28 April 2017
    grecia_referendum

    La Grecia ha detto no

    La Grecia ha detto no è stato modificato: 2016-01-26 di Silvia Pasquinelli

    Con il 61% dei “no” la Grecia rigetta le politiche di austerità imposte dalla Troika e forse si appresta a uscire dall’euro. Il Ministro Varoufakis si è dimesso.

    Il referendum indetto dal premier greco Tsipras per lasciare che sia il popolo a dire la sua, sulle misure da adottare per risanare il debito pubblico, si è concluso con un netto rifiuto. I greci hanno rifiutato le condizioni imposte finora da parte dei paesi creditori e dal Fondo Monetario Internazionale, ribadendo un ritorno alla sovranità popolare sulle proprie politiche economiche.

    Grecia fuori dall’euro?
    È la domanda che si pongono tutti oggi Europa. Se la Grecia intende ora mantenere o meno la moneta unica. Ma il quesito proposto dal referendum era in realtà l’accettazione o il rifiuto delle vecchie e nuove misure di austerity, che i paesi creditori dell’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto al paese ellenico dall’inizio della crisi fino ad oggi. La Grecia si è fortemente indebitata nei decenni scorsi a causa di spese e speculazioni accumulate dai vecchi governi che si sono succeduti negli anni nel Paese. Ma per ripagare il prestito con interessi di 1,6 miliardi di euro, la popolazione, soprattutto la classe media (lavoratori e pensionati) è stata costretta a soffrire pesanti misure anticrisi, da tassazioni elevate sulla casa a tagli e tasse sugli stipendi e sulle pensioni.

    Il forte indebitamento del Paese ha inoltre portato i vari governi a effettuare pesanti tagli alle spese soprattutto per la sanità, con la conseguenza che non solo sono aumentati i costi per accedere al servizio sanitario nazionale, lasciando molti strati della popolazione senza possibilità di accedere a cure ospedaliere, ma si sono drasticamente ridotti anche i rifornimenti di medicinali.

    Quanto conta la moneta.
    Ciò che più preoccupa i vari stati membri dell’UE, in particolare quelli con l’euro, è la possibilità che la Grecia possa ora apprestarsi ad uscire dalla moneta unica, indebolendo ulteriormente una valuta già divenuta poco competitiva a livello mondiale rispetto a dollaro e yen, per via della crisi economica e finanziaria. Il problema principale dell’euro è l’impossibilità per i paesi che lo utilizzano di poterlo stampare da sé. Il fatto che la moneta venga emessa dalla Banca Centrale Europea, un ente sovranazionale, rende all’apparenza gli stati dell’Unione uguali quanto a capacità economica, ma di fatto mette in evidenza le diseguaglianze tra le economie dei vari stati, soprattutto per un paese Paese come la Grecia, con un’economia basata principalmente sul settore terziario e sul turismo, non in grado di tenere il passo con una Germania forte a livello industriale e con un’economia solida.

    Il No della Grecia non è No all’euro.
    Il governo di Tsipras ha più volte sostenuto che il paese non ha intenzione di uscire dall’euro. Il significato del referendum sta nel far comprendere all’Europa, Germania in primis, che le trattative unilaterali dirette dai paesi creditori, non possono continuare come è stato fatto finora. Tsipras e Varoufakis, il ministro delle finanze greco, hanno aggiunto in seguito ai risultati del referendum, che ora anche Germania, Francia, Olanda e il resto dell’Unione dovranno prendere seriamente in considerazioni le condizioni poste dalla Grecia per la ristrutturazione del proprio debito. Subito dopo, Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni «per facilitare le trattative», con un post sul suo blog.

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    L’ex Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis (foto: newspedia.it)

    La reazione degli stati UE.
    Diverse sono state le reazioni dai paesi dell’Unione Europea, in molti casi contrastanti anche all’interno degli stessi. In Italia Renzi ha incontrato, nella giornata del 5 luglio, Angela Merkel, per fornire rassicurazioni sull’impegno italiano nel rispetto del piano di riforme concordato con l’UE, confermando per l’Italia una posizione opposta a quella espressa col referendum dall’elettorato greco. In Spagna invece i Podemos, il movimento più contrario alle politiche di austerità della Troika, hanno invece espresso solidarietà al popolo greco, nonostante il governo di Rajoy sottolinei l’importanza del rispetto delle regole di rientro dal debito da parte di tutti i paesi, facendo notare che ogni stato indebitato soffre le stesse misure anticrisi imposte alla Grecia finora.

    Ma sono i paesi del nord Europa a esprimere maggiore dissenso verso il risultato del referendum. Sia Juncker, presidente della Commissione Europea, che Germania, Francia e Olanda, hanno fatto pressione sul governo di Tsipras per spingerlo a ritirare il referendum e per tutta la scorsa settimana hanno fatto appello direttamente al popolo greco per sostenere l’importanza di votare sì. «Terrorismo psicologico» è stato definito da Tsipras e Varoufakis tale atteggiamento, nei confronti del popolo greco, oltre a definirlo un’ingerenza di altri paesi nelle politiche greche.

    La Germania e i rapporti con la Grecia.
    Mentre la cancelliera Merkel si è mostrata aperta a eventuali e nuove trattative, il ministro delle finanze tedesco Scheuble non è dello stesso avviso. Al contrario, ha sottolineato una rottura totale con il paese ellenico. La Germania è il paese che ha investito più fondi nel debito greco. Prima dell’inizio della crisi del 2008, la Greca aveva ricevuto un prestito di ben 300 miliardi da parte delle banche europee. Ma il sistema produttivo greco non è stato in gradi di ripagare i vari debiti né prima della crisi, né negli ultimi 8 anni. Ora la paura della Germania (ma anche per tutti gli altri stati creditori, Italia compresa), è che la Grecia possa rifiutarsi d’ora in poi di impegnarsi nel risanamento del debito dal momento che le casse delle banche greche rischiano di restare a secco, e che i fondi prestati non rientrino più nelle tasche dei creditori.

    Il popolo greco non può in ogni caso continuare a sostenere dure misure di austerity come fatto finora. Misure che oltre ad aver impoverito gravemente la popolazione, non favoriscono una ripresa economica del Paese. La disoccupazione continua infatti a rimanere oltre il 25% e in alcune regioni del Paese si ricorre ad aiuti umanitari anche per problemi di malnutrizione.

    Foto in copertina: toscananews24.it

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    Silvia Pasquinelli

    Laureata in lingue e linguistica e specializzata in editoria, ho lavorato per tre anni come educatrice nei campi estivi per ragazzi. Avendo studiato le lingue inglese, francese e tedesco, ho svolto tirocini nell'ambito dell'insegnamento. Appassionata di letteratura e scienza. Pratico tennis a livello amatoriale.

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