25 February 2017
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    La rinascita del rione Sanità: “Segni e sogni di speranza”

    La rinascita del rione Sanità: “Segni e sogni di speranza” è stato modificato: 2015-08-04 di Francesca Perna

    «Chi ama la Sanità ci resta. Qui è davvero Napoli, tremendum fascinas…Qui una sottile magia ti trattiene, affatturato, qui la gente bellissima e orgogliosa, ti discopre inattese tenerezze, così che, in fondo, ti spiacerebbe andartene. Qui potresti scrivere una storia, in bilico tra l’umile e il sublime, che forse nessuno leggerà, ma ti potrà accadere la ventura di essere capito, e t’ameranno».
    (da www.catacombedinapoli.it)

    Collina di Capodimonte, quartiere Stella: centro storico di Napoli.
    Di solito si usa partire dall’inizio, dalla storia e dalle origini di un quartiere, ma stavolta si fa un’eccezione, si parte dall’oggi, perché il rione Sanità è diventato una meravigliosa eccezione alla regola. E la regola per i quartieri “popolari” di Napoli è degrado ed emarginazione sociale, ma questa volta è diverso perché il rione sembra voler ritornare ai primordi, quando nel XIX secolo era collegato vivamente al centro della città. Poi, con la costruzione del ponte nel 1806, il quartiere perde il suo passaggio e viene abbandonato a se stesso e agli episodi di microcriminalità. Da qui si vuole ripartire, dalla voglia di rivincita per chi lo vive e per chi ama Napoli, per i pregiudizi e le false credenze che le zone storiche della città si portano dietro ma che questo quartiere ha finalmente mistificato.

    La storia siamo noi.
    Paranza nella cucina napoletana vuol dire un bel piatto di pesce fritto misto, ma nel gergo comune si usa indicare anche come il nome di  un gruppo di amici, che si vogliono “assai bene”, che si uniscono per divertirsi insieme e formano una bella “paranza” di gente. La paranza è diventato da qualche anno a questa parte anche il nome di un pezzo di società bello, puro e maturo con il quale i giovani del rione hanno formato una cooperativa sociale, grazie a un manager di eccezione, Don Antonio Loffredo, parroco della basilica di S.Maria della Sanità.

    La loro storia è semplice ma meravigliosa: insieme a don Antonio puliscono e curano le catacombe di San Gaudioso accessibili dalla chiesa annessa; non contenti, nel 2009 spingono verso la svolta quando riescono ad ottenere dalla Santa Sede la nomina di  Don Antonio a direttore di tutte le catacombe di Napoli; il cardinale di Napoli Sepe lo nomina Rettore della Basilica di San Gennaro e in più la vittoria di un finanziamento di 300.000 euro al concorso bandito dalla  Fondazione per il Sud sull’Arte e risvolti socio – culturali di un quartiere. A distanza di quasi dieci anni una paranza di giovani ha dato vita a una fondazione di piccoli grandi professionisti, che gestisce il cuore sacro di Napoli. Il rione Sanità accoglie 60.000 turisti l’anno che riscoprono il sottosuolo magico di Napoli e ora si aggiunge anche la passeggiata del Miglio sacro: un giro turistico dal Duomo al rione, passando per luoghi, case, colori e amore, tanto amore quanto grande è la bellezza degli uomini, dell’arte e del lavoro messi insieme.

    Turismo come opportunità per la cultura.
    Visite guidate, percorsi serali sono il pane quotidiano che l’organizzazione offre nei sotterranei più suggestivi della città; le catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo da qualche anno sono meta prediletta non solo dai turisti ma sopratutto dai napoletani che passo dopo passo stanno conoscendo le loro magnifiche origini.

    E così che inizia, di nuovo, la storia della Sanità, con i suoi giovani e i loro turisti, forestieri e non, dispersi tra le catacombe e la basilica di San Gennaro, il cimitero delle Fontanelle, la basilica di Santa Maria la Sanità, e il rione, quello nuovo, riqualificato: uno studio di registrazione, “la casa dei cristallini”, una casa di accoglienza per mamme e bambini, un laboratorio artigianale per la lavorazione del ferro, un laboratorio teatrale e le note della Sanità Ensemble, la piccola orchestra dei bambini del rione. Di certo tutto questo non sarebbe stato mai possibile senza tanti anni di duro lavoro, di raccolta fondi e del sostegno de L’altra Napoli, l’associazione costituita da giornalisti, architetti, professori e tante altre professionalità che sono riusciti con i loro finanziamenti e il loro impegno a riqualificare arte e storia nel rione.

    Le vie dell’arte sono infinite.
    E poi c’è il cinema con le sue storie. La storia del principe Antonio de Curtis, un principe nobile nel cuore e nell’anima che nasce qui e diventerà la maschera più popolare della commedia dell’arte e l’immensa filmografia, che faranno di Totò un talento cinematografico italiano riconosciuto sopratutto dopo la sua morte. Non solo Totò, il rione è stato location de L’oro di Napoli (1954), un film di Vittorio De Sica, con Totò, Eduardo de Filippo, Sophia Loren, Silvana Mangano; Ieri, oggi e domani con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

    Eduardo De Filippo invece vi ambienterà la commedia de Il Sindaco del Rione Sanità, in cui lui stesso interpreta il Sindaco del rione, il capo del quartiere, colui che osserva, controlla e comanda, insomma il Boss, il signorotto che però muore per difendere la verità. Oggi il quartiere è tornato a essere in fermento con Benvenuti al rione Sanità, una serie di eventi che dal 3 al 9 luglio lo hanno animato con spettacoli teatrali e musicali, storie di grandi e di bambini, i guappi buoni, quelli che camorristi non diventeranno mai, perché almeno loro, ‘a cuscienza ‘a ten’n (una coscienza ce l’hanno).

    Foto in copertina: Rione Sanità (fonte: linkiesta.it)

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    Francesca Perna

    Una laurea in archeologia. Una forte fede per la musica e un grande amore per la storia romana. E il Vesuvio, la mia terra.

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