1 May 2017
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    Kobane è libera, l’ISIS arretra

    Kobane è libera, l’ISIS arretra è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    L’Isis è stato sconfitto a Kobane dai curdi e adesso arretra, ma minaccia la Libia. La diplomazia, però, deve aprire un ragionamento sul Kurdistan.

    La città di Kobane è stata liberata dopo 134 giorni di occupazione da parte dello Stato islamico, una vera impresa compiuta dalla resistenza curda, che nei mesi scorsi ha fermato l’avanzata dell’Isis a pochissimi chilometri dal confine con la Turchia. Ora gli estremisti islamici arretrano, sebbene i territori nei dintorni della città restino ancora nelle loro mani, ma i curdi hanno annunciato di avere respinto gli invasori anche a Shingal, nel Kurdistan iracheno. L’Isis subisce quindi una controffensiva curda, forte del sostegno del PKK turco e dei bombardamenti aerei USA.

    Il Kurdistan.
    Sono sicuramente da ricordare il valore delle donne curde, che hanno imbracciato il fucile e hanno guidato con energia la resistenza a Kobane, ma anche il sostegno del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che risulta ancora iscritto nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Un imbarazzante paradosso per la comunità internazionale, che ha inserito nell’elenco dei terroristi il partito che ha guidato le rivolte armate degli anni ’80 nel Kurdistan smembrato in quattro (Turchia, Iran, Iraq e Siria), nel tentativo di riunificarlo. Proprio quei “terroristi” hanno giocato un ruolo importante nel combattere gli altri terroristi, quelli dell’Isis, che per ora battono in ritirata. E proprio lo stato che non esiste, il Kurdistan, si è posto da argine per uno stato, l’Isis, che vuole cancellare tutti gli altri.

    Al di là delle operazioni militari, ora è necessaria una presa di posizione della diplomazia internazionale. Come ha sottolineato Soran Ahmad, segretario generale dell’Istituto internazionale di cultura curda a Redattore sociale, «siamo consapevoli che è stato l’intervento americano a fare da traino per una presa di posizione più decisa da parte dell’Unione europea: senza il loro intervento, il genocidio a Kobani e Shengal sarebbe andato avanti molto più a lungo. Ma se si parla di una soluzione politica e diplomatica, è all’Europa che guardiamo, soprattutto per quanto riguarda i nostri rapporti con la Turchia, che oggi aspira a entrare in Ue. È soprattutto a voi che Erdogan dovrebbe rendere conto della linea, quantomeno ambigua, assunta dal suo governo di fronte all’avanzata dell’Isis».

    L’Isis in Libia.
    La risposta dell’Isis è un moto di orgoglio che però tiene in allerta l’intero Occidente. Un nuovo appello ai “lupi solitari”, cioè le cellule jihadiste presenti fuori dallo Stato islamico, è stato lanciato in rete chiedendo di «colpire ovunque e in qualunque momento». La sconfitta a Kobane indebolisce la forza mediatica dell’Isis, che deve “correre ai ripari” e ristabilire l’aura di terrore che lo circonda, motivo per cui il pericolo di attentati sale di ora in ora.

    L’allarme, infatti, cresce soprattutto in Libia. Oggi un commando della costola libiana dell’Isis, l’autoproclamato Califfato di Derna, ha attaccato un hotel di diplomatici a Tripoli, causando la morte di 8 persone. La tensione continua a salire all’interno di un Paese completamente allo sbando, la cui instabilità politica è terreno fertile per lo Stato islamico, molto meglio organizzato e determinato a controllare il territorio. Soprattutto nel momento attuale, che vede due governi opposti nella stessa nazione, uno riconosciuto dalla comunità internazionale, l’altro no. Una situazione, forse, sottovalutata.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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