24 April 2017
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    La nuova vita di Enrico Letta

    La nuova vita di Enrico Letta è stato modificato: 2015-05-15 di Federico Sanna

    Ieri, 14 maggio, Enrico Letta ha presentato il suo libro “Andare insieme, andare lontano” al Salone del Libro di Torino. Un libro che intende offrire un punto di vista diverso e libero sull’attualità.

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    L’esperienza a Palazzo Chigi di Enrico Letta è stata relativamente breve: il 24 aprile del 2013 riceve l’incarico di governo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e già il 14 febbraio 2014 è costretto alle dimissioni dal voto di sfiducia sostenuto dalla Direzione Nazionale del Partito Democratico. Dopo un anno di silenzio, Enrico Letta riacquista visibilità con la pubblicazione del libro Andare insieme, andare lontano e con la decisione di interrompere il mandato parlamentare per dedicarsi alla politica dal punto di vista della pedagogia. Dirigerà infatti la Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi. Non è un abbandono della politica, ma un fare politica da una posizione diversa.

    Andare insieme, andare lontano.
    Andare insieme, andare lontano, raccontato dall’autore al Salone del Libro con la mediazione del giornalista Stefano Folli (La Repubblica), non rappresenta soltanto il resoconto dell’anno di governo, ma un’elaborazione di più ampio respiro. Dal racconto degli episodi si possono trarre spunti di riflessione e proporre una chiave di lettura differente. Il punto focale diventa l’attenzione per i temi importanti come L’Europa e l’emergenza immigrazione. Non manca la polemica con l’attualità della politica italiana. Criticando il valore dell’hashtag, Enrico Letta provoca: «Ho coniato un ossimoro che vuole essere un inno al libro e ai libri: questa è la stagione degli hashtag e io vorrei lanciare l’hashtag #unlibroèmegliodiunhashtag. Questo è un momento di grandi cambiamenti in cui gli hashtag non sono sufficienti».

    La sfida europea.
    Questo è un momento storico in cui l’Europa ha bisogno di restare unita, di raccogliersi attorno ai valori europei, di trovare una direzione comune. L’Europa, di fronte alla tendenza al dominio di nuove superpotenze come Cina, India e Brasile e alla presenza delle vecchie, non può permettersi la frammentarietà e la dispersione perché rischia di diventare una realtà marginale e passiva, di perdere la possibilità di «sedersi al tavolo delle potenze mondiali e contribuire a stabilire le regole». Enrico Letta insiste sul rapporto tra prodotto e territorio, un concetto tipicamente europeo incompreso dal resto del mondo. Il legame con il territorio è un valore su cui l’Europa dovrà puntare nel futuro.

    L’Europa ha anche la responsabilità di rispettare e onorare i valori europei in ogni occasione. Si deve dare rilievo al problema dell’immigrazione, amplificato dallo scoppio dei conflitti in Siria e in Libia, e recuperare una dimensione di solidarietà condivisa nei confronti dei profughi. Ambiguo l’esito dell’operazione Mare Nostrum, di cui non si sono comprese al meglio le potenzialità e si è infine rivelato un parziale fallimento. La critica all’Europa parte dalla decisione di Francia e Gran Bretagna di rovesciare la dittatura di Gheddafi in Libia nel 2011, un intervento militare che non ha avuto una progettualità nel lungo termine e ha provocato l’instabilità e il caos di oggi.

    L’Italia.
    Se l’Europa è il punto di arrivo, l’Italia è il punto di partenza: «L’Italia era grande quando il mondo era piccolo», sostiene Enrico Letta, evidenziando come la direzione non possa che essere europeista, nonostante la politica interna sia la base di lancio. Il libro non va inteso come critica al governo attuale e fastidio decostruttivo. È piuttosto l’esposizione di un punto di vista differente, come definito da Letta, in grado di spostare l’attenzione sulle problematiche fondamentali e stimolare le idee. Nasce quindi un confronto sui risultati elettorali del 2013 e sull’ascesa a sorpresa del Movimento Cinque Stelle, sulla relazione tra internet e informazione, sui cambiamenti che stanno stravolgendo la natura del Partito Democratico e sull’operato del governo di Matteo Renzi.

    Enrico Letta conclude con un auspicio, una speranza: «Ci fidiamo troppo del fatto che il nostro Paese se la cava sempre, ma dovremmo organizzarci per fare il meglio rispetto alle sfide che ci aspettano nel futuro». Il paragone calcistico è il goal di Gianni Rivera a Città del Messico nel 1970. Il goal alla Germania è arrivato all’ultimo minuto, dopo una partita rocambolesca e difficile. Il pensiero che dobbiamo abbandonare è quello del “tanto alla fine ce la caviamo” e puntare di più sull’organizzazione e sulle proposte. La partita o la situazione rocambolesca si possono risolvere solo così, con un’attenta e lungimirante pianificazione.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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