19 February 2017
    Isis_Arte

    L’Isis continua a distruggere il patrimonio iracheno

    L’Isis continua a distruggere il patrimonio iracheno è stato modificato: 2016-01-26 di Davide Gambaretto

    L’Isis ha pubblicato un video in cui alcuni suoi componenti assaltano la biblioteca centrale e i musei di Mosul, distruggendo il patrimonio storico-archeologico della città irachena.

    Lo scempio dei beni culturali non coinvolge solo opere di casa nostra. Dopo aver distrutto, meno di un mese fa, parte delle antiche mura assire della città di Mosul (nome con cui viene oggi chiamata l’antica Ninive, capitale dell’impero assiro e uno dei siti storici più importanti del governorato iracheno di Ninawa), l’ira iconoclasta dell’Isis si è abbattuta anche su statue e bassorilievi, con gli jihadisti dello Stato Islamico che si sono accaniti con martelli e trapani sui manufatti assiri, risalenti al settimo secolo avanti Cristo circa e su quelli che sembrano essere reperti provenienti dal vicino sito archeologico di Hatra, del secondo e terzo secolo dopo Cristo.

    Il video, diffuso nelle scorse ore attraverso un account Twitter usato dall’Isis, mostra lo scempio perpetrato in quelli che sembrano essere alcuni musei di Mosul. Gli jihadisti hanno, inoltre, saccheggiato la biblioteca centrale della città irachena, bruciando migliaia di manoscritti. La scorsa estate la stessa sorte era toccata, sempre a Mosul, alla moschea intitolata al profeta Giona, considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi dell’Iraq. Sembra che gli atti vandalici fossero già incominciati da qualche giorno, ma l’impatto mediatico del video pubblicato dall’Isis ha dato un eco profondo e globale a uno scempio voluto e cercato in maniera sistematica, per legittimarsi come i veri oppositori dell’Occidente.

    Un attacco alla Storia.
    Per una volta
     non si parla di sangue o massacri e non si mostrano truci esecuzioni, ma sono notizie che colpiscono chiunque si renda conto del valore storico e culturale del patrimonio che piano piano sta scomparendo sotto i nostri occhi (sebbene, bisogna precisare, alcune delle opere distrutte sono delle semplici copie moderne in gesso). L’archeologa irachena Lamia al-Gailanid, ricercatrice dell’Institute of Archaelogy and Antiquity, ha dichiarato che il danno inflitto ai beni archeologici è, ovviamente, incalcolabile, «non solo per il patrimonio iracheno, ma per il mondo intero».

    La distruzione della Cultura, tratto comune a ogni organizzazione totalitaria e radicale, è ormai entrata prepotentemente nell’agenda dello Stato Islamico. Un gesto che ha come ripercussione quello di tagliare simbolicamente la testa alla Storia e che, in una maniera molto triste, ha un qualcosa di ironico. Sembra, infatti, che l’Isis trovi parte del proprio sostegno economico proprio nel commercio di reperti archeologici trafugati durante la propria avanzata, come documentato anche da articoli pubblicati da Guardian e National Geographic.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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