23 November 2017
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    Legge Severino e caso De Luca: una riflessione

    Legge Severino e caso De Luca: una riflessione è stato modificato: 2016-01-27 di Ludovico Astengo

    I problemi applicativi della Legge Severino spingono a riflettere sulla irrisolta questione morale della politica.

    Il rapporto tra politica e giustizia è stato raramente quello fra due istituzioni che si limitano reciprocamente – secondo il sistema di pesi e contrappesi – trasformandosi invece sempre più spesso in terreno di scontro violento, con la principale conseguenza di provocare un immane scoramento nell’opinione pubblica. L’ultimo tentativo per trovare un punto di equilibrio che permettesse di garantire con maggior rigore l’affidabilità di chi ricopre cariche pubbliche è rappresentata dalla legge “Severino”, un insieme di norme varate nel 2012 con l’intento di limitare che soggetti ritenuti “indegni” per condanne subite in via definitiva – ma anche per processi in corso – non potessero ricoprire incarichi per i quali è requisito imprescindibile la pubblica fiducia.

    L’articolo 11 del decreto legislativo 235 del 2012, in applicazione della legge 190 del 2012, disciplina con la sospensione dalle cariche pubbliche degli enti locali coloro che siano stati condannati, o sui quali penda un giudizio in corso, per dei reati legati all’amministrazione della cosa pubblica (corruzione, abuso d’ufficio, etc.). In particolare si prevede che qualora vi sia un procedimento in corso per detti reati il Tribunale debba comunicarlo al Prefetto competente, il quale a sua volta dovrà portarne notizia al Presidente del Consiglio dei Ministri cui spetta il compito di emanare un apposito decreto di sospensione della nomina dell’eletto-imputato, per un massimo di 18 mesi.

    Il caso De Luca.
    Le norme varate dall’allora governo Monti, tuttavia, hanno prodotto non poche questioni interpretative affrontate in questi mesi dalla magistratura. La particolare visibilità mediatica che caratterizza per sua natura un’elezione politica ha reso particolarmente confusionario il dibattito sul tema. Va prima di tutto chiarito il casus belli: Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno, viene condannato in primo grado a un anno di reclusione per abuso d’ufficio il 21 gennaio 2015. La condotta censurata dai giudici riguarda la nomina di Alberto Di Lorenzo a project manager per la costruzione del termovalorizzatore di Salerno, al fine di affrontare l’emergenza dei rifiuti in Campania.

    Il 18 giugno 2015 De Luca viene proclamato presidente della Regione Campania in seguito alle elezioni amministrative svoltesi il 31 maggio scorso. Al momento della sua elezione i problemi applicativi della legge Severino erano stati in parte risolti, specialmente in merito all’assegnazione della competenza per pronunciarsi su eventuali ricorsi non al Tribunale amministrativo regionale bensì al Tribunale ordinario. Il 26 giugno il Consiglio dei Ministri emana il decreto di sospensione dalla carica per De Luca: in molti paventavano la possibilità di una norma ad personam che permettesse al neo governatore di iniziare il suo mandato – in forza anche dell’esplicito appoggio conferitogli da Matteo Renzi, pur avendo il Presidente del Consiglio più volte richiamato la necessità di eliminare dalle liste elettorali i cosiddetti “impresentabili”.

    La parola al Tribunale di Napoli.
    Tuttavia tale disposizione non è – per fortuna – arrivata, e De Luca ha avanzato ricorso al quale ieri il Tribunale di Napoli ha risposto con una pronuncia provvisoria di “sospensione della sospensione”, in attesa di valutare il merito della questione il prossimo 17 luglio. Questo è un aspetto non secondario: l’eliminazione degli effetti sospensivi del decreto del Consiglio dei Ministri è una misura che in maniera cautelare i giudici hanno disposto al fine di meglio valutare il caso concreto. Ciò non significa che sia stata accolta l’interpretazione degli avvocati del Presidente della Campania, per cui la leggere “Severino” andrebbe applicata solo ai casi di condanne sopravvenute all’elezione, e non anche a quelle precedenti come nel caso di De Luca: secondo questa impostazione la norma servirebbe a tutelare i cittadini solo dopo le consultazioni elettorali, quando essi non hanno più la possibilità di pronunciarsi sul candidato.

    Alla già complessa materia si aggiunga che pende davanti alla Corte costituzionale un ricorso per illegittimità di alcune delle norme che interessano il caso De Luca: a violare la Costituzione sarebbe, secondo i ricorrenti, il fatto di avere il Governo previsto la sospensione per i processi in corso, oltre che per le condanne definitive, in tale modo eccedendo la delega assegnata dal Parlamento con la legge 190 del 2012. Inoltre vi sarebbe una disparità di trattamento essendo la normativa applicabile a coloro che siano eletti negli enti locali, e non anche ai rappresentanti politici nazionali.

    Il ritorno della questione morale.
    In attesa del giudizio di merito del Tribunale e della pronuncia della Consulta del prossimo 28 ottobre è possibile esprimere una considerazione: fino a quando i partiti politici non prenderanno sul serio la “questione morale” qualsiasi previsione normativa sul punto risulterà fallimentare. La responsabilità politica di un eletto è cosa ben diversa dalla sua responsabilità penale e affinché una democrazia resti sana, la prima dovrà sempre essere più importante – e più stringente – della seconda. Bisogna superare la concezione superficiale per cui l’affidabilità politica di un candidato si misura sulla base delle condanne ricevute, e considerarlo piuttosto per il suo operato come amministratore pubblico. Infatti se è vero che un corruttore plurirecivido non sarà il migliore dei rappresentanti politici, non è altrettanto vero che chi non ha ricevuto mai una condanna definitiva rappresenterà per forza una scelta migliore.

    «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico».
    Enrico Berlinguer, 1981.

    In copertina: Vincenzo De Luca (foto: iconfronti.it)

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    Ludovico Astengo

    Laureando in giurisprudenza presso l'Università di Torino; già Presidente del Consiglio degli Studenti dell'Università, ora rappresentante degli studenti in Senato Accademico. Appassionato di diritto, montagna e musica.

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