23 June 2017
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    La Terra dei fuochi che non si spengono

    La Terra dei fuochi che non si spengono è stato modificato: 2015-02-09 di Margherita Ricci

    Antonio Moccia, giornalista campano, ha realizzato un’inchiesta sulla Terra dei fuochi. Un ritratto crudo e reale dell’inquinamento e delle (poche) bonifiche.

    Sabato 24 gennaio il Centro Studi Sereno Regis ha ospitato i giornalisti Maurizio Pagliassotti, nato e attivo a Torino, e Antonio Moccia, proveniente dalla realtà di San Felice a Cancello, in Provincia di Caserta. L’incontro, con protagonisti i fatti legati alla Terra dei Fuochi, si è svolto all’interno di una calda atmosfera attorno al giovane scrittore di 29 anni che ha raccontato delle sue esperienze di inchiesta, sin da quando ne aveva 14, rispetto a tematiche legate all’abuso ambientale; da sempre fonte di guadagno per “l’altro Stato”. Durante la conferenza, ha parlato di come la stessa malattia del padre sia scaturita dalla esposizione a elementi nocivi derivanti dalla vicinanza a inceneritori ed elementi di degrado nel casertano. Il dolore è stato esso stesso motore d’azione per le successive denunce.

    Cos’è la “Terra dei fuochi”.
    L’espressione “Terra dei fuochi”, che dà il titolo al libro di Moccia, venne diffusa per la prima volta da Legambiente per descrivere la condizione di ricatto ambientale ed economico causato dallo sversamento illegale di rifiuti tossici nelle località campane, rifiuti che poi venivano bruciati provocando una massiccia propagazione nell’atmosfera di sostanze come metalli e diossina, che ovviamente arrivano all’uomo attraverso la catena alimentare.

    Ambiente e mass media.
    L’inchiesta di Moccia è una ricostruzione completa di una emergenza che, a ben vedere dalla mappatura degli ecomostri, investe tutta la geografia del nostro Paese. Dal dibattito è emerso anche il modo in cui la cerchia dei mass media, nel 2008 (anno dell’esplosione del caso mediatico), dipinse il caso come affare esclusivo del popolo campano, inizialmente definito riluttante nei confronti degli inceneritori a livello prettamente ideologico. Tv e giornali mostravano ridondanti immagini di veri e propri muri di rifiuti nella terra del Sud, atte a sconvolgere l’identità di queste persone vittime per prime di ecocidio. La problematica della mancata applicazione della legge rispetto alla gestione amministrativa ed economica degli inceneritori venne fuori in un secondo momento, dopo che gli stessi cittadini iniziarono a denunciare a gran voce le dinamiche lobbistiche taciute.

    Un danno che si ripropone.
    L’elusione, del resto, ha sempre fatto da padrona all’interno del malato circuito economico che dei presupposti etici non se ne fa più nulla, intanto la catastrofe ambientale continua e, da gran parte dei danni fatti, non si potrà tornare indietro. Basta rifarsi ad una ricerca di Legambiente del 2013 in cui vengono mostrate le perizie geologiche che accompagnano i processi attualmente in corso su discariche chiuse, a cominciare dalla ex Resit con le sue oltre 800.000 tonnellate di scorie di ogni tipo e le oltre 57.000 tonnellate di percolato, destinate a inquinare nei prossimi anni le falde idriche dell’intero giuglianese: di alcuni disegni, il gioco è già concluso.

    Gli inceneritori.
    È necessario volgere lo sguardo verso meccanismi economici differenti e più sentite logiche di riciclo che, però, non hanno fatto prefigurare ingenti guadagni; solo cinque anni fa gli inceneritori in Italia erano più di 53 e le organizzazioni criminali, con in prima fila il clan dei Casalesi, si spartivano cospicue percentuali inaugurando gli ecomostri, con tanto di aperitivo.

    Da Napoli a Caserta, ma di inceneritori è pieno anche il Nord, soprattutto la Lombardia, e il problema non esime nessuno. Moccia è una persona che conosce da vicino il gioco politico tra forze legittimate e autolegittimatesi, e durante l’incontro ha raccontato i meccanismi di acquisto voti da parte di malavitosi, che li hanno portati a comandare a Roma: cento, centocinquanta euro valgono il costo di una preferenza, oppure, quando una somma di denaro non aiuta a corrompere, si passa alla gestione dei buoni pasto nelle scuole elementari, cn le madri povere costrette ad abbassare la testa.

    Le bonifiche.
    L’incontro si è concluso con una serie di informazioni relative alla mancata bonifica dei terreni inquinati al Sud, una bonifica per la quale lo Stato italiano utilizzò più volte parte dei fondi derivanti dall’UE, che redarguì il Paese per la sua incapacità di lasciare, a chi inquina, il dovere e l’obbligo di pagare. Ma le bonifiche dove sono? Solo nell’anno appena conclusosi, la Regione Campania guidata da Stefano Caldoro, attraverso la partecipata Campania Sviluppo, ha stanziato 23 milioni di euro per una campagna di comunicazione volta a risollevare l’immagine dei prodotti agricoli della Terra dei Fuochi e altri 33 per il sostegno economico delle aziende agricole locali (ormai strozzate da una agricoltura senza campi): l’immagine del malato è più importante della sua guarigione.

    Margherita Ricci

    Nella foto: rappresentazione artistica della Terra dei fuochi

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    Margherita Ricci

    Nata a Novafeltria (RN) nel '91. Laureata in Scienze della Comunicazione a Bologna e studentessa di Scienze Politiche a Torino. Esistenzialista e amante de "Le straordinarie avventure di Pentothal". Mentore d'eccellenza: Fausto Rossi.

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