23 June 2017
    Laborafilm (fonte: facebook.com)
    Laborafilm (fonte: facebook.com)

    Laborafilm, il cinema indipendente a Torino

    Laborafilm, il cinema indipendente a Torino è stato modificato: 2015-07-18 di Alessia Telesca

    Un progetto, una moltitudine di idee e la voglia di creare un’alternativa culturale reale e solida sono le basi su cui sorge Laborafilm, realtà cinematografica radicata nel territorio di Torino.

    Dopo anni di collaborazione per la produzione di documentari e corti Federico Agnello, Alberto Autiero, Davide Drochi e Lidia La Rosa decidono di mettere in pratica gli studi effettuati al DAMS di Torino per creare Laborafilm, una casa di produzione indipendente mossa dall’amore per il cinema e la cultura sociale. Nonostante le difficoltà iniziali causate dall’assenza di fondi e un panorama sociale spesso scarno e poco curioso, Laborafilm si è immediatamente distinta per la qualità del prodotto proposto, partecipando al Cuneo Film Festival con Grano Nero e continuando a sfornare lavori di matrice differente.

    Le anatre.
    L’ultima fatica dei quattro giovani di Laborafilm, Le anatre, racchiude le esperienze e la crescita personale dei singoli lavoratori, maturati grazie allo scambio culturale con la realtà cinematografica incontrata, e mostra, in chiave spiccatamente ironica, la realtà sociale circostante. Le anatre è un cortometraggio scritto dallo sceneggiatore Antonio Casto che, in una serie di battute a raffica recitate a perdifiato, racchiude le figure macchiettiste della società odierna. In una serie di esilaranti e surreali sketches, il corto incontra e mostra personaggi grotteschi che si susseguono, sullo sfondo verde del Parco del Valentino di Torino, a ritmo incessante e crescente. Incontriamo così joggers di mezza età in lotta contro il tempo e la debolezza fisica, anziani antipatici e lamentosi, gruppi di protesta indecisi e confusi sulle loro stesse proteste e un giovane ragazzo annoiato e frustrato dal suo rapporto di coppia.

    Ci sono tutti in questo corto, esemplari di uomini incrociati nella quotidianità da ognuno di noi ma descritti senza alcuna superiorità perché, dicono i ragazzi di Laborafilm, «cliché prima o poi lo siamo tutti». Ci si può riconoscere dunque, o riconoscere il vicino di casa tanto amato o odiato, in Le anatre e, soprattutto, si può sorridere e, al tempo stesso, riflettere sulla frenesia del mondo circostante.

    L’emergenza nell’emergenza.
    Non un gioco di parole, ma una amara verità. Si parla spesso di emergenza giovanile, di ragazzi senza lavoro e di altri svogliati e privi di idee, a volte però si incontrano proposte interessanti e giovani volenterosi, ma spesso il contorno non aiuta e non agevola la voglia di emergere. Essere nuovi, cercare di proporre un prodotto valido facendo leva sulle proprie forze diventa una fatica costante e andare avanti credendo nei propri sogni e progetti comporta degli impegni e dei sacrifici non esigui. Il problema economico è lo scoglio maggiore e «seppur triste – come ci dice Lidia La Rosa – la riuscita dei propri progetti gira inevitabilmente intorno al denaro, perché se non hai fondi diventa arduo e quasi impossibile andare avanti».

    Inoltre il sistema italiano, sempre incerto, non aiuta i giovani emergenti, in costante attesa di pagamenti, finanziamenti e sovvenzioni targate dalla costante incertezza che non sempre consente di fare progetti a lungo termine; l’aspetto più difficile è lo «stare a galla – ci fa notare Lidia – I proventi dei nostri lavori servono esclusivamente per pagare location, affitto e progetti futuri». Proprio per questa difficoltà evidente è stata avviata una campagna di crowdfunding su Eppela per ovviare alla questione economica tramite il supporto di persone intenzionate a credere e a finanziare la cultura, spesso bistrattata dal settore pubblico; «i lavori legati all’arte sono sempre i meno redditizi, la loro considerazione economica è, inspiegabilmente, sempre minore – prosegue Lidia – non si riesce a dare il giusto valore alle cose».

    Meritocrazia, ogni tanto.
    Fortunatamente, anche in un modo ostico come quello cinematografico, aggravato dalla generale crisi culturale, la meritocrazia trova un posto e Lidia La Rosa ci racconta come il lavoro di Laborafilm sia stato molto apprezzato in diversi ambienti e il riscontro è sempre stato positivo. Il duro lavoro è stato ripagato da ottime accoglienze di pubblico, competente e non, sintomo che la voglia di conoscere, apprendere e sostenere nuove e interessanti realtà aleggi ancora in qualche parte dell’Italia.

    Un inizio per proseguire al meglio, un riconoscimento per non arrendersi e una speranza per ritornare a dare il giusto valore al cinema e alla cultura.

    Print Friendly
    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter