19 August 2017
    2 Marc Giloux

    La performance per l’arte a tutto tondo

    La performance per l’arte a tutto tondo è stato modificato: 2015-03-03 di Davide Gambaretto

    Dal 28 al 30 novembre Torino è stata teatro del tpa – torinoPERFORMANCEART festival, progetto curato da Manuela Macco e Guido Salvini, giunto alla sua terza edizione.

    La performance art non ha mai riscosso grandi consensi in Italia, relegata principalmente a spettacolino collaterale – a parte qualche caso isolato – durante eventi di varia natura. Quando nel 2012, forte di molte partecipazioni a festival performativi esteri, Manuela Macco ha deciso di provare a introdurre a Torino un format simile, ha dovuto confrontarsi con un’indifferenza generale per questo tipo di espressione artistica. Da questo suo desiderio e dai suoi sforzi, però, è nato il tpa – torinoPERFORMANCEART festival, giunto quest’anno alla sua terza edizione.

    Il festival.
    L’edizione 2014 continua con l’idea che ha animato il tpa fin dalle sue origini: costruire uno spazio per promuovere e diffondere la performance art contemporanea in tutte le sue forme. Parallelamente il festival promuove anche una serie di incontri e tavole rotonde volte ad approfondire il ruolo, l’estetica e gli aspetti della performance nel panorama artistico internazionale, cercando uno scambio tra artisti e pubblico. Inoltre, quest’anno si è visto un ampliamento della sezione dedicata alla video performance, curata da Guido Salvini, entrato in maniera permanente nell’organizzazione del tpa come co-direttore. Durante questa tre giorni artistica abbiamo potuto assistere alle forme più disparate di performance art, inaugurate nella serata di venerdì 28 novembre dalla delicata poetica di Zhou Bin, artista cinese già in Italia per eseguire una performance al MAXXI di Roma e che, avendo sentito parlare del tpa, ha domandato di potervi partecipare. In questo senso, il “circuito” internazionale dei performer artists funziona meglio di quello italiano, con gli artisti che si scambiano insight e propongono ai colleghi eventi ai quali hanno partecipato in precedenza.

    Divise tra l’Atelier Giorgi, il Bin11 e il Green Box – tutti spazi in zona San Salvario – le performance degli artisti intervenuti (tra cui ricordiamo Marc Giloux, Maya Quattropani, Irene Paccini, Francesca Arri, Carlos Tejo, Cinzia Ceccarelli e Soufia Bensaid) si sono alternate ai lavori della sezione video, intrattenendo un pubblico variegato e abbastanza numeroso.

    L’aspetto encomiabile di questo progetto è il fatto che, per ben tre anni, il tpa sia stato organizzato e si sia mantenuto solo attraverso gli sforzi e le risorse di fondatori e volontari, oltre alle offerte del pubblico. Nonostante gli organizzatori abbiano aspettato fino all’ultimo per i fondi CRT, in modo da cercare di far crescere il festival, si sono ritrovati ancora una volta, purtroppo, a dover contare solo sulle loro forze.

    "History" di Zhou Bin (Cina)

    “History” di Zhou Bin (Cina)

    Il tpa come luogo di scambio.
    «In un periodo in cui ero demoralizzata dal panorama artistico italiano e non capivo se e come continuare, la partecipazione al tpa mi ha dato nuova energia. Sapere di essere apprezzata, un mio video era stata accettato al festival, mi ha fatto venir voglia di esplorare ancora questa forma espressiva. Si può dire che in questi tre anni, in cui ho avuto la fortuna di partecipare al tpa con i miei lavori, io sia cresciuta assieme al festival».

    Annaclara di Biase, artista che partecipa alla sezione video performance, ci racconta questo breve aneddoto che pare davvero emblematico del lavoro che stanno svolgendo Manuela Macco e Guido Salvini. Un progetto che, in questo momento particolare della sua crescita, riesce a fare della sua debolezza una forza, con i volontari coinvolti che concorrono a creare un’atmosfera informale e gioviale, permettendo uno scambio umano tra artisti italiani e internazionali poco attuabile nell’ambito eventi più grandi e strutturati.

    Diversificare l’offerta artistica.
    All’indomani della chiusura della Contemporary Art Week torinese abbiamo scritto che, qualora Torino volesse tornare a diventare un punto di riferimento per l’arte contemporanea, dovrebbe investire tempo e risorse non solo nei grandi eventi, ma anche in quelli “sperimentali” – termine caro alle arti visive contemporanee – che diversificano e ampliano l’offerta al pubblico, proponendo qualcosa di nuovo.

    Fiere e mostre non bastano, servono festival ed eventi partecipati, atti a coinvolgere i visitatori e a farli affezionare. Il tpa è proprio uno di questi eventi che – sebbene da tre anni proponga un progetto davvero ben organizzato – deve continuare farlo senza percepire nessun tipo di fondo o aiuto economico dalla città di Torino. Al di là del gusto di ciascuno e di come ci si ponga intellettualmente nei confronti del medium-performance, il tpa è uno di quegli appuntamenti sui quali bisognerebbe provare a investire per tornare a dare al capoluogo piemontese una dimensione artistica davvero a tutto tondo.

    Tutte le foto sono di Guido Salvini. In copertina: “Dutchlord” di Marc Giloux (Francia).

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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