11 December 2017
    la_trattativa_guzzanti

    La trattativa, un film per la memoria

    La trattativa, un film per la memoria è stato modificato: 2014-12-10 di Cecilia Russo

    la_trattativa_guzzanti

    Il film di Sabina Guzzanti, “La trattativa”, dopo essere uscito anzitempo dalle sale, sta girando l’Italia. Una pellicola difficile, che ripercorre i fatti relativi ai rapporti Stato-mafia.

    «Un film faticosissimo per il tema, impossibile trovare i soldi, con un produttore ladro e millantatore», queste le parole con cui Sabina Guzzanti, venerdì 5 dicembre, alla Cavallerizza Reale di Torino, ha presentato il suo ultimo film: La trattativa.

    I sabotaggi e le fatiche per far nascere il film.
    Di fronte a una sala gremita di giovani, la regista ha raccontato il lungo e travagliato lavoro, durato quattro anni, che ha portato alla nascita del film: «quando il produttore è sparito, il film era tutto girato e montato ma interamente realizzato con lo schermo verde, quindi era obbligatorio aggiungere i fondali con la computer grafica. Ci sono stati, inoltre moltissimi sabotaggi: ci hanno rubato i materiali e ci hanno chiesto dei soldi per riaverli, hanno anche cancellato alcune parti delle riprese». Molte fatiche sono state dovute al mancato riconoscimento di interesse culturale da parte dello Stato.

    Tuttavia, il film è stato proiettato in anteprima, fuori concorso, alla 71ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 3 settembre 2014, la regista ha raccontato che lì è stato apprezzato: «probabilmente per il fatto che ci fossero solo giornalisti dello spettacolo, ma quando è uscito nessuno ne ha parlato. Il pubblico non ha saputo dell’uscita del film e dopo solo tre settimane è sparito dalle sale. Il Movimento Cinque Stelle ha organizzato una proiezione in Parlamento, ma la sala era gremita di “civili” che hanno partecipato con grande emotività». La regista ha ammesso che, dopo mesi di depressione, ha dovuto imparare a usare Facebook per promuovere il film da sola, creando un gruppo che ha riscosso un grande successo, e ha cominciato a organizzare proiezioni in giro per l’Italia.

    Gli intenti.
    Secondo la Guzzanti il titolo sarebbe dovuto essere La trattativa Stato-mafia ma la distribuzione non era d’accordo. La tematica affrontata è scomoda, faticosa, ma non c’è stato nessun intento polemico, infatti, ha aggiunto: «la volontà è quella di mettere in fila dei fatti che molti italiani purtroppo non conoscono. Anche perché prima delle stragi la nostra democrazia stava andando in un senso, dopodiché tutti gli apparati pubblici sono cambiati: è scomparsa la differenza tra lo Stato e la mafia. La mafiosità delle persone non si distingue più».

    La pellicola.
    Il film racconta della trattativa Stato-mafia: la negoziazione tra lo Stato italiano e Cosa Nostra. È un racconto di alcuni episodi della storia italiana dagli anni Novanta in poi. Attori e attrici interpretano loro stessi che si accingono a mettere in scena e a riprodurre interrogatori e vicende, ricostruite attraverso gli atti processuali e le dichiarazioni dei pentiti, che hanno coinvolto mafiosi, massoni, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, politici, vittime e persone oneste.

    Il film pone molte questioni, soprattutto a partire dalle gradi stragi degli anni ’90 e dalla trattativa che da lì si sviluppò tra lo Stato e la mafia. In questa riflessione ci si interroga sui rapporti tra mafia, politica, Chiesa e forze dell’ordine facendo, con coraggio, espliciti riferimenti anche a figure politiche attualmente in carica. Si può, senza dubbio, parlare di un coraggioso film di denuncia che purtroppo non ha ancora ricevuto la giusta attenzione.

    Quale futuro? Quale speranza?
    Sabina Guzzanti  ha ammesso che il film è stato considerato da molti un pugno nello stomaco che non propone nessuna via d’uscita, ma secondo lei la speranza c’è: «certo, non arriva dalla tv, non piove al cielo, ma la speranza è una decisione che deve arrivare da tutta la collettività, perché in fondo siamo tutti vittime di mafia. Noi cittadini siamo più numerosi, più intelligenti del potere corrotto e abbiamo più strumenti per cambiare le cose».

    Print Friendly
    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter