25 November 2017
    jihad_isis_salone_libro_torino

    Jihad e Occidente, Storia e Medioevo

    Jihad e Occidente, Storia e Medioevo è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Come si muove e pensa lo Stato islamico? L’intento è tornare al Medioevo, parlando però un linguaggio moderno, rivolto ai giovani, utilizzando la jihad come risposta.

    striscia_salone_libro_torinoAbu Sayyaf, responsabile degli affari legati al petrolio per lo Stato islamico è stato ucciso due giorni fa, durante un raid in Siria condotto dalle truppe americane. Si parte da qui, con un evento che segna un netto cambio di strategia delle forze militari occidentali nei confronti dell’Isis. Se ne è parlato ieri, 17 maggio, al Salone del Libro di Torino, con Maurizio Molinari, Fouad Khaled Allam, Jordan Foresi e Domenico Quirico, durante un incontro coordinato da Francesca Paci.

    Dove la jihad affonda le radici.
    «Il raid americano è l’ammissione che le strategie adottate finora non hanno funzionato – ha esordito Maurizio Molinari, giornalista La Stampa corrispondente da Gerusalemme –. Finora sono stati effettuati circa 6000 raid contro l’Isis, che però non l’hanno indebolito in maniera significativa». Lo Stato islamico ha attecchito nel tessuto sociale di Iraq e Siria e può contare su miliziani ben addestrati. «Inoltre – ha aggiunto Molinari – lo stato iracheno utilizza truppe sciite per combattere l’Isis, avvalorando la tesi dell’oppressione nei confronti dei sunniti. Il risultato è che sono le popolazioni stesse a schierarsi in difesa dei miliziani sunniti dello Stato islamico».

    Riavvolgere la Storia.
    Domenico Quirico, giornalista La Stampa sfuggito a mesi di prigionia durante i quali ha rischiato la vita ogni giorno, ha un punto di vista critico ed emotivo. «In tutto il mondo islamico – ha spiegato – c’è qualcuno che sta cercando di far ruotare l’asse del mondo per farlo pendere da un’altra parte. Bashar Al-Assad è un problema secondario, perché se non ci fossero stati vent’anni di regime siriano, il fondamentalismo islamico non avrebbe mai attecchito». Il ruolo dell’Occidente non è più di regia, ora nelle mani dei fondamentalisti islamici. «Anche se eliminano i capi dello Stato islamico – ha aggiunto – il meccanismo continua a funzionare, è la strana pericolosità di tutto questo».

    Nuovi alleati contro l’Isis.
    «L’amministrazione Obama cerca nuovi alleati
    – ha precisato Jordan Foresi – per creare nuovi spunti e aggredire l’Isis». Ed è il motivo dell’apertura all’Iran e dei rapporti sempre più stretti con l’Arabia Saudita. «L’Iran è un alleato fondamentale in questo momento – ha continuato Foresi – però le decisioni degli Usa appaiono sballate. La loro intelligence non sta funzionando». C’è però un altro intoppo che rischia di compromettere la strategia, come le relazioni con l’Egitto. «Obama – ha chiarito Molinari – si è innamorato della politica dei Fratelli musulmani, convinto da Erdogan che quello sarebbe stato il modello corretto. Poi il progetto è fallito: il risultato è che ora l’Ambasciata americana è circondata da un muro di 30 metri». Rapporti tesi che causano una perdita di credibilità nel mondo arabo, dove è molto più popolare Vladimir Putin, il quale, non a caso, ha avviato intensi rapporti commerciali proprio con l’Egitto, offrendo anche aiuti militari. «Obama – ha aggiunto Molinari – voleva far pace con i nemici, ma nel mondo arabo non funziona così, gli amici difendono gli amici».

    jihad_isis_quirico_salone_libro_torino

    Domenico Quirico.

    Speranze rinate con la jihad.
    «Quello dello Stato islamico è un terrorismo di prossimità
    – ha spiegato Fouad Khaled Allam – perché può colpire da un momento all’altro in qualunque parte del mondo. È un conflitto mondiale». L’ascesa dello Stato islamico si nutre della crisi culturale dell’Occidente, con la disintegrazione delle speranze collettive che spinge, soprattutto nei casi di disagio sociale più elevati, a vedere il Califfato come un’opportunità. «L’Isis sa che le speranze collettive – ha continuato Allam – rinascono con il linguaggio della jihad. C’è un’apologia estremamente pericolosa di Dio, che hanno costruito a proprio uso e consumo, basti pensare che il testo di divulgazione dell’Isis si intitola “La promessa di Dio». Individui che vivono ai margini dell’Occidente, non considerati e privi di assistenza, esclusi dalla società, possono tornare ad avere un ruolo grazie alla jihad. «Essere jihadista – ha aggiunto Allam – significa accedere a uno status che l’Occidente non riconosce».

    Il racconto troppo semplicistico.
    «Chi è un jihadista?
    – ha chiesto con veemenza Domenico Quirico – Le persone che vengono raccontate in questa situazione non sono le persone con le quali mio malgrado ho passato del tempo. Dove mai sono riuscito a leggere e sentire il rumore di quell’attrazione alla violenza che ti torce dentro come fosse una sete? Dove mai ho ritrovato la possibilità che c’è di parlare di Dio per ore con questa gente, in un mondo dove neanche i preti lo fanno e la Chiesa aspira a una grande ong? È orribile e terribile la morte come compagno della vita, senza appigli, liscia, che ti corre dentro. Se riusciremo a sentire tutto questo potremmo decidere se fare i raid o le guerre dei boyscout». Un intervento accalorato, dal quale traspare il dolore provato nei giorni di prigionia e per la folle imprecisione del racconto collettivo, che semplifica senza mai inquadrare il problema. Un aspetto di cui si è discusso due giorni fa, sempre al Salone del Libro.

    Il richiamo del Medioevo.
    «L’odio viscerale verso l’Occidente
    – ha spiegato Allam – è stato teorizzato nel ’41, quindi non è cominciato con l’Isis». Il richiamo del Medioevo è centrale. È quel periodo a essere identificato come il momento del massimo splendore nel mondo arabo, che sta «riavvolgendo la Storia» per tornare lì. Una strategia pensata per la narrazione cinematografica e letteraria fantasy, che richiama ambientazioni medievali, assai diffusa soprattutto tra i giovani (il vero pubblico di riferimento per l’Isis), che quindi genera attrattiva. «Il jihadista vestito di nero – ha raccontato Allam –, che non si vede in viso, alto, perfetto, che brandisce un coltello lucente, sembra richiamare i Templari. È l’evoluzione del loro concetto di purezza, che dalla spiritualità porta alla pulizia etnica, con la volontà di eliminare tutto ciò che non è puro. È una nuova forma di nazismo, forse più pericolosa perché su scala mondiale».

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter