20 November 2017
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    La Pasqua che si ripete nel mondo, e nella storia

    La Pasqua che si ripete nel mondo, e nella storia è stato modificato: 2015-04-06 di Redazione

    Viaggio in alcune religioni del mondo attraverso il concetto di Pasqua, una “universale culturale”.

    La Pasqua celebra la resurrezione di Gesù, avvenuta il terzo giorno dopo la sua morte in croce. La data varia in base ai cicli lunari: la festività cade sempre la prima domenica dopo la luna nuova di inizio primavera. Molte delle festività religiose che siamo soliti celebrare sono composte da quelle che sono definite sopravvivenze, ossia particolari di alcuni riti di culture diverse, a volte ormai scomparse, arrivate sino a noi grazie al contatto tra le popolazioni.

    La Pasqua delle sopravvivenze religiose.
    Il percorso di creazione di una cultura è influenzato dal contatto tra esseri umani e questo comporta l’assimilazione, per la maggior parte inconscia, di alcuni stili di vita, modi di pensare e stili folkloristici. Ciò succede anche con le festività religiose.

    Le sopravvivenze sono dei concetti di culture passate che ritroviamo nella nostra e che entrano a far parte del nostro stile di vita. Proprio perché succede inconsciamente non ci rendiamo subito conto di quanto sia forte l’influenza delle culture “altre” e solo tramite un lavoro di analisi e comparazione si può notare quante e quali somiglianze esistano. Il concetto di resurrezione è un caso specifico di sopravvivenza culturale, così insito nella nostra cultura che è giunto sino a noi.

    La resurrezione nel Mondo.
    La resurrezione, ossia il ritorno alla vita dopo la morte, è un universale culturale, dato che lo ritroviamo in tutte le culture religiose del globo. Ne esistono di diversi tipi, da quella che vede fisicamente il morto riprendere vita a quella che descrive il viaggio dell’anima da un corpo all’altro, ossia la reincarnazione.

    L’atto della vita che ritorna dopo aver passato il limite della morte ha sempre il nome di resurrezione. Questa prende diverse sfumature a seconda della religione nella quale viene interpretata. La credenza della resurrezione è così profonda nell’animo umano che la troviamo per la prima volta nello spiritismo, una delle prime correnti religiose. Lo spiritismo affermava che in ogni essere vivente ci fosse una sorta di energia, appunto lo spirito, che aveva la possibilità di influenzare quello che aveva intorno.

    Bisogna fare molta attenzione a non confondere questa corrente religiosa con la corrente filosofica definita sempre spiritismo, nata in Francia nel 1857, che ricercava il contatto con gli spiriti dei morti. Il ritorno alla vita si trova in moltissimi culti, ma non dobbiamo dimenticare che il ritorno a vivere corrisponde al mantenimento della vita e alla creazione di una nuova vita.

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    I Castelli Romani e il Ponte di Ariccia, che sovrasta l’antico bosco, dove sorge il Tempio di Diana (foto: friedrichmaier.de).

    La resurrezione cristiana e il culto del re sacerdote.
    Episodio centrale che rappresenta il cardine della festività pasquale è la resurrezione, presente in molti culti e miti del mondo. Si tratta di una universale culturale perché essa è una sopravvivenza (nel concetto spiegato in precedenza, ndr) e si nota l’influenza del concetto di resurrezione anche in un importante testo, che descrive un culto molto più antico del Cristianesimo, che si intitola Il Ramo D’Oro.

    Il libro, scritto da James Frazer, descrive un rito che si sviluppava nei pressi di Ariccia, vicino Roma. Il testo descrive di come uno schiavo fuggitivo doveva combattere e uccidere il re sacerdote del bosco di Ariccia, per prenderne il posto e continuare a mantenere fertile il territorio tramite rapporti sessuali con la dea Diana. È interessante notare come e quanto siano presenti alcune analogie con la credenza della religione cristiana legata alla Pasqua.

    Inizialmente si nota la somiglianza tra la figura del re sacerdote e quella di Gesù; entrambi preposti per un compito per il quale non erano pronti ma che comunque porteranno a termine. In secondo luogo, ritroviamo il tema dell’omicidio. Da una parte per crocifissione e dall’altra per combattimento. In entrambi i casi è possibile notare la somiglianza negli scopi ultimi di tale azione, la quale descrive il desiderio del ritorno alle origini e del controllo. In ultimo abbiamo il ritorno, la resurrezione di entrambi i personaggi. Infatti dopo il rito dell’omicidio il re sacerdote rinasce nell’uccisore e la figura di Gesù rinasce nella mente dei fedeli come atto di fede. Non si tratta di rinascita biologica, ma di rinascita concettuale, religiosa, di cuore.

    Non resurrezione biologica, ma mentale.
    Quello che vogliono insegnare la Pasqua e tutte le feste che portano al proprio interno la resurrezione è che la rinascita non deve essere intesa dal punto di vista biologico, ma dal punto di vista mentale, quasi irrazionale. Non rinasce il corpo ma rinasce l’idea, il ricordo. La resurrezione cristiana ha in sé un chiaro messaggio, che dice che la rinascita non è necessariamente una rinascita fisica, un tornare integri per ricominciare a vivere. È il ritorno di un’idea, di una strada che le persone hanno dimenticato di percorrere e questo è presente in molte altre parti del mondo.

    L’antico Egitto presenta un’idea simile di resurrezione. Il dio Osiride, ucciso dal fratello Seth, venne resuscitato dalla moglie Iside ed eletto a giudice dei morti. Qui ritorna la figura di colui che viene ucciso e riportato in vita per compiere una missione per la quale non era pronto quando ancora camminava tra i viventi. E anche qui lo scopo di questa azione è rafforzare un’idea: quella della fugacità della vita. Nell’antico Egitto, solo la morte era veramente duratura e l’unico modo per godere dei benefici del paradiso era quello di ricordare ai viventi che Osiride, morto e risorto, li avrebbe giudicati a seconda del loro comportamento in vita.

    Mauro Cerni

    Foto in copertina: consolata.org

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