26 May 2017
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    Liberazione: Gramsci e i suoi “Quaderni”

    Liberazione: Gramsci e i suoi “Quaderni” è stato modificato: 2015-04-26 di Federico Sanna

    La Liberazione non è solo politica, ma anche culturale. Antonio Gramsci ci consegna i “Quaderni del carcere”, contenenti l’idea di una libertà che una cella non può contenere.

    Antonio Gramsci (1891-1937) è stato uno degli esponenti più importanti del panorama politico e culturale del Novecento. Il suo ruolo, come intellettuale e politico, nella fondazione del Partito comunista italiano (1921) e del giornale l’Unità (1924) rappresenta il contributo fondamentale allo sviluppo del discorso marxista in Italia. La rielaborazione del Marxismo, adattato alla situazione politica ed economica italiana, trova riscontro pratico nel concetto di “guerra di posizione” che, al contrario di quanto avvenuto in Russia nel 1917, sarebbe dovuto essere un processo rivoluzionario lento e non dirompente. La sconfitta del capitalismo e l’affermazione del proletariato come classe dirigente è un tema centrale.

    L’ostilità nei confronti del Fascismo caratterizza l’impegno parlamentare, ed extraparlamentare, di Gramsci, che ne condanna la natura reazionaria e antiproletaria. Il Fascismo è espressione della crisi della borghesia, negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, e dei suoi interessi. Una piccola borghesia che stringe alleanze con il mondo industriale e agrario. Nel 1927, Gramsci, accusato di attività cospirativa, viene condannato a 40 anni di reclusione. Nel carcere di Turi, presso Bari, scrive i Quaderni del carcere. Trasferito per problemi di salute, muore nella clinica di Quisisana nel 1937.

    I “Quaderni”.
    I Quaderni del carcere raccolgono riflessioni, appunti e note che Gramsci scrive nel periodo di detenzione. Il titolo è una scelta editoriale: l’essenza frammentaria e discontinua indica un’opera che non era destinata alla pubblicazione. Dal 1929 al 1935 Gramsci compila 33 quaderni, in cui sono contenute meditazioni su argomenti politici, economici, culturali e linguistici. Il limite è imposto dall’isolamento: la negazione dell’accesso a fonti e libri rivela il carattere incompiuto dell’opera. Ma non c’è una resa nei confronti di questa impossibilità, l’impegno e lo sforzo intellettuale di Gramsci rivelano la necessità di dare una sistemazione a pensiero e argomentazioni.

    Esistono due edizioni dei Quaderni. L’edizione curata da Palmiro Togliatti e Felice Platone, pubblicata in sei volumi, tra il 1948 e il 1951, ordina i quaderni secondo uno schema tematico: Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Il Risorgimento, Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno, Letteratura e vita nazionale, Passato e presente. L’edizione critica, curata da Valentino Gerratana, costituisce un lavoro filologico più accurato e approfondito e tenta di rispettare la struttura incompleta e irregolare dell’opera, tenendo conto anche della sequenza cronologica.

    gramsci_quaderniEgemonia e rivoluzione passiva.
    La concezione gramsciana della Storia rompe con la tradizione marxista e rifiuta le teorie dell’idealismo di Benedetto Croce. La Storia non è interpretata in termini finalistici, per cui gli eventi hanno una direzione che porta a una conclusione prestabilita e necessaria, ma è un campo aperto in cui forze contrapposte si contrastano e tentano di prevalere, sono equilibri in divenire.

    In questo contesto si inserisce il concetto di egemonia, intesa come direzione culturale e acquisizione del consenso attraverso la persuasione. Da qui la differenza rispetto all’idea di dominio, in cui il dato della forza è determinante. L’obiettivo egemonico di una classe sociale non è solo l’adesione di tutti i gruppi e la creazione di un modello condiviso, ma anche il cambiamento della concezione del mondo. La classe divenuta dirigente esercita il controllo attraverso gli intellettuali e indica la direzione. Struttura e sovrastruttura devono coincidere: all’unità ideologica deve corrispondere un’eguale risultato economico.

    L’analisi storica dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento rappresenta lo sforzo di Gramsci di comprendere il presente. La rivoluzione passiva è un cambiamento della situazione culturale, sociale ed economica operata dalle classi dominanti e imposto agli altri gruppi. Se negli Stati Uniti il fordismo, in campo economico, e l’americanismo, in campo culturale, sono stati un esempio di rivoluzione passiva, con l’idea della razionalizzazione del lavoro e del progresso capitalista, in Italia il Fascismo ha cercato di riaffermare la borghesia come classe dominante con una manovra dall’alto. La rivoluzione del proletariato ha il compito di concludere ciò che il Risorgimento ha lasciato incompiuto.

    Gli intellettuali e la cultura.
    L’intellettuale, garante dell’ideologia, è determinante nella dialettica dello scontro tra classi: l’egemonia è la vittoria culturale di una porzione sociale, diretta e organizzata dal lavoro dell’intellettuale. Il Fascismo, pur contando su ideologi e pensatori, ha fallito nella pretesa di imporre una cultura originale e compatta. La cultura fascista si riduce a una commistione di suggestioni filosofiche e politiche che fanno riferimento all’idealismo di Gentile, alle teorie di Nietzsche, alle immagini mitiche di D’Annunzio. Il Fascismo è un dominio repressivo, non produce mutamenti dal basso, ma l’annullamento violento della contesa culturale.

    Gramsci si occupa del problema della Cultura: critica l’idea tradizionale dell’autonomia, rispetto a collettività e questioni di sociali ed economiche, e dell’intellettuale, che si trasforma in strumento delle classi dominanti. Denuncia l’assenza, o la scomparsa, di una letteratura nazional-popolare (ripresa dal Neorealismo italiano) che faccia emergere le problematiche delle masse. Solleva la questione linguistica, esaminando la relazione tra lingua e letteratura, tra intellettuali e classi dominanti.

    I Quaderni del carcere si configurano come la visione panoramica di Gramsci. Il presente è il risultato di movimenti sviluppati da lontano: lo studio della Storia italiana e del Risorgimento precede le considerazioni sul presente. Del resto, la formazione del progetto politico di Gramsci dipende da un’accurata e completa elaborazione teorica. Il giudizio sul Fascismo e la conoscenza dei suoi meccanismi dipendono da una comprensione del passato. La liberazione è necessaria, ma il problema è risolto solo in parte.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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