19 August 2017
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    L’attacco all’Enpa, le prove contro i rom

    L’attacco all’Enpa, le prove contro i rom è stato modificato: 2015-05-21 di Paolo Morelli

    Un problema complesso. Le prove contro i rom non sono, per ora, accertate da indagini, ma resta il grave disagio per l’Enpa e per gli animali.

    Ieri sera, 20 maggio, intorno alle 20, la sede Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) di Torino è stata vandalizzata e resa inagibile da un gruppo di persone che ne hanno devastato i locali, staccando le tubature e allagando i pavimenti. Sono state rovesciate le gabbie, alcune delle quali contenenti degli animali, ed è stata aperta una breccia nel muro, che ha probabilmente consentito l’ingresso e la fuga dei vandali. Questa mattina, 21 maggio, sulla pagina dell’Enpa Torino è comparso un post di denuncia che documenta il disastro, con danni stimati di 100.000 euro che potrebbero portare alla chiusura definitiva della sede, sita in via Germagnano (periferia nord di Torino), a pochi passi da un campo nomadi.

    L’Enpa e i rom.
    Non è la prima volta che l’Enpa subisce attacchi di questo genere, che sono stati più volte denunciati dai volontari dell’associazione, mentre la responsabilità degli atti vandalici è spesso stata attribuita ai rom del campo nomadi adiacente. Il post di questa mattina ha attribuito con certezza la paternità di questo gravissimo attacco ai rom, stimolando reazioni violente sui social network. Quali sono, però, le prove in possesso dell’Enpa?

    Il post dell’Enpa »

    «Gli assalitori, circa una trentina – ha spiegato Marco Bravi, responsabile del Centro nazionale Comunicazione & Sviluppo dell’Enpa – sono stati visti rientrare nel campo rom dai Carabinieri, con loro c’era un nostro operatore». Ricevuta la segnalazione dell’attacco, il più vicino operatore Enpa è accorso, ieri sera, presso la sede. Quando si è reso conto della situazione ha chiamato subito i Carabinieri, che sono intervenuti nel giro di 5 minuti. Al loro arrivo, i vandali si sono dileguati ma, secondo Marco Bravi, i Carabinieri avrebbero fatto in tempo a vederne alcuni fuggire all’interno del campo. I Carabinieri di Torino, però, precisano: «Abbiamo visto sei o sette ragazzini che fuggivano verso il campo rom, attraverso un buco nel muro che dà accesso al campo, ma non siamo in grado di stabilire se fossero rom o meno». Come spesso accade, manca la certezza, sebbene le condizioni portino a incolpare facilmente qualcuno.

    Dai gattini allo Zyklon B.
    Il lungo rosario di commenti, con picchi di violenza in cui si richiamano situazioni già vissute dal mondo durante la Seconda guerra mondiale, è nato dall’accostamento fatto con i rom che, però, potrà essere accertato solamente dalle indagini. «Ognuno si prende la responsabilità di ciò che dice – ha commentato Marco Bravi in merito alle reazioni sui social network – e io non posso non dare la notizia per paura di come reagiscano le persone. Credo però che se ci sono così tanti commenti di questo genere, significa che c’è un sentimento di disagio. Questo è un problema devastante per chi lo vive». Il problema esiste ma forse è più complicato di quanto appaia.

    Chi non vuole l’Enpa?
    Non ci sono stati furti, ma devastazioni. A chi dà fastidio l’Enpa di via Germagnano? «La nostra presenza – ha aggiunto Marco Bravi – crea movimento in un’area che, invece, è molto appetibile per i traffici illeciti. Fino a poco tempo fa, vicino a noi, c’era una zona adibita a “officina”, dove le auto entravano intere e ne uscivano smontate. Facile immaginare perché». È evidente, quindi, che l’interesse a “cacciare” l’Enpa sia di tipo criminale, ammesso che l’interesse sia questo. «Questo è un fatto molto grave – ha commentato Michele Curto, consigliere comunale SEL di Torino, che a lungo si è occupato di questioni legate ai rom –. La cosa è stata fatta in maniera sfacciata e organizzata e va combattuta con gli strumenti che si usano per contrastare le organizzazioni criminali, non è una ragazzata».

    «La verità va profondamente accertata – ha continuato Curto –, non nego che esistano organizzazioni criminali, ma chiedo che vengano colpite quelle. È grave che si arrivi a discuterne oggi quando i fatti sono noti da anni, sia per l’Enpa, sia per i rom, chiedo che la Magistratura apra un’inchiesta». Rom o non rom (e a questo punto non si può accusare un intero campo per motivi etnici), ci sono organizzazioni criminali che non si riesce a controllare e che vivono al di là dell’esistenza del campo nomadi.

    Ora gli animali.
    Esiste poi una situazione di disagio per un ente come l’Enpa, che non ha risorse sufficienti per riprendersi in breve tempo dal disastro e denuncia da tempo un generale disinteresse delle istituzioni per la situazione di via Germagnano. «Abbiamo avuto le auto distrutte senza mai aver fatto niente di male – ha raccontato ancora Marco Bravi – e il Comune di Torino si è limitato a interventi di riparazione dopo alcuni danneggiamenti. Solo interventi blandi. Ora, però, il problema è per gli animali». L’Assessorato all’Ambiente del Comune di Torino ha offerto il proprio aiuto per gestire la situazione, offrendo alcune strutture per ospitare gli animali che accoglieva l’Enpa Torino in attesa di trovare, a breve, una nuova sistemazione.

    Foto in copertina: dalla pagina Facebook di ENPA Torino.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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