23 August 2017
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    Lettera a Lucia Annibali

    Lettera a Lucia Annibali è stato modificato: 2014-12-31 di Cecilia Russo

    Lucia Annibali, l’avvocatessa aggredita nel 2013, ha scritto un libro con la giornalista Giusi Fasano, “Io ci sono”. Ieri era a Torino e dopo l’incontro, le rivolgiamo una lettera.

    lucia_annibali_1Cara Lucia,

    ci siamo incontrate ieri, 27 novembre, al Campus Luigi Einaudi di Torino, dove con grande forza hai presentato il tuo libro Io ci sono, scritto con la giornalista Giusi Fasano. Mi scuso, fin da ora, perché dovremo riaprire dolorose ferite. Mi scuso per quei fotografi che ieri sera hanno scattato ripetutamente a pochi centimetri dal tuo volto, quasi fossi un trofeo da immortalare. Ti chiedo scusa da parte di tutte quelle persone che hanno parlato o scritto di te, senza rispetto, senza delicatezza, o come dici tu: «senza professionalità». Chi ti ha chiamata “l’avvocatessa sfregiata”, chi con morbosità ha raccontato la tua storia soffermandosi sui dettagli del tuo viso, è evidente che non ti ha conosciuta e che di te non ha capito proprio nulla.

    Sei una donna grintosa, decisa, un’inguaribile ottimista. Leggendo il tuo libro e incrociando il tuo sguardo emerge la capacità che hai di superare le difficoltà e la dedica del vostro racconto: «a tutti gli ustionati che ogni giorno soffrono e lottano per riconquistare un pezzetto di vita. Siate orgogliosi dei segni che resteranno sulla vostra pelle perché ogni piccola cicatrice sarà per sempre testimone della vostra forza» è stampata nel tuo sguardo fiero.

    La tragedia di Lucia.
    Porta pazienza Lucia, salta le prossime righe, ma dobbiamo raccontare, a chi legge, la tua drammatica storia. Lucia Annibali, avvocatessa di Urbino, non è stata vittima di una “violenza passionale”, perché come giustamente ha spiegato Giusi Fasano, «di passionale c’è ben poco quando una persona decide di ucciderti o di cambiare per sempre la tua vita».

    Lucia è la vittima di un essere umano spregevole: Luca Varani, suo ex quasi fidanzato, che considerandola un oggetto di sua proprietà, quando lei ha deciso di allontanarlo e di rompere quella storia di dipendenza, di tira e molla, quella situazione di infelicità, ha cercato di distruggerla, ma è evidente che non ci è riuscito. Era il 16 aprile 2013 e Lucia rientrava a casa, a Urbino, dopo il corso di nuoto, ad attenderla all’interno del suo appartamento, però, c’erano due uomini che le hanno lanciato sul viso un getto di acido. Lucia è stata immediatamente ricoverata al reparto grandi ustionati di Parma e la notte tra il 16 e il 17 aprile il mandante di quell’atto osceno è stato arrestato. Poi sono stati arrestati anche gli esecutori di quel gesto.

    Il 9 dicembre 2013 Lucia ha partecipato alla prima udienza e l’8 marzo ha ricevuto dal Presidente Napolitano l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Il 29 marzo c’è stato il primo grado di giudizio, che ha condannato il mandante a 20 anni di carcere e gli esecutori a 14 anni. Lucia ha dovuto subire, in questi mesi, una dozzina di interventi, passando molto tempo in ospedale.

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    La forza di una grande donna.
    Eccoci Lucia, la parte dolorosa è finita, puoi tornare a leggere. Uno dei messaggi più forti, che hai lanciato ieri, è stato quando hai affermato, a gran voce: «bisogna smetterla di parlare di “presa di coscienza da parte delle donne”, di “educazione femminile” per riconoscere le storie di non-amore, perché la donna non ha colpe, vive l’infelicità di una storia che si spera sempre migliorerà, che si trasformi in qualcosa di bello, che poi non succede mai». Poi hai sottolineato: «dire che le donne vanno educate a riconoscere il male è offensivo. La donna ripone fiducia nell’altro, ha dei sentimenti buoni, è dall’altra parte che c’è il male. L’unica colpa dev’essere di chi ha fatto questo gesto orribile».

    Una storia di speranza.
    Hai deciso di scrivere la tua storia, per fare la tua parte, per dare speranza a qualcuno perché la tua storia parla di una sanità che funziona, fatta di rapporti tra persone, fatta di amicizia. Hai detto: «la mia esperienza deve insegnare agli altri a non provare vergogna, perché c’è una grande difficoltà a raccontare ciò che si sta vivendo». Hai spiegato che chi vive un rapporto non sano ha bisogno che le persone vicine le ricordino quanto vale, quanto è importante.

    Il libro.
    Sei stata tu a scegliere Giusi Fasano tra centinaia di richieste di interviste, vi siete trovate, a ridosso di capodanno, in una casa in montagna e in quattro giorni, con una forza incredibile, tu hai raccontato tutta la tua storia. In un mese il libro era pronto, ma avete dovuto aspettare che la giustizia facesse il suo corso prima di poterlo pubblicare. Il libro si legge tutto d’un fiato, è scritto con semplicità e grande chiarezza. Emerge anche la tua ironia, ad esempio attraverso i buffi soprannomi che hai scelto per i tuoi salvatori o i tuoi carnefici. Dal libro si capiscono il tuo carattere e le tue qualità.

    La Legge e le istituzioni.
    Lucia, in quanto avvocatessa, credi moltissimo nelle istituzioni che, per fortuna, non ti hanno delusa. Pensi che la scuola dovrebbe cominciare a parlare di violenza sulle donne, magari, come hai giustamente detto: «lasciando perdere quell’educazione sessuale, che mette la curiosità dove probabilmente non c’è ancora». Hai parlato dell’importanza della legge sullo stalking, gridando con pacatezza che quei mostri vanno fisicamente rinchiusi, perché sebbene la legge sia importante, in quelle situazioni basta un secondo perché tutto precipiti: «gli stalkers sono socialmente pericolosi e come tali vanno trattati».

    Nella tua storia la vicinanza delle istituzioni è stata fondamentale: «le istituzioni devono farti sentire al sicuro e ciò si deve tradurre in strumenti reali, non in buoni propositi. Lo Stato deve garantire diritti». La sentenza ti ha dato giustizia, in tempi molto brevi, dando ai carnefici il massimo della pena. Un altro messaggio straordinario che hai voluto lanciare ieri sera è quello sulla fiducia «che non si possiede, ma si dà». Tu hai voluto dare tanta fiducia ai tuoi medici, e stai imparando a dare fiducia agli esseri umani, pur essendo stata molto delusa da alcuni.

    Cara Lucia, è da ieri sera che penso al fatto che il tuo libro dovrebbe essere una lettura obbligatoria per i giovani, non tanto perché la tua storia parli di violenza e di rispetto negato, quanto per il fatto che insegna il vero significato della speranza, della forza, dell’ottimismo. Forse ai giovani manca un po’ l’idea che le cose andranno sicuramente bene e che, nonostante si possano, purtroppo, vivere eventi drammatici nella vita, la persona che supererà queste prove sarà più forte, sarà come la nuova splendida Lucia che sei tu, oggi.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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