23 November 2017
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    Lichtenstein in mostra, tocca all’Opera Prima

    Lichtenstein in mostra, tocca all’Opera Prima è stato modificato: 2016-02-19 di Redazione

    A Torino apre i battenti la mostra “Roy Lichtenstein. Opera Prima”, che sarà visitabile fino al 25 gennaio 2015. Un’occasione per apprezzare l’artista, a patto di arrivare “preparati”.

    La GAM – Galleria d’Arte Moderna di Torino presenta “Roy Lichtenstein. Opera Prima”, un’importante retrospettiva dedicata principalmente all’opera su carta dei uno dei maggiori maestri della Pop Art, Roy Lichtenstein. La mostra, prodotta da Fondazione Torino Musei e Skira Editore, ha inaugurato lo scorso 27 settembre e resterà aperta fino al 25 gennaio 2015.

    Chi era Roy Lichtenstein »

    La mostra.
    Curata da Danilo Eccher, direttore della GAM, l’esposizione ha il suo pregio fondamentale nel farci scoprire un Roy Lichtenstein a tutto tondo. Non siamo davanti a un’esibizione sulla pop art, sebbene l’ombra che il movimento artistico proietta sulle opere del newyorkese e, soprattutto, nella mente del visitatore, occupa la maggior parte delle sale. Si tratta invece di esplorare il metodo di lavoro di Lichtenstein, di capirne le influenze più vistose – come Magritte e Picasso – e, più di ogni altra cosa, di scoprire l’indissolubile legame che questo artista aveva con l’atto primordiale del disegnare.

    Lo facciamo ammirando un corpus di lavori tanto numeroso quanto significativo: prima d’ora, infatti, i disegni di Roy Lichtenstein erano stati esposti solo in poche altre occasioni (ricordiamo Roy Lichtenstein: Dessins sans bande del 1975 e del 1987 e Lichtenstein: En proceso/In process del 2005). Grazie all’Estate of Roy Lichtenstein e alla Roy Lichtenstein Foundation, oltre che a musei quali la National Gallery di Washingtonl’Art Institute di Chicago e a molteplici collezioni private, anche Torino può oggi essere annoverata in questo elenco ristretto.

    Osservando i ritagli di fumetti che fungono da studio preparatorio per “Vicki! I-I Thought I Heard Your Voice!” (opera del ’64), comprendiamo in che modo Lichtenstein sia arrivato a creare l’iconico pastiche. Lo stesso vale per quei disegni preparatori in cui l’artista americano cercava l’inquadratura più adatta per il suo “Von Karp” del ’62. Sono proprio i disegni a divenire il punto focale della mostra perché, come afferma Eccher, essi rappresentano le Prime Idee, ovvero le idee primigenie che hanno ispirato a Lichtenstein i suoi grandi capolavori.

    Certo, la mostra ha il difetto – come lo hanno, ormai, troppe mostre contemporanee – di dare per scontate molte cose. Richiede che lo spettatore abbia fatto i compiti a casa, insomma. La suddivisione delle sale, che privilegia le tematiche rispetto alla successione cronologica, è impegnativa per tutti quei visitatori che non sono familiari con i periodi stilistici di Lichtenstein. Inoltre il suo processo creativo è certo intuibile grazie a molti dei disegni e alle serie fotografiche qui in mostra, ma non è esplicato nel migliore dei modi: il pubblico degli addetti ai lavori e degli appassionati non farà fatica a unire i puntini (battuta dovuta) ma chi non è avvezzo a tecniche quali il falso retino fotografico, rischia di rimanerne leggermente confuso. D’altra parte, proprio questa impostazione non lineare, che lascia spazio alle riflessioni e alle interpretazioni personali, unita a un sapiente gioco di illuminazione, architettura delle sale e colori pastello, permette un’immersione totale nell’arte di Roy Lichtenstein.

    Disegnare per svelare il proprio io interiore.
    «Disegnare è la via più veloce per descrivere i miei pensieri» dichiarava Lichtenstein. Questa frase è adatta per riassumere lo spirito della mostra, piuttosto che l’abusata citazione dell’artista «in quasi mezzo secolo di carriera ho dipinto fumetti e puntini per soli due anni. Possibile che nessuno si sia mai accorto che ho fatto altro?». Questo perché sono il disegno e l’amore per le linee spesse e arrotondate – tipiche del fumetto – ciò che lega tutta la produzione di Lichtenstein, da “Sweet Dreams Baby!” del 1965, fino a “Landscape with Boat” del 1996, passando per gli “interni” degli anni ’70 e i “nudi” degli anni ’90.

    “Opera Prima” è una mostra imperdibile, per gli estimatori di Lichtenstein prima di tutto, ma anche per chi vuole scoprire un artista molto più complesso di quello che si potrebbe pensare in un primo momento. Un’esposizione che permette di aprire un piccolo spiraglio nella mente di uno dei Maestri del XX secolo.

    Roy Lichtenstein
    “Opera Prima”
    dal 27 settembre 2014 al 25 gennaio 2015
    GAM – Galleria d’Arte Moderna
    via Magenta 31, Torino

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    Redazione

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