20 November 2017
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    La narrazione dell’odio

    La narrazione dell’odio è stato modificato: 2015-07-17 di Paolo Morelli

    Una percezione errata della questione immigrazione, cavalcata dalla politica, sfocia in azioni violente. Come accade nei pressi di Treviso.

    È difficile trovare motivazioni sensate per quanto sta accadendo, in questi giorni, a Quinto, comune a pochi passi da Treviso, dove diversi cittadini si sono ribellati all’assegnazione di alcune case a 101 profughi africani. Hanno saccheggiato alcune abitazioni destinate ai rifugiati e hanno dato alle fiamme una parte della refurtiva, Forza Nuova – che ha preso parte alla rivolta – ha requisito la rimanenza promettendo di «portare tutto ai veneti colpiti dalla tromba d’aria a Dolo e Mira». Quegli stessi veneti che sono stati aiutati da diversi migranti nel sistemare le proprie case devastate.

    Giustificare la violenza.
    Come è sacrosanto, chi si è macchiato di questi reati sarà ovviamente denunciato, ma ciò che sconvolge è la giustificazione politica che arriva per questi fatti. Il Governatore del Veneto, Luca Zaia, dice che i cittadini «hanno fatto bene». Le ragioni addotte dai rivoltosi sono tutte sul solito livello del «non sono razzista, ma…», dove, in sostanza, si dice che questi profughi (forse) devono essere accolti, sì, ma non in quelle palazzine. Già, perché i cittadini – quelli bravi – che hanno pagato il mutuo e hanno comprato delle case lì, vedrebbero quindi i loro immobili svalutati (sic!) con l’arrivo dei migranti. E inoltre sarebbe pericoloso, perché ci sono dei bambini, e gli africani non fanno niente tutto il giorno e, si sa, chi non fa niente tutto il giorno poi trova modi poco leciti per occupare il tempo. A questo punto bisognerebbe preoccuparsi dei disoccupati italiani, che sono un numero considerevole e, non facendo niente tutto il giorno, potrebbero commettere chissà quali nefandezze.

    Percezione errata.
    La narrazione di cui sono vittima queste persone è frutto di un ben più ampio meccanismo tossico, che inonda la vita quotidiana di cliché. Gli africani che portano violenza (ma qui, come a Tor Sapienza, a commettere violenza sono stati i bravi italiani), le cooperative che lucrano sull’accoglienza (dopo Mafia Capitale, tutte le cooperative di colpo sembrano diventate mafiose) e la sinistra che riempie l’Italia di africani. Se un presidente di regione riesce a dire «ci stanno africanizzando» (sempre Zaia), egli, insieme alle altre sue frasi, contribuisce a legittimare la violenza. Una violenza dalla quale i cittadini vorrebbero tutelarsi, ma che finiscono per commettere, dando la colpa di quelle azioni a chi li governa. Invece non vanno legittimati, vanno condannati.

    Non solo, Zaia mente, lui come tutti quelli che dicono le stesse cose. La percezione dell’invasione è fasulla, creata dalla politica e fomentata dai media. Secondo l’UNHCR (che non è un partito), fino alla fine del 2014 era la Turchia lo stato che aveva accolto il maggior numero di profughi al mondo. Insieme a Pakistan e Libano ne raccoglie il 30% su scala mondiale. Tra i primi dieci Paesi che ospitano rifugiati l’Italia non c’è, e i primi dieci ne accolgono, in totale, il 57% del mondo, quindi quasi 35 milioni. Negli ultimi 5 anni, sono scoppiati o si sono riaccesi 15 conflitti bellici nel globo, che hanno portato a un vero e proprio esodo. Ma l’Italia, in tutto questo, gioca un ruolo marginale. Lo dicono i numeri.

    Guerra senza soluzioni.
    Forse, nel caso di Quinto, la Prefettura e i proprietari delle abitazioni hanno sbagliato le modalità, ma questi migranti bisognerà pur sistemarli da qualche parte. L’ipocrisia del dire «ospitiamoli, ma non qui» fa parte di quella narrazione tossica che non sa affrontare i problemi, sa solo sfruttarli per le campagne elettorali. La politica che attacca l’accoglienza non offre soluzioni, inganna ancora i cittadini che si sentono “invasi” e “in pericolo”. Come se fossimo in guerra. Anzi, secondo il solito Zaia «siamo in guerra», e allora siccome siamo in guerra legittimiamo azioni violente. Ma in guerra contro chi? Contro cosa? Quelli davvero in guerra non siamo noi, anche se a molti, stando a certe dichiarazioni, piacerebbe che lo fossimo sul serio.

    Quelli di Valigia Blu, uno dei fari più luminosi nell’informazione italiana, hanno realizzato un lavoro meraviglioso, che mette i dati al proprio posto e riporta le cose alla giusta dimensione. Andrebbe portato nelle scuole, perché l’ignoranza cavalcata dalla politica si combatte soltanto con la cultura e con l’educazione. E sì, anche con l’informazione. Leggetelo, ne vale la pena.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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