23 June 2017
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    Le voci dei No Tav in un film

    Le voci dei No Tav in un film è stato modificato: 2014-11-26 di Redazione

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    “QUI”, documentario di Daniele Gaglianone, riporta le voci dei No Tav, con interviste e immagini di repertorio. «Quando ti tolgono la casa, violenti si diventa».

    «Tu che ne pensi delle ragioni di chi protesta in Val di Susa?»
    «Io sono incazzato con quelli della Val di Susa perché quando andiamo là ci tirano le pietre. Non è più una questione di Tav sì Tav no, ma è una questione di essere contro o meno il sistema. Lo Stato ha deciso e tu ti devi adeguare, punto e basta. Viviamo in un paese di democrazia rappresentativa: se non sei d’accordo, la prossima volta voti per quelli che non vogliono l’opera. (…) Per il tuo documentario incontrerai dei sì Tav, intendo non dei politici, ma persone comuni?»
    «Credo di sì»
    «Non so se ne troverai perché è a favore della Torino-Lione solo chi non conosce il progetto»

    (Conversazione avuta da Daniele Gaglianone con un esponente delle forze dell’ordine durante la preparazione del documentario)

    Il documentario QUI, con la regia Daniele Gaglianone, presentato al 32° TFF, ha il pregio di far raccontare ai suoi protagonisti una storia che potrà entrare tranquillamente nei libri di scuola.

    Il film.
    QUI è il racconto in soggettiva di dieci uomini e donne che da 25 anni si oppongono al progetto Tav: chi sono e quale è il pensiero che guida la loro tenace ribellione. «Dieci ritratti – ha spiegato il regista –, fatti di parole e silenzi, che raccontano la stessa amara scoperta: il tradimento della politica nazionale, accusata di aver abbandonato i cittadini al loro destino, lasciandoli soli a vedersela con la polizia antisommossa».

    QUI non è un film sul TAV, non racconta il progetto né l’evoluzione politica dell’opera. Non è guardandolo che è possibile costruirsi un’opinione sull’utilità del treno ad alta velocità. Ma la pellicola di Gaglianone dà però voce alle persone che lottano esponendo le loro forti motivazioni. Emerge il fatto che diversi “No Tav” sono persone che mai, prima dell’intervento della Polizia in valle, avrebbero pensato di partecipare a manifestazioni violente. L’inserimento di immagini di repertorio, tra un’intervista e l’altra, contribuisce a costruire un racconto storico della nascita e dello sviluppo delle proteste in valle. In un crescendo di avversione nei confronti dello Stato dovuta non tanto all’opera in sé quanto ai metodi utilizzati.

    Le persone che lottano contro la costruzione del TAV.
    Al di là di come la si pensi sulla questione, che si sia a favore o contro la costruzione del treno ad alta velocità, il film ha il merito di lasciare che i protagonisti della Val di Susa raccontino le loro storie, spiegando chi sono alcuni tra coloro che da 25 anni si oppongono al progetto Tav Torino-Lione. Gabriella Tittonel, Aurelio Loprevite, Nilo Durbiano, Cinzia Dalle Pezze, Alessandro Lupi, Guido Fissore, Marisa Meyer, Luca Perino, Paola Jacob, Francesco Perino: un sindaco, uno speaker radiofonico, un’infermiera, un consigliere comunale e coltivatore di castagne, una signora che gestisce un agriturismo, un informatico con la passione per la fotografia. Dieci cittadini qualsiasi che hanno scelto di lottare, ogni giorno. QUI spiega le ragioni della loro lotta.

    La signora che gestisce l’agriturismo, per esempio, racconta che ha deciso di ammanettarsi a un’inferriata affinché non le portassero via il suo terreno. QUI è la Val di Susa, storia di un blackout democratico tra Stato e i cittadini della valle. Persone, diversissime tra loro, si sono ritrovate dalla stessa parte a vivere la medesima lotta, interrogandosi sul futuro e cercando risposte. Molte delle persone intervistate dal regista rivelano di non essere mai state violente ma «quando ci si vede mettere del filo spinato attorno alla propria casa, espropriare i propri terreni, violenti si diventa».

    La delusione nei confronti dello Stato.
    Un ex carabiniere in congedo racconta con la morte nel cuore cosa ha provato quando un razzo gli ha colpito il volto, provocandogli numerose lesioni: «Era un momento di calma, erano appena andati via gli alpini, che avevano manifestato con noi, c’erano i bambini e ci preparavamo a trasmettere un documentario su Borsellino».

    Nel film sono stati montati degli spezzoni di video disponibili su Internet, tra cui il filmato realizzato proprio dall’ex Carabiniere che, con una macchina digitale, stava documentando gli eventi. Mentre la tensione saliva a causa delle proteste, improvvise, i poliziotti, asserragliati dietro una cancellata e ben distanti dalla manifestazione, hanno sparato alcuni razzi ad altezza uomo, uno dei quali ha colpito in pieno viso l’uomo che riprendeva. Non si capisce se i poliziotti avessero notato la sua macchina digitale, ma ancora adesso, l’uomo, fatica a convivere con la propria condizione di ex “uomo dello Stato” che proprio da altri “uomini dello Stato” come lui ha subito tanto dolore. «Fatico a spiegarlo a mio figlio» commenta.

    Alcuni cittadini, poi, hanno visto sparire la propria casa dai progetti di riassetto del territorio, a causa della costruzione della nuova stazione ferroviaria, senza che nessuno avesse comunicato loro che la loro casa sarebbe stata demolita. Inoltre, sempre analizzando i documenti che accompagnano quei progetti, altri cittadini hanno scoperto che c’è un rischio del 10% di aumento di mesotelioma e malattie polmonari, dovute al possibile sprigionamento di polveri di amianto durante i lavori di scavo.

    Le voci dei No Tav sono state ordinate in un racconto dal quale emergono le storie di chi, per difendere la propria casa, la propria terra, è disposto a tutto, anche a diventare violento contro le forze dell’ordine. Il documentario è strumento che aiuta a comprendere.

    Cecilia Russo e Paolo Morelli

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