15 December 2017
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    La memoria è una pietra d’inciampo

    La memoria è una pietra d’inciampo è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Da Torino al Giorno della Memoria, le pietre d’inciampo sono una metafora che ci aiuta a capire se e come abbia ancora senso ricordare.

    La stessa strada che hai percorso ogni giorno, di colpo, sfoggia un tassello luccicante che prima non c’era. Ti incuriosisce, ti fermi e lo leggi. Ci sono nomi, date di nascita e date di morte. Si chiamano “pietre d’inciampo” e sono una creazione dell’artista tedesco Gunter Demnig, che a Torino ha installato, il 10 gennaio, la numero 50mila. Ricordano le ultime abitazioni liberamente scelte dai deportati della Seconda guerra mondiale, quelle case dove probabilmente sono stati arrestati, o dalle quali sono uscite, senza saperlo, per l’ultima volta.

    Camminare sulla Storia.
    Quella stessa strada percorsa così tante volte, 70 anni fa, è stata teatro di rapimenti e deportazioni, violazioni dei diritti umani con i quali, oggi, ci confrontiamo. Ma quanto ha ancora senso ricordare? Se passare di fianco a quei tasselli di ottone crea ancora un brivido sinistro, forse, il senso del ricordo esiste eccome. La memoria è ciò che distingue l’essere umano dagli animali, perché proprio dalla memoria l’uomo attinge per costruire la propria identità. E proprio alla memoria l’uomo porta nuovi contenuti, piccolissimi mattoncini che vanno a costruire l’immenso sapere umano. Ogni piccolo gesto, ogni parola, ogni sforzo per conservare qualcosa sarà utile a chi verrà dopo, per non ripetere gli stessi errori e per progredire. Se non c’è un punto di partenza, come si può camminare? Spostare – in avanti, si spera – quel punto di partenza, significa avvantaggiare i nostri successori, perché loro vadano ancora più avanti e, con loro (e con noi), il mondo intero.

    Errori ripetuti.
    Ecco, finché ci sarà qualcuno disposto a negare la storia, ci sarà il pericolo che la storia si ripeta, con gli stessi errori e gli stessi orrori. Il punto di partenza non deve essere portato indietro, ma – se non si può portare avanti – dev’essere almeno preservato lì dove sta, aspettando tempi migliori in cui qualcun altro lo farà avanzare. La nostra memoria deve essere un tassello di ottone incastonato in un marciapiede, perché tutti quelli che verranno dopo di noi possano conoscere cosa è accaduto prima. Il senso è, appunto, tramandare.

    Il senso della memoria.
    Tramandare per combattere l’odio e il razzismo, per continuare a costruire una comunità fondata su conoscenze condivise. Il Giorno della Memoria è un’occasione per ritrovarsi e capire se quella memoria esiste ancora, se l’abbiamo portata avanti o se, anche per colpa nostra, è tornata indietro. Non bisogna scadere nel vittimismo e nel pietismo, perché l’effetto che si ottiene è opposto, né vivere nel passato, perché questo va esattamente contro il concetto di cui abbiamo appena parlato. La retorica, che purtroppo c’è e ci sarà sempre, confonde. La memoria (e una ricorrenza come il Giorno della Memoria), invece, serve per andare avanti. Le pietre d’inciampo che incontriamo ogni giorno vanno superate, ma solo dopo averle osservate almeno una volta. Almeno una volta.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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