20 September 2017
    Foto: Sonia Barranca
    Foto: Sonia Barranca

    Le Vallette, Torino: periferia che costruisce

    Le Vallette, Torino: periferia che costruisce è stato modificato: 2016-03-31 di Paolo Morelli

    Il cinema in periferia a Torino: è CineVallette, che stasera chiuderà un ciclo di proiezioni all’interno del quartiere torinese, all’interno di un progetto più ampio.

    Di cosa parliamo quando parliamo di periferie? Bisogna capire, innanzitutto, se chi ne parla le viva (o le abbia vissute) oppure ne parli per sentito dire. Le periferie, infatti, hanno un grosso difetto: fanno fatica a raccontarsi. Lo fanno gli altri, di solito i centri città, che ne hanno una visione distante e approssimativa. Si parla di periferie, poi, solamente in due casi: un fatto di cronaca che testimonia il “degrado sociale” in cui versano, un progetto di “riqualificazione” che le sollevi dal proprio disagio. La riqualificazione, però, è sempre qualcosa che parte dal centro – dall’amministrazione pubblica – e “piove” sulle periferie.

    Non è necessariamente sbagliata, ma per ora preferiamo abbandonare questo termine sdrucciolevole e volgere il nostro sguardo, troppo spesso concentrato sulla Mole Antonelliana o su Piazza Castello (belle, per carità, ma Torino è molto di più), nella direzione opposta. Partiamo dall’esperienza di CineVallette, un piccolo cineforum ospitato dalla Casa del Quartiere delle Vallette e organizzato dal collettivo Lab Zip, composto da quattro studenti di Architettura del Politecnico di Torino: Clara Garofalo, Chiara Maggi, Camilla Falchetti e Marco Cosentino. Stasera, 31 marzo (ore 21,30), si terrà l’ultima delle quattro serate di CineVallette, con la proiezione del film Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismäki (2011).

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    «Il cinema è uno dei mezzi di comunicazione più potenti – ha spiegato Clara Garofalo – e CineVallette serve per attirare l’attenzione della cittadinanza su un progetto più ampio, “Laboratorio Vallette”, che a inizio maggio si concretizzerà con una serie di iniziative». L’idea arriva dopo quasi due anni di studio “sul campo” nelle zone periferiche della città, con particolare attenzione al Nord-Ovest: prima Lucento, poi Le Vallette. La Casa del Quartiere, con lo Stalker Teatro (adiacente alla centralissima Chiesa Santa Famiglia di Nazaret), che ospita le proiezioni, è arrivato grazie ai contatti con il Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5. «Sicuramente – ha aggiunto Chiara Maggi – si tratta di un quartiere difficile: le realtà fanno fatica a parlarsi tra loro, ma ci sono grandi potenzialità. Il concetto di periferia, tuttavia, è spesso solo una forma mentale. Qui i giovani ci sono, basta tirarli fuori».

    Quando si pensa alla periferia di una grande città si immagina, spesso, un luogo fatto di caseggiati che si alternano a capannoni, eredità di un passato industriale che, in una città come Torino, ha lasciato un segno indelebile nell’architettura urbana. Se a queste percezioni falsate – viziate anche da luoghi comuni – si aggiunge la nomea di zone malfamate, vittime del degrado sociale, riesce davvero complicato pensare che la periferia possa ospitare attività culturali di qualche genere. Invece è così. Le periferie hanno una propria dimensione storica e culturale, i palazzoni e il degrado ci sono, ma ci sono anche i giovani, i musei, le piazze e gli eventi. Ci sono le strade dissestate, ci sono i capannoni, ma ci sono anche le iniziative culturali, ci sono gli studi storici e architettonici, ci sono crescita e sviluppo. Le periferie sono parte integrante della città, ne ospitano quindi vizi e virtù.

    La periferia racconta la storia della città.

    «Trovo fondamentale – ha commentato Valter Rodriquez, del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5, un aficionado delle serate di CineVallette – la percezione che le periferie hanno di loro stesse. L’utilizzo del quartiere è carente, bisogna invertire la tendenza. Se è vero che esiste un paternalismo, secondo il quale le periferie “vanno aiutate”, da parte dei quartieri periferici esiste un atteggiamento complementare a questa mentalità». A volte ci si abbandona a quel paternalismo, vizio comune. «Prima di tutto – ha continuato Rodriquez – un quartiere come Le Vallette è diventato un quartiere storico, perché testimonia un momento importante della vita della nostra città». Non è “storico”, quindi, solo il Barocco, non sono storiche soltanto le residenze Sabaude e le chiese – pur senza sminuirne l’importanza – ma assume valore storico anche tutto quello che è venuto dopo, perché racconta qualcosa su Torino e ne conserva le tracce.

    «La dimensione progettuale – ha aggiunto Giorgio Sacchi, del Centro di Documentazione Storica – può partire dall’interno delle periferie, attraverso forme di partecipazione promosse dalle circoscrizioni. La mentalità “complementare” è all’origine, a mio avviso, dell’incapacità di comunicare». C’è tanto materiale umano da non sprecare. «Con questo processo – ha chiarito Camilla Falchetti di Lab Zip – si stanno scoprendo gruppi di ragazzi che vogliono fare qualcosa. Ci vogliono opportunità: da ogni iniziativa ne nasce una nuova». CineVallette è l’inizio di un’esperienza che, dicono gli organizzatori, ha già fatto capire a qualche residente che, volendo, si può creare qualcosa. Alcune persone, infatti, si sono presentate ai ragazzi di Lab Zip per offrire la propria disponibilità a collaborare.

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    Le Vallette
    Foto di Chiara Maggi
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    Foto: per gentile concessione di Lab Zip




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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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