24 July 2017
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    La jihad online e gli attacchi di Anonymous

    La jihad online e gli attacchi di Anonymous è stato modificato: 2015-01-19 di Paolo Morelli

    Rubate oltre 1000 email e tracciati 900 account sui social. Ma gli hacker dell’Isis sembrano non aver ancora risposto.

    Esiste, su Internet, un servizio che si chiama Archive.org, il quale raccoglie in un enorme archivio tutti i siti web esistenti e, soprattutto, esistiti. Su Archive, infatti, si trovano siti web scomparsi perché chiusi o oscurati (salvo quelli oscurati dalle autorità). Una realtà utilissima per le inchieste giornalistiche – e non solo – che però potrebbe diventare un pericoloso boomerang per la battaglia di Anonymous nei confronti dei siti jihadisti. L’account ufficiale di #OpCharlieHebdo – l’operazione di cyber attacchi agli estremisti islamici condotta in risposta agli attentati di Parigi – ha twittato ad Archive.org (sbagliando account, peraltro) per segnalare la presenza di oltre 10mila documenti “di propaganda jihadista” ancora presenti negli archivi nonostante la lotta per l’oscuramento.

    I recenti “furti”.
    Dopo l’attacco a 73 siti di qualche giorno fa, infatti, Anonymous ha continuato nella propria operazione e l’account Twitter ufficiale di #OpCharlieHebdo è un rosario di #TangoDown, cioè comunicazioni di servizio che annunciano la messa offline “forzata” di un sito. Dopo qualche giorno di discussione sulla chat ufficiale, sono stati pubblicati su Twitter anche gli account sui social network legati agli affiliati jihadisti, tracciati e ordinati dagli Anonymous. Ci sono oltre 900 soggetti sospettati di avere forti legami con Al Qaeda o con l’Isis dei quali, pare, circa 200 sono stati sospesi. Inoltre, l’ultima operazione di grosso impatto mediatico riguarda il “furto” di oltre 1000 indirizzi e-mail riconducibili ad attivisti della jihad islamica che si occupano della propaganda e che potrebbero essere legati a corrispondenti cellule sul territorio. Gli indirizzi sono stati pubblicati su pastebin.

    Una lotta, per ora, a senso unico.
    Gli obiettivi di Anonymous però non si sono esauriti. Nonostante ora la chat sia piuttosto poco utilizzata, gli attacchi stanno continuando. Può darsi che la scarsità di accessi al canale sia dovuta alla pubblicazione su alcuni giornali di obiettivi primari, come il sito KavkazCenter, portale jihadista con sede in Cecenia, proprio nei giorni in cui la regione si sta “risvegliando” con l’obiettivo di protestare contro le vignette di Charlie Hebdo. Nel frattempo, si discute delle email rubate: cosa farne? Sicuramente potranno essere utili al tracciamento, sebbene gli hacker dell’Isis, presumibilmente, avranno già provveduto a cambiarle – qualora si tratti di email importanti. Lo scontro continua e ci si chiede come mai gli estremisti islamici non abbiano ancora risposto.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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