20 October 2017
    alluvione-casa-franata

    L’esausto territorio italiano

    L’esausto territorio italiano è stato modificato: 2014-12-05 di Paolo Morelli

    alluvione-casa-franata

    Perché quando piove si allagano le città? Precipitazioni eccezionali, ma soprattutto sfruttamento eccessivo del territorio. Intervista con Secondo Barbero (Arpa Piemonte).

    Il maltempo che ha colpito l’Italia in questo periodo ha causato alcuni danni, previsti e imprevisti, che aprono un ragionamento necessario. Quanto conta l’effetto della società umana sull’ambiente? È davvero solo colpa delle eccezionali precipitazioni che si sono rovesciate su alcune zone del Paese? Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Secondo Barbero, responsabile Idrologia ed effetti al suolo dell’Arpa Piemonte.

    «Ciò che è successo durante questo autunno – ha spiegato – è stato un susseguirsi di eventi atmosferici più intensi che sono risultati singolarmente importanti a livello locale, si tratta di eventi abbastanza rari ma storicamente non eccezonali. L’anomalia più grossa, però, è il fatto che nel giro di poco tempo l’evento si è ripetuto». Il territorio, già saturo di pioggia, non ha avuto il tempo sufficiente per smaltire l’acqua delle precipitazioni per accoglierne di nuove. «In poco più di un mese – ha spiegato ancora Barbero – la pioggia in Piemonte ha superato i 1000 millimetri. Le zone più colpite, e in maniera anomala, sono l’alessandrino (torrente Orba, affluente del Bormida, e fiume Scrivia) e l’area compres tra il Biellese e il Verbano Cusio Ossola, con un innalzamento del lago Maggiore».

    Il fattore umano: prima causa del dissesto idrogeologico.
    Ma al di là delle constatazioni statistiche, di cui Arpa si occupa, è necessario discutere anche degli interventi sul territorio. È vero che le precipitazioni sono state eccezionali, entro certi termini, ma il fattore umano non può non essere considerato. «Esiste un cambiamento climatico che può avere influenzato le piogge – ha commentato Barbero – che si rileva dall’aumento, confermato, della temperatura globale. Ma la cosa più rilevante è che nel corso degli anni è cresciuta anche la vulnerabilità del territorio, dovuta all’uso intensivo con l’aumento di insediamenti e infrastrutture». L’unione di due cause, quella naturale e quella umana, ha determinato i disastri che abbiamo visto in diverse zone dell’Italia. Se non si può agire sulla Natura – anche se il cambiamento climatico è comunque frutto di un’attività umana – si può e si deve agire sugli insediamenti urbani.

    In arrivo lo “stato di emergenza”.
    Nella prima metà del 2014, il Governo ha presentato un piano di interventi chiamato “Italia Sicura” che, fra le altre cose, individuava sul territorio nazionale una serie di aree precise entro le quale attivare cantieri contro il dissesto idrogeologico. La gestione logistica dei lavori è affidata alle Regioni, ma Arpa si occupa delle rilevazioni e delle misurazioni dell’impatto sul territorio. «Nelle zone particolarmente colpite – ha raccontato ancora Barbero – si è predisposto un rapporto completo di quest’ultimo evento (le precipitazioni autunnali, ndr) che adesso è agli atti della direzione nazionale della Protezione Civile. Per le zone che hanno subito parecchi danni ci sarà, probabilmente, la dichiarazione dello stato di emergenza, il che porterà interventi economici e infrastrutturali».

    Per quanto riguarda le precipitazioni dello scorso weekend, che hanno causato, a Torino, un innalzamento della Dora e del Po (con conseguente allagamento dei Murazzi), è bene sottolineare come, già domenica, fosse tutto sotto controllo, e soprattutto previsto. «Per quanto riguarda gli interventi – ha concluso l’ingegnere Barbero – si tratta di ripristinare le opere danneggiate e mettere in sicurezza le situazioni a rischio, ma è una cosa che attiene alla Regione. Noi ci occupiamo del supporto tecnico su due fronti: il sistema di allertamento e di attivazione della Protezione Civile; le indagini conoscitive finalizzate alla pianificazione di interventi sul territorio». In attesa della probabile dichiarazione dello stato di emergenza – che potrebbe riguardare la Liguria e il Basso Piemonte – è il caso di aprire un’ampia riflessione sullo sfruttamento del suolo da parte dell’uomo, per non meravigliarsi la prossima volta che un fiume allagherà una città.

    Foto: silaro.net

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter