22 September 2017
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    La famiglia Bélier, la voce della sordità

    La famiglia Bélier, la voce della sordità è stato modificato: 2015-05-10 di Alessia Telesca

    La famiglia Bélier: delicata commedia francese che racconta, con un disarmante umorismo, l’adolescenza e la difficoltosa comunicabilità familiare.

    Paula Bélier è una ragazza di sedici anni, dai biondi capelli, i maglioni larghi e l’animo puro e semplice. La sua particolarità e straordinarietà derivano dal complesso ruolo che le spetta in famiglia: infatti, oltre a essere figlia, scolara e aiutante di campagna, Paula è anche voce e interprete della famiglia perché i Bélier, genitori e fratello, sono sordomuti.
    Tra le bellissime valli della Normandia, i bancali di formaggio prodotti dall’azienda familiare e un amore sospirato tra i banchi di scuola, la voce di Paula viene notata dal professore di musica, che la iscrive a un concorso canoro che le consentirebbe di studiare nella grande e lontana Parigi.

    Famiglia immatura e ilare.
    La famiglia Bélier è una dolce e scoppiettante commedia francese, diretta da Eric Lartigau, in cui si rincorrono differenti temi, affrontati tutti con leggerezza e straordinaria ironia. Paula Bélier è un personaggio ben costruito, simile agli adolescenti di oggi ma marchiata da quella naturalezza di spirito dovuta la mondo agricolo che l’ha partorita e, al tempo stesso, molto più matura dei suoi contemporanei per il difficile compito che le spetta in casa, ruolo che, spesso, non le consente le spensieratezze della gioventù.

    Mamma e papà Bélier, ritratti volutamente sopra le righe, convivono in modo straordinario con la loro sordità, caratteristica che li rende speciali ma normali per gli altri, tanto da intraprendere una battaglia politica per le elezioni del paese che li porterà, giocosamente, ad abbattere i pregiudizi. La loro sordità diviene quasi una scusante per il loro carattere eccentrico e, talvolta, imbarazzante, tanto da sentirsi liberi di eccedere e andare fuori dai gangheri perché giustificati dalla loro diversità. Emblematica è la scena in cui la giovane Paula diviene finalmente donna grazie alle prime mestruazioni, evento sbandierato pubblicamente dalla mamma anche di fronte al ragazzo dei sogni di Paula che, infuriata e imbarazzata, ricorda ai genitori che l’essere sordi non giustifica ogni cosa.

    La voce di Paula.
    La sordità e la voce di Paula divengono i due filoni principali di narrazione, poiché proprio le capacità canore della giovane fungono da strumento per una rivoluzione esistenziale: la ragazza ha la possibilità di emergere come singola, e non come interprete della sua stramba famiglia, trasferirsi in città e diventare adulta. Questa prospettiva diviene l’incubo più grande per la famiglia Bélier, consapevole di non poter trattenere la giovane in casa per sempre, ma spaventata dall’idea di rimanere senza di lei. Tramite questo geniale espediente, il regista racchiude le molteplici paure dei due genitori: quella di veder volar via la loro bambina, sentimento ritratto come comune in tutte le famiglie, e quella di rimanere soli, consapevoli della loro immaturità nascosta dietro l’handicap fisico, in un mondo parlante, che loro non sono in grado di ascoltare, anche perché non si sono mai impegnati a farlo.

    Il fatto che l’elemento di fuga sia rappresentato proprio dalla voce di Paula diviene emblematico per i genitori poiché essi non sono in grado di sentire il talento della figlia, unendo così rabbia e frustrazione personale. La mamma arriva addirittura ad affermare di aver sperato, alla nascita, che la normalità uditiva della figlia, per loro straordinarietà, scomparisse con il tempo: una bambina non sorda sarebbe per loro stata diversa e quindi strana, incomprensibile non solo fisicamente ma anche emotivamente. Questo intreccio di emozioni e discussioni, arricchite da una reale animosità vocale della giovane protagonista, la brava Louane Emera, rendono la pellicola godibile grazie alle perle di ilarità e a una sensibilità davvero coinvolgente.

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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