17 December 2017
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    L’imam Dannawy su Parigi: “Inaccettabile”

    L’imam Dannawy su Parigi: “Inaccettabile” è stato modificato: 2015-01-14 di Paolo Morelli

    Intervista con Waleed Dannawy, imam della moschea di via Saluzzo a Torino: «Anche noi danneggiati dal terrorismo, che è completamente al di fuori del nostro pensiero».

    Waleed Dannawy è l’imam della moschea di via Saluzzo, una delle più grandi e importanti di Torino. Gli attentati di Parigi hanno intensificato, in diversi ambienti, il clima di diffidenza nei confronti delle persone di Fede musulmana, ne abbiamo parlato con l’imam.

    Dannawy, dopo le tragedie di Parigi, cosa è cambiato per voi nella vita quotidiana?
    In questo momento è ancora presto per vedere un cambiamento. Io, ad esempio, lavoro in un’azienda e non ho notato alcun cambiamento nei miei confronti. Solitamente, se ci troviamo in un ambiente dove siamo conosciuti dalle persone, non succede niente. Il problema grosso è quando le persone nn ti conoscono, è questo che crea paura. Torino è una realtà molto civile da questo punto vista.

    Come avete vissuto i fatti della scorsa settimana?
    La comunità musulmana condanna fermamente questi attentati, ma viviamo ogni giorno un grandissimo stress. Siamo sotto pressione perché tutti ci chiedono di condannare, ma è una richiesta strana: perché devo condannare qualcosa che tutti sanno non essere accettata? Si tratta di azioni completamente al di fuori del nostro pensiero, non solo condanno, ma nemmeno accetto. Viviamo in un paese democratico, posso pensarla come Charlie oppure no, ma la discussione si ferma qui. La comunità ha partecipato molto alle manifestazioni di solidarietà, e mi dispiace che sui giornali questa cosa sia emersa poco.

    Pensate che il terrorismo di matrice islamica danneggi anche voi?
    Questo è un punto molto importante: anche i musulmani sono danneggiati dal terrorismo. Noi subiamo quello che subiscono tutti gli europei, quindi anche noi abbiamo paura. Abbiamo paura per i nostri figli. Quando accadono tragedie come quella di Parigi viene accusata la comunità musulmana, ma sarebbe come dire che in Italia sono tutti i mafiosi perché i mafiosi sono italiani.

    Non pensa che chie gestisce le moschee debba denunciare potenziali estremisti?
    Certo, ma il punto è un altro, come fanno le moschee a denunciare? Noi, nelle nostre prediche, ripetiamo sempre che le leggi del Paese in cui ci troviamo vanno rispettate e che bisogna sempre pagare le tasse. L’Islam impone fermamente di rispettare le leggi e i contratti. Se c’è qualcuno che la pensa diversamente non verrà mai a dircelo, figuriamoci. Non abbiamo mezzi per capire come si comportino le persone nel loro privato, sono cose che può fare solo la Polizia. Poi, chiaramente, se qualcuno venisse a dirmi che vuole andare in Siria potrei avere un sospetto, ma il punto è che non succede. Il nostro pensiero, di comunità, è quello di rispettare la legge italiana al 100%. Non al 99%, ma proprio al 100%. Se qualcuno la pensa così faccia pure, ma non in questo Paese. Posso rispettare anche chi interpreta la nostra religione in maniera più ferma, ma lo faccia da un’altra parte, non in Italia.

    Però la critica maggiore che vi viene fatta riguarda la scarsità di controlli.
    Sì, è vero, tanti dicono di controllare, ma come lo facciamo? Un esempio: per noi non è un problema installare una telecamera di videosorveglianza. Tempo fa lo abbiamo fatto e l’avevamo posizionata all’ingresso del cortile davanti alla nostra moschea, per vedere chi entra e chi esce, il condominio l’ha fatta togliere perché violava la privacy.

    Forse le persone si sentono spaventate perché non vi capiscono.
    Per cercare di evitarlo, abbiamo iniziato a tradurre la predica del venerdì in italiano. Un po’ per far capire a tutti cosa diciamo, un po’ perché ci sono diversi fedeli che non parlano arabo. Tanti di noi hanno la cittadinanza italiana, mentre la seconda generazione – i nostri figli – si sente completamente italiana. Io non penso che a Torino ci sia un imam che la pensi diversamente da me, conosco bene gli imam di via Chivasso e di corso Giulio Cesare (due tra le moschee più grandi della città, ndr) e so che sono d’accordo con me.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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