25 April 2017
    OpCharliHebdo_Anonymous_Isis

    La nuova guerra si combatte sul web

    La nuova guerra si combatte sul web è stato modificato: 2015-01-15 di Redazione

    73 siti web jihadisti mandati offline da Anonymous, che ha dichiarato “guerra” all’Isis, avviando l’operazione chiamata #OpCharlieHebdo.

    Dopo gli attentati di Parigi, il gruppo di hacktivisti Anonymous ha “dichiarato guerra” all’Isis, e stamattina l’organizzazione ha annunciato su Twitter di aver mandato offline ben 73 siti jihadisti. Sui forum di discussione utilizzati dagli hacker già noti per diversi attacchi a multinazionali e governi, si sta discutendo della strategia migliore per colpire il terrorismo, portando avanti, nel frattempo, una enorme operazione di tracciamento dei siti web che fanno propaganda per il terrorismo islamico, cercando di trovarne i proprietari. Oltre a “tirare giù” un sito, infatti, vengono raccolte informazioni relative al proprietario e alla posizione geografica in cui si trova, recuperando eventuali collegamenti ad altri siti e persone.

    Le informazioni trovate, da quanto dicono gli hacker, saranno poi fatte avere alle forze dell’ordine. L’operazione è stata chiamata #OpCharlieHebdo, ed è stata descritta da un video diffuso dagli Anonymous nel quale si annuncia una vera e propria rappresaglia ai danni delle forze estremiste come Isis e Al Qaeda. Il primo sito “cadere” è stato ansar-alhaqq.net, sito jihadista francese. Gli attacchi, però, sono giunti al quinto giorno.

    I cyber attacchi dell’Isis.
    Anche gli jihadisti, però, hanno competenze notevoli in questo ambito, e giusto tre giorni fa si sono “divertiti” a violare l’account Twitter del Comando Centrale USA, pubblicando un messaggio tra l’ironico e il minaccioso. La firma, “CyberCaliphate”, riconduce immediatamente alle forze dell’Isis, sebbene non esistano ancora conferme né rivendicazioni. Già in passato, con l’esercito siriano, abbiamo assistito ad avventure “cyber” degli estremisti islamici, che non sono soltanto turbante e kalashnikov. Viste le premesse, è possibile che il nuovo conflitto si combatterà sul web. Le cose, però, sono più complesse di così.

    Smentite e fake.
    In realtà, il Central Command USA si è affrettato a spiegare che l’attacco non è opera dell’Isis, ma si tratta di uno scherzo. Le caratteristiche degli account rintracciati dall’intelligence statunitense fanno pensare a una falsa pista, sebbene esistano fonti che dicono l’esatto opposto. La posizione ufficiale del comando potrebbe essere una copertura che nasconde scenari ben peggiori di una semplice bravata. Lo scontro tra Anonymous e Isis, intanto, è iniziato. In questi giorni si rincorrono anche molti fake in cerca di visibilità, come i creatori di un presunto secondo video contro gli attentatori di Charlie Hebdo, subito sconfessato dagli Anonymous e rimosso da YouTube nel giro di poco tempo.

    Gli obiettivi e la strategia.
    Esiste un elenco di possibili obiettivi che si può trovare facilmente nella chat di Anonymous. Si tratta di siti web che fanno propaganda per Al Qaeda e la jihad in generale, distribuiti tra Siria e Cecenia. Ci sono anche liste di account Twitter che fanno propaganda, oltre a segnalazioni di utenti su Facebook e su Google+. Chi vuole collaborare a #OpCharlieHebdo deve seguire istruzioni precise e raccogliere informazioni dettagliate per il tracciamento dei proprietari, oltre naturalmente a proteggere se stesso, chi sgarra è fuori.

    Il rischio per chi lo fa è di essere tracciato – perciò non è il caso di improvvisarsi hacker da un momento all’altro –, ma l’operazione più importante, condotta dai veri hacker, è quella di scovare i proprietari. La popolarità di queste chat, raggiunta dopo l’annuncio di “guerra all’Isis”, ha reso il canale piuttosto caotico. Molti si improvvisano e cercano di unirsi all’ondata di cyber attacchi sull’onda dell’entusiasmo, senza avere competenze adatte. Per questo gli obiettivi sono ben precisi e le operazioni da svolgere richiedono competenze molto elevante per l’utente medio del web. L’impressione, però, è che gli informatici dell’Isis siano meno sprovveduti di quanto si pensi, gli Anonymous si muovono con cautela. La cosa più probabile, al momento, è che lo scontro duri parecchio.

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    Redazione

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