20 September 2017
    fonte: carnagenews.com/il-cinema-italiano-minaccia-lo-sciopero/
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    La crisi del cinema e la scarsità di idee

    La crisi del cinema e la scarsità di idee è stato modificato: 2015-06-13 di Alessia Telesca

    Il cinema invecchia, chi lo guarda pure. Ma la colpa di chi è? Della mancanza di idee innovative o della scarsa attenzione del pubblico?

    La settima arte è in una fase di evidente decadenza, dovuta a un malcostume generale che considera il cinema e la sua fruizione come un mero prodotto di intrattenimento occasionale, al pari di una trasmissione televisiva o di una rivista letta alla fermata del tram, e tralascia la sua importante funzione di luogo sociale.

    L’eccesso di interattività.
    L’avvento e il sopravvento del mondo di Internet hanno allontanato il cinema dalla società e dal pubblico, troppo spesso ripiegato sul computer in cerca di un qualcosa da vedere, di un prodotto da utilizzare, per mero impiego di tempo, senza un reale scopo di accrescimento o interesse. In un interessante editoriale pubblicato sulla rivista Artribune, il regista Davide Ferrario ha affrontato, da addetto ai lavori, il rapporto tra il cinema e il mondo 2.0, soffermandosi sulla possibilità di vedere un film in qualsiasi luogo e momento, e analizzando il ruolo dello spettatore, padrone di quella tecnologia che ha portato al degrado della settima arte, divenuta «puro bene di consumo, semplice entertainment da accendere e spegnere a piacimento».

    Il regista di Casalmaggiore racconta come l’interazione tra pubblico e cinema, formulata attraverso scambi di opinioni, discussioni in cineforum e addirittura “processioni” pubbliche di registi e film, si sia annullata insieme al fascino dell’arte. «Oggi questa aura del cinema è pressoché scomparsa. Qualsiasi arte della narrazione, di fronte ad ascoltatori disabituati a concentrarsi, convinti che sia un loro diritto fare e disfare la continuità di un effetto espressivo, è destinata a morire. Vince non chi ha qualcosa da dire, ma chi produce il volume più alto, l’eccitazione più frenetica. La soglia di attenzione su Internet, dicono gli esperti, è di 8 secondi», afferma Ferrario che invita a non chiamare “cinema” la riproduzione casuale di filmati che, molte volte, non vengono apprezzati o approfonditi in modo adeguato.

    Mancanza di idee.
    Ma se l’osservazione di Davide Ferrario risulta pertinente e oggettivamente corretta, è pur vero che la crisi cinematografica non riguarda solamente gli spettatori ma anche gli addetti ai lavori, i quali appaiono privi di idee e non più in grado di innovarsi.

    Per dare adito a questo diffuso sentore di vecchiaia basta dare una semplice occhiata ai cartelloni cinematografici e alle uscite di questi ultimi anni, in cui riecheggiano titoli già visti e sentiti riproposti nei loro remake e/o sequel: recentissima è l’uscita di Jurassic World, il sequel del celeberrimo Jurassic Park di Steven Spielberg, così come quella di Mad Max: Fury Road, della saga di Fast and Furious, giunto al suo settimo episodio, o dei prossimi Terminator Genisys o Point Break. Noti sono poi i film che hanno tratto la loro storia da libri o biografie di grandi personaggi della società contemporanea, come i due candidati agli ultimi premi Oscar La teoria del tutto e The Imitation Game, sintomo che l’originalità di scrittura sia finita nell’occhio del ciclone e si stia pian piano perdendo.

    È evidente che, nel grande mondo del cinema, le idee e gli autori in grado di fornire letture originali del mondo circostante ci siano ancora, ma la grande produzione sembra essere giunta al suo punto di saturazione, privata di storie originali e costretta ad attingere al vecchio panorama cinematografico o a proporre, a ripetizione, personaggi dei fumetti o di libri non trasposti. Sembra quindi che il mondo del cinema in genere sia entrato all’interno di un circolo vizioso in cui lo spettatore, come diceva Ferrario, viene attratto da estetica superficiale, tecnologia e frenesia, mentre i registi e gli sceneggiatori rincorrono una spasmodica richiesta di mercato non garantendo più un’importante fetta di qualità.

    Educare al cinema.
    Come uscire da questa rincorsa che sta, inevitabilmente, danneggiando la settima arte? Indubbiamente non è possibile proporre una ricetta risolutiva ma è assolutamente necessario che gli addetti ai lavori e gli spettatori ritornino a considerare il cinema, e la cultura in generale, come un’arte sociale, necessaria per l’accrescimento personale e per l’avvicinamento delle persone.

    È importante tornare a considerare il cinema come luogo di scambio, di incontro, di dibattito, come luogo sociale in cui progredire e imparare. E per fare questo è necessario insegnare alle nuove generazioni il reale significato del concetto di cinema, educarli allo scambio di opinioni e alla visione critica di ogni genere cinematografico, tornando a proporre, sempre più, contenuti che valgano la pena di essere discussi.

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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