20 February 2017
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    Lampedusa un anno dopo

    Lampedusa un anno dopo è stato modificato: 2014-10-22 di Paolo Morelli

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    A un anno dalla tragedia del 3 ottobre 2013, il sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini, dichiara «Non è cambiato niente». Solidarietà di Matteo Renzi.

    Abbiamo ancora negli occhi la tragedia dell’anno scorso, il 3 ottobre 2013, quando 366 persone morirono nel naufragio al largo dell’isola di Lampedusa. 366 migranti le cui speranze di avere una vita migliore si sono infrante contro un muro d’acqua. Poi ci fu il lutto nazionale, con i funerali di stato alle vittime del naufragio e il foglio di via ai sopravvissuti, in una delle contraddizioni peggiori della storia di questo Paese. Gli sbarchi si sono intensificati con lo scoppio di nuovi conflitti o con l’acuirsi di quelli già in atto. Un flusso migratorio che non è mai cessato. Il 3 ottobre 2013 qualcosa è cambiato nel panorama mediatico nazionale, che ha iniziato a dare spazio alla tragedia di questi “viaggi della speranza” come se, prima, non fossero mai avvenuti. Ma nella realtà quotidiana cosa è cambiato?

    Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa, è durissima: «Dopo quel 3 ottobre – si legge in un comunicato rilasciato oggi – non è cambiato nulla sul piano delle politiche d’asilo in Europa. Da quel giorno altre 3.500 vite sono state vittime sacrificate alle frontiere dell’Europa. Mi auguro che da oggi questi morti vengano considerati vittime delle nostre leggi e non del mare». Lampedusa un anno dopo è esattamente com’era. «Abbiamo sempre fatto il nostro dovere – continua il sindaco – e insieme a noi gli uomini dello Stato che rischiano la loro vita per salvare queste persone».

    «Lampedusa è una metafora – conclude Giusi Nicolini –, un luogo dove le ingiustizie, i diritti negati, sono simili a quelli di chi fugge e arriva su un barcone. Ho chiesto al presidente del Parlamento europeo Schulz e al commissario nominato Mogherini di fare in modo che quel dolore possa diventare speranza, cancellando leggi ingiuste, e che la mia isola smetta di contare i morti. Lampedusa si trasformi in una risorsa. Il Mediterraneo diventi ricchezza per tutti, non solo per chi deve trivellare le acque territoriali». Uno sfogo motivato soprattutto dall’immobilismo delle istituzioni, che nonostante l’attenzione mediatica che si è intensificata nell’ultimo anno non hanno ancora affrontato la questione, sia a livello italiano e sia – soprattutto – a livello europeo.

    Il premier italiano Matteo Renzi ha scritto a Giusi Nicolini per esprimere vicinanza e solidarietà a tutti i lampedusani. «Dobbiamo far sì – si legge – che l’Europa abbia una politica estera comune per emergenze come quella della Libia. La settimana scorsa, all’ONU, ho voluto ricordare che l’Italia, da sola, ha salvato 80 mila persone con Mare Nostrum. Voi a Lampedusa dovete esserne orgogliosi, anche se qualcuno in Italia cerca di farne solo una questione economica». La speranza è che l’anno prossimo, quando la ricorrenza del 3 ottobre ricorderà dell’emergenza sbarchi, il sindaco di Lampedusa possa rilasciare un comunicato ben diverso.

    Foto: intelligonews.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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