15 December 2017
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    L’Africa, quel continente dimenticato

    L’Africa, quel continente dimenticato è stato modificato: 2016-01-26 di Christopher Rovetti

    Il 25 maggio l’Africa festeggia la sua giornata, ma il continente più ricco del pianeta continua a essere scosso da immani tragedie e guerre civili e a essere attagliato da un’immensa povertà.

    Era il 25 maggio del 1963 quando i leader di trenta dei trentadue stati africani indipendenti si riunirono ad Addis Abeba per discutere del futuro del continente. Il risultato di quel vertice fu la nascita dell’Organizzazione dell’Unità Africana, trasformatasi nel 2002 nell’Unione Africana. In tal modo l’Africa tentava di riscattarsi dal suo passato di terra colonizzata, istituendo un’organizzazione continentale sulla falsa riga della Comunità Economica Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani.

    Il giorno dell’Africa.
    Per questo motivo, il 25 maggio di ogni anno, il continente nero si celebra ricordando quella decisione memorabile che dimostrò al mondo come, per la prima volta nella storia, l’Africa diveniva fautrice del proprio futuro e sceglieva, da sola, la strada da percorrere per iniziare un cammino di sviluppo politico, sociale ed economico. Dopo un inizio non proprio brillante, l’Organizzazione dell’Unità Africana ha iniziato ad allargare i propri orizzonti al di là dei suoi confini originari fino ad arrivare a comprendere tutti gli stati africani a eccezione del Marocco. Nel giugno del 1981, fu adottata a Nairobi la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli con l’obiettivo di allineare il continente africano a minimum standard in materia di diritti umani.

    La Carta, entrata in vigore nel 1986, è stata ratificata da 35 Paesi su un totale di 50 firmatari. Sebbene molti osservatori internazionali avessero salutato con un certo entusiasmo l’entrata in vigore della Carta, a quasi trent’anni di distanza l’ottimismo iniziale si è irrimediabilmente affievolito. Di fatto, nonostante gli intenti fossero ammirevoli e degni di nota, l’esecuzione delle norme contenute all’interno del documento si è scontrata con la dura realtà di un continente che, probabilmente, non è ancora pronto a regolamentare e a tutelare in modo organico la delicata materia dei diritti umani.

    Un continente senza pace.
    Certo è che l’Africa rimane un continente pieno di contraddizioni e ciò, oltre ad apparire alquanto retorico, risulta, purtroppo, anche molto vero. Il “continente dimenticato”, così lo chiamano in molti, sale agli onori delle cronache spesso per le immani tragedie che lo colpiscono, per le guerre che lo dilaniano o per l’immensa povertà che lo attanaglia. Epidemie, colpi di stato, guerre civili e lo stato di miseria in cui vive la maggioranza della popolazione africana sono i temi che fanno andare l’Africa in prima pagina, senza che ciò determini alcun tipo di cambiamento per il continente che è stato la culla dell’umanità. L’ebola continua ad affliggere larghe zone dell’Africa e a mietere centinaia di migliaia di vittime. Molti Paesi africani permangono in una condizione di guerra civile o addirittura sono falliti come stati nazionali. Un esempio per tutti è la Somalia, che dopo anni di guerra civile continua a vedere lontana la speranza di ritrovare una stabilità politica. Poi c’è l’avanzata del fondamentalismo islamico, nuova piaga internazionale che non ha risparmiato il già martoriato continente africano; Boko Haram, Al-Shabaab e Isis sembrano guardare all’Africa come una facile preda e come un luogo ideale in cui fare crescere il seme del fondamentalismo religioso.

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    Le proteste in Burundi contro il presidente Nkurunziza (telesurtv.net).

    Una nuova minaccia: il golpe in Burundi.
    Come se tutto ciò non bastasse, come se non fossero sufficienti i numerosi focolai di guerra che già infiammano il disastrato continente africano, una nuova scintilla sembra pronta a far scoppiare l’ennesimo conflitto civile, in un Paese, il Burundi, che certo ne farebbe volentieri a meno. Alcuni giorni fa, un gruppo di militari dissidenti, approfittando dell’assenza del presidente in carica Nkurunziza, ha tentato di portare a termine un colpo di stato il cui esito si è rivelato fallimentare. Le motivazioni che hanno spinto i militari a porre in essere questo tentativo di golpe sarebbero riconducibili alla volontà da parte di Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato presidenziale, possibilità non prevista dalla costituzione burundese.

    Nonostante si trovasse in Egitto per discutere proprio delle proteste suscitate dall’annuncio della sua candidatura, Nkurunziza è immediatamente rientrato in Burundi e ha organizzato una rapida controffensiva, che ha permesso all’esercito di catturare quasi tutti i rivoltosi e di soffocare le crescenti proteste nei confronti dello stesso presidente. Nonostante l’allarme sembri rientrato, sono in molti a chiedersi quanto durerà la quiete nel Paese e a nutrire forti dubbi sulla leadership di Nkurunziza e sulla veridicità dello stesso golpe. Numerosi osservatori internazionali ritengono che il tutto sia stato organizzato dallo stesso presidente per rafforzare la sua posizione interna e per indurre gli scettici a considerare la sua ricandidatura l’unica soluzione per mantenere la pace nel Paese.

    Un anniversario amaro e un futuro tutt’altro che roseo.
    Mentre il mondo celebra l’Africa ricordandosi dell’esistenza di questo sconfinato e ricchissimo territorio in cui vivono oltre un miliardo di persone, molte al di sotto della soglia di povertà, il continente dimenticato continua a combattere per sopravvivere e per cercare quella pace che sembra ancora molto lontana. Quelli che si intravedono all’orizzonte sono piuttosto i nuovi tentativi di colonizzare il continente che, anche in questo terzo millennio, sembra non avere il diritto di scegliere il proprio futuro. L’arrembaggio cinese e quello russo, i signori della guerra, le grandi società internazionali e il fondamentalismo islamico rappresentano le forze che, a oggi, premono sul martoriato continente africano per continuare a controllarne il destino, imponendo nuove e più sottili forme di colonizzazione.

    Foto in copertina: starrmfonline.com

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    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

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