica di fine anno, che in qualche modo doveva essere fatto. L’unica parte costruita è stata la messa in scena e la scelta del luogo: Iano. Proprio lì, infatti, c’era una casa d’appuntamenti aperta nei primi anni ’60 e chiusa negli anni ’80, che oggi è un albergo ma le cui le stanze sono rimaste uguali. La regista ha deciso di lanciare piccole provocazioni e di far riflettere i ragazzi sulla tematica del corpo e del denaro.

    Così Wilma Labate ha contattato Maria Pia Covre, prostituta e attivista italiana, nota per la continua attività di sostegno alle prostitute e per l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei politici sui problemi correlati. Nel 1982, insieme a Carla Corso e ad altre colleghe, ha fondato il Comitato per i diritti civili delle prostitute (CDCP), al fine di dare aiuto «alle persone prostitute», e nel 1985 il giornale Lucciola. Nel 2004 il CDCP ha ottenuto l’iscrizione all’anagrafe delle ONLUS. Pia e Wilma hanno discusso, dialogato e la Covre ha suggerito il nome di Jana, brillante prostituta bolognese.

    La prostituta e gli allievi.
    Jana non disdegna di essere chiamata prostituta, perché in fondo è un mestiere che ha scelto: «lavoravo in fabbrica, poi ho scoperto che con la prostituzione potevo guadagnare in due ore quello che avrei guadagnato in un mese con il lavoro da metalmeccanico, ti pare?». Anche per lei il progetto di Bottega Finzioni è stato molto emozionante: «ho ributtato sul grande schermo la mia vita, l’avevo fatto sul piccolo schermo con il porno, ma quella è un’altra storia. Tra me e questa avventura è stato amore a prima vista». I ragazzi hanno discusso con Jana in modo dolcissimo, rispettoso, e lei ha confessato di aver imparato molto da loro. Molta importanza ha avuto, per la realizzazione del film, l’elemento del gioco, della libertà, della sfrontatezza della scelta di Jana di prostituirsi e di raccontare i dettagli del suo lavoro.

    La regista ha ammesso che, a suo avviso, la consapevolezza di questa donna susciterà delle polemiche, ma poco importa perché Jana rivela: «sicuramente in questo mestiere mi sono anche molto divertita, nel senso che ho fatto molte risate, perché fare la prostituta è come essere il regista di un film, tu sai già come andrà a finire». Nel mondo esistono migliaia di prostitute-schiave ed esistono molte “prostitute-Jana”, donne che fanno questo mestiere per scelta, di cui poco si parla. Questo percorso è stato molto utile anche per i ragazzi: alcuni si sono innamorati, altri hanno iniziato a scrivere un romanzo su questa avventura, altri hanno radicalmente cambiato la loro vita lasciando un amore o decidendo di diventare madri da sole. Jana ha una forza che contagia: in fondo non bisogna aver paura di raccontare ciò che si è veramente e cosa si ama fare.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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