17 October 2017
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    Latouche: “Dobbiamo uscire dall’economia”

    Latouche: “Dobbiamo uscire dall’economia” è stato modificato: 2015-02-28 di Paolo Morelli

    Incontro con Serge Latouche. Dalla decrescita alla Rivoluzione Francese, tante teorie ma anche, per fortuna, qualche spunto pratico.

    In un mondo finito, come la nostra Terra, è impensabile poter crescere all’infinito. Da questa convinzione – avallata, peraltro, dalla geografia – si sono sviluppate diverse teorie economiche che contrastano con l’impostazione capitalistica che regola il mercato mondiale e, nei fatti, punta alla crescita infinita del guadagno. Tra i principali oppositori di questo sistema c’è Serge Latouche. Economista e filosofo francese, nonché professore emerito di Scienze economiche all’Università “Sorbonne” di Parigi, Latouche è noto per la sua “teoria della decrescita”, cioè il recupero di un’economia basata su scambi locali che non punti al profitto (guadagnare più di ciò che serve per vivere), ma solo alla soddisfazione della domanda.

    L’incontro a Torino.
    Mercoledì 25 febbraio, Serge Latouche è intervenuto a Torino, presso l’Istituto “A. Spinelli”, aprendo il ciclo di conferenze dal titolo “Liberazioni”, organizzato dal nascente Polo del Novecento, sotto la guida dell’Unione Culturale “Franco Antonicelli”. Sarebbe dovuto intervenire anche il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che però ha dato forfaitall’ultimo «per inderogabili impegni sindacali». A condurre l’incontro c’era Jacopo Rosatelli, professore di Filosofia presso l’Università di Torino. L’evento, in realtà, è stato voluto dagli studenti dell’Istituto Spinelli, che hanno vinto il premio Antonicelli per la proposta culturale più valida, assegnato alle classi degli istituti superiori torinesi dall’Unione Culturale.

    L’uomo ha bisogno di limiti (e regole).
    Il discorso di Latouche ha mosso dal concetto di limite, strettamente legato al mondo “finito” che l’uomo abita. «L’uomo non può vivere senza limiti – ha spiegato – ma la ragione, di per sé, non ha limiti, essi vanno creati, perché siamo nati con la consapevolezza di non avere limiti. Questo, però, ci porta a distruggere la Natura». La questione è che, senza il concetto di limite, l’uomo è portato a sfruttare la Natura fino allo stremo, senza curarsi di conservarla, perché inserito nella società dei consumi, dove chiunque può, potenzialmente, consumare qualunque risorsa finché potrà permettersi di pagarla. La Natura, però, non funziona così. «I bisogni –ha aggiunto Latouche – non sono illimitati, per questo sono stati creati dei falsi bisogni, al fine di sostenere la società dei consumi».

    Dalla Rivoluzione Francese alla società dei consumi.
    L’economista ha indicato nella Rivoluzione Francese il momento nel quale si sono poste le basi per la società dei consumi, quando l’uomo è stato emancipato dalla propria condizione di sfruttamento e si è trasformato in un consumatore. Latouche espone idee piuttosto radicali in questo racconto storico, perché l’emancipazione dell’uomo ha portato sì alla società dei consumi (con l’avvento del Fordismo, trent’anni dopo Presa della Bastiglia), ma anche a conquiste tecnologiche e sociali inimmaginabili sotto il dominio dell’Ancién Regime (i vecchi monarchi deposti dalla Rivoluzione quasi in tutta Europa). Sono nati gli stati sociali e il progresso economico e industriale ha subito un’impennata. Non è tutto da buttare, insomma.

    È vero, però, che le vittorie sociali sono deboli per definizione. «Lo stato sociale – ha commentato Latouche – è la più grande conquista della classe operaia, ma anche il movimento operaio risponde all’economicizzazione del mondo. La contro-rivoluzione neoliberista di Reagan e Thatcher, negli anni ’80, ha iniziato a smantellare tutte quelle conquiste».

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    Serge Latouche e Jacopo Rosatelli.

    Uscire dall’economia.
    La soluzione, secondo Serge Latouche, sarebbe «uscire dall’economia». Un concetto, però, piuttosto complesso. È un modello alternativo alla società da noi conosciuta che, nella vita quotidiana, risulta di difficile comprensione. Latouche ha spiegato: «Dobbiamo costruire una società che non ragioni in termini di consumo e produzione come accade oggi. La società della crescita porta alla scomparsa delle specie, oppure all’austerità, quello che abbiamo oggi, cioè la società della crescita senza la crescita».

    Cosa fare nel concreto?
    «In questo momento – ha affermato Latouche – ci troviamo a difendere pessimi posti di lavoro, in un contesto che trasforma il contenuto stesso del lavoro. Questo modo di lavorare distrugge il senso dell’opera e l’identità umana». Si bada, in sostanza, alla quantità di prodotto anziché alla qualità dello stesso, ma anche del lavoro umano. In questo modo si diminuiscono i costi di produzione e si aumenta il profitto, che è il vero obiettivo della società dei consumi.

    L’esempio della Grecia.
    Poi, nonostante tutto, Latouche ha provato a offrire qualche soluzione. «Io farei politica contro l’austerità – ha spiegato – puntando sulla rilocalizzazione dell’economia, bisogna sostenere il tessuto locale, uscire dall’agricoltura produttivista (le coltivazioni intensive, basate su un solo prodotto che vende parecchio, come le banane Cavendish, le uniche che noi conosciamo – ndr). Bisogna ridurre gli orari di lavoro, invece stanno aumentando. Questa sfida viene portata avanti, ad esempio, dalla Grecia».

    La resilienza.
    Nel proprio privato, invece, i cittadini dovrebbero «limitare l’uso degli strumenti tecnici per non diventare “strumento dello strumento”, bisogna sviluppare la resilienza». Il termine “resilienza” è in prestito dalla psicologia e indica la capacità di far fronte in maniera positiva alle difficoltà, riorganizzando la propria vita e, possibilmente, recuperando il concetto di comunità e collaborazione tra individui. Restare umani, insomma.

    I segnali positivi.
    Nel mondo, però, qualcosa sta succedendo. L’approvazione del principio di Net Neutrality negli Usa va in controtendenza rispetto alla totale liberalizzazione del mercato. «Il libero scambio? Significa soltanto – ha affermato Latouche – libera volpe in libero pollaio. L’Italia, ad esempio, è stata disindustrializzata dal libero scambio, dove la volpe è la Cina, che fa concorrenza sleale perché l’assenza di garanzie per i lavoratori cinesi porta a costi di produzione bassissimi, impensabili in Italia. L’Unione Europea, da questo punto di vista, ha aperto alle volpi». Ci sono concretizzazioni della teoria della decrescita che già esistono e, in effetti, funzionano. L’esempio, portato da Latouche stesso, è Slow Food, che rappresenta «il lato gastronomico della decrescita».

    Foto in copertina: ilgiardinodeilibri.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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