23 November 2017
    Pier_Paolo_Pasolini

    La pietà di Pier Paolo Pasolini

    La pietà di Pier Paolo Pasolini è stato modificato: 2015-06-05 di Davide Gambaretto

    Nelle ultime settimane, Roma è stata invasa da decine di manifesti, raffiguranti una pietà laica che ha per protagonista Pier Paolo Pasolini. L’autore è il francese Ernest Pignon-Ernest, ma non è l’unico artista che ha voluto omaggiare l’intellettuale “romano” attraverso la street art.

    Pasolini_Pieta_RomaVerso la fine di maggio, sui muri di Roma hanno iniziato a comparire una serie di opere di street art, di grande impatto, dedicate alla figura di Pier Paolo Pasolini. Una pietà laica, cruda, scarna, in cui lo scrittore e regista di nascita bolognese, ma adozione romana, tiene fra le braccia il proprio corpo senza vita. Un Pasolini “doppio”, vivo e morente, colto nell’istante di massima autocontemplazione, in cui si dispiega davanti a noi, in tutta la sua forza e, contemporaneamente, in tutta la sua fragilità. I rimandi pittorici dell’opera sono evidenti, soprattutto nella posa del Pasolini morente, col braccio a penzoloni: ovvi precedenti come la “Pietà vaticana” michelangiolesca e la “Deposizione” caravaggesca, fino a un richiamo a “La morte di Marat” di Jacques-Louis David. Inizialmente il nome dell’autore di questi interventi era avvolto nel mistero e le opere hanno fatto parlare di sé principalmente attraverso i social, le foto, gli avvistamenti anonimi. Da via Porta Portese, a Vicolo del Moro, fino a Piazza San Callisto: la stessa immagine ripetuta che ha conquistato, pian piano, gli angoli della città e l’attenzione della gente (e che ha provocato le reazioni più disparate, tra cui la richiesta di rimuovere immediatamente tutti i poster). La cifra stilistica, però, è ovvia è il nome dell’autore non ha tardato ad arrivare.

    Trattasi di Ernest Pignon-Ernest, artista francese che aveva già rappresentato Pasolini nel 1980 a Certaldo (la patria di Boccaccio): l’icona di un martire, appeso a testa in giù e ridotto quasi a uno scheletro. Anche a Napoli, Pignon-Ernest dedicò parte di un suo intervento a Pasolini, in una rappresentazione in cui un Davide regge con una mano la testa di Golia e con l’altra quella di PPP. D’altra parte l’artista francese non ha mai fatto segreto di ritenere Pasolini una guida artistica e spirituale, raccontando come ne condividesse «il carattere del suo impegno, il rapporto con il corpo, la scelta dei pittori che lo affascinavano e il modo in cui parlava del presente».

    L’artista.
    Pignon-Ernest (Nizza, classe 1942) non è semplicemente uno street artist. Con un passato Fluxus e, soprattutto, Situazionista, parlare di street art per l’artista francese è estremamente riduttivo. I suoi lavori – principalmente realizzati sotto forma di poster – sono pensati per interagire con i contesti urbani nel quale si presentano, così come con le memorie e i simboli locali rappresentano. Le sue sono riflessioni sulle zone buie della storia e della nostra società, che servono a riattivare e a esacerbare il potenziale suggestivo dei luoghi e del momento in cui vengono creati. Sono riflessioni che lui si permette servendosi dei personaggi del quotidiano, di figure della tradizione dall’impatto devastante, inquiete e piene di interrogativi, maitre à penser (Artaud, Rimbaud, Majakovskij e, appunto, Pasolini) e fantasmi della storia. La sua è arte pregna di riferimenti etici e intrisa di giustizia; la città è vista cone un atelier aperto, che fornisce stimoli e riferimenti. Caratteristiche che possiamo ritrovare in tutti i suoi lavori fin dagli esordi, quando nel 1966, nel Plateau d’Albion, rappresentò la silhouette di ciò che restava di una vittima di Hiroshima, riflettendo, così, sui pericoli del nucleare.

    Non solo Pignon-Ernest.
    Pasolini_Nicola_Verlato_HostiaPasolini è stato oggetto di molti murales e opere di street art negli ultimi anni (da Mr. Klevra a Maupal), lungi da noi, però, il voler fare uno sterile elenco. Interessante, in ogni caso, evidenziare uno degli ultimi interventi in memoria di PPP, presentato a Roma appena lo scorso aprile: il magnifico tributo a opera dell’artista Nicola Verlato, realizzato con il supporto di M.U.Ro. – Museo di Urban Art di Roma. Intitolato “Hostia”, il murale è stato subito ribattezzato “La Cappella Sistina di Torpignattara” – con i suoi dieci metri di altezza per quasi sei di larghezza oltre che con i suoi immediati rimandi manieristi – racconta “biblicamente” gli ultimi istanti di vita di Pasolini, un mistero sul quale, ancora oggi, non si è fatta luce completa. Non ci sono colori in questo lavoro di Verlato – che qui, per la prima volta, si confronta con la street art e con la pittura muraria – e proprio questa decisione permette alla composizione di risaltare architettonicamente: un bassorilievo indissolubilmente legato al muro stesso.

    «Questo lavoro rappresenta la discesa del corpo di Pasolini al momento della sua morte – ha spiegato Verlato – In alto si vede la figura del presunto assassino del regista, Pelosi, e due giornalisti che lo intervistano. Pasolini precipita verso un luogo allegorico, una sorta di isoletta in cui trova se stesso bambino seduto sulle ginocchia della madre cui dedica i suoi primi versi, mentre si rivolge a Petrarca, suo mentore ideale a quel tempo, e a Erza Pound». Proprio la scelta di Pound è qui molto interessante: un artista lontano da Pasolini, ma a cui si era avvicinato nei suoi discorsi sulla poesie e con cui condivideva l’essere stato respinto dalla modernità. Nell’idea di Verlato, poi, «la scena dipinta si svolge all’interno di uno spazio che sarebbe, in una visione ideale, un mausoleo che vorrei costruire a Ostia. Questo lavoro è solo uno dei vari step progressivi verso i miei obiettivi utopici, tra cui una mostra dedicata a Pasolini che spero di fare a Roma il prossimo novembre». Tutte queste opere “popolari” ci raccontano del segno indelebile lasciato dall’ingombrante figura, molte volte polarizzata, dell’intellettuale “romano”, assurto ormai definitivamente a ruolo di simbolo, con tutte le conseguenze, positive e negative, che ne conseguono.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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