24 July 2017
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    Viaggio letterario nell’Italia dei sindaci

    Viaggio letterario nell’Italia dei sindaci è stato modificato: 2015-07-31 di Sara Bauducco

    “L’Italia dei sindaci” è il titolo dell’ultimo libro di Marco Giacosa, giornalista, che ha intervistato undici sindaci di tutta Italia, raccontando un Paese.

    Marco Giacosa, giornalista che collabora con La Stampa, ha compiuto un viaggio lungo lo Stivale per raccontare l’Italia attraverso le interviste a undici sindaci: il volume L’Italia dei sindaci, pubblicato dalla torinese Add Editore, ne è il risultato. Una lettura scorrevole e interessante da cui emerge un ritratto variopinto, dove le sfumature non sono dettate tanto dai colori del partito che domina le varie giunte quanto dal rapporto con problematiche e caratteristiche del territorio. «Sono partito mesi fa dalla considerazione che il sindaco non fosse un politico come tutti – scrive Giacosa nell’introduzione –. Il crescente sentimento di disaffezione verso il potere sembra aver risparmiato presidente della Repubblica e sindaco».

    Il viaggio.
    Il libro è articolato in capitoli: ognuno riporta un’intervista preceduta da una breve scheda con i dati essenziali del comune, dal numero di abitanti alla festa patronale; così l’autore offre un primo biglietto da visita della realtà locale. Inoltre, ogni intervista è arricchita da un paragrafo iniziale in cui Giacosa narra come ha raggiunto il paese e incontrato il sindaco e da uno conclusivo: poche righe che aiutano il lettore a calarsi nel contesto e a trasformare il libro anche in un diario.

    Il viaggio inizia da Chiusi, paese in provincia di Siena con circa 8700 abitanti: Stefano Scaramelli, dopo aver raccontato di aver rinunciato al Parlamento per fare il sindaco, affronta temi attuali e spinosi come lavoro e bilancio. «Devi studiare da sindaco. Sindaci si diventa. Amministrare è un gioco serio. In comune ci devi stare tutti i giorni». Di bilancio parla anche Carlo Della Pepa di Ivrea: ai tagli si sopravvive riducendo molte spese e estinguendo mutui. Marica Dalla Valle di Marostica (Vicenza), primo sindaco donna della città, non ama parlare di crisi ma di «fatica sociale», dichiarando che bisogna cercare nuove opportunità e spazi monitorando costantemente la situazione attraverso un tavolo tecnico.

    Le voci delle realtà locali.
    Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, incontrata durante una manifestazione enogastronomica, parla della possibilità di far uscire la città da una situazione un po’ stagnante costruendo imprese per le attività turistiche e incentivando gli imprenditori. Luca Vecchi, alla guida di Reggio Emilia (comune al quinto posto in Italia per qualità della vita), racconta come tenta di conciliare ruolo amministrativo e vita famigliare con la consapevolezza che facendo il sindaco “si rischia di essere coinvolti in modo totalizzante” nel proprio lavoro.

    Con ognuno, Giacosa cerca di sondare il rapporto con i dipendenti e i dirigenti comunali. Punto nodale delle interviste è la motivazione che ha spinto a candidarsi: chi per senso di appartenenza al territorio e chi per senso del dovere, chi “per caso” come Stefania Clara Lorusso di Bollate, partita facendo il difensore civico del Comune, e chi per il piacere di veder cambiare le cose (parole di Fausto Molinari di Airole, in provincia di Imperia).

    Il ruolo dell’amministratore pubblico.
    Il sindaco è il punto di riferimento dei cittadini perché loro l’hanno votato e lo vedono come interfaccia della complessa macchina burocratica; il sindaco è «la cerniera tra politica e antipolitica». Non sempre dalle parole dei sindaci emerge una chiara matrice partitica e quando esprimono un’appartenenza puntualizzano comunque la volontà di dare precedenza alle esigenze del territorio. «E il consenso lo mantieni se riesci a soddisfare la richiesta quotidiana, che è la cosa più complicata – ammette il sindaco di Fiuggi, Fabrizio Martini – è che non hai gli strumenti operativi, perché l’organizzazione dei comuni è mutilata, è carente».

    Di lotta per i diritti e lotta alla mafia si parla con Renato Accorinti, sindaco di Messina, descritto da Sonia Alfano come uomo di “onestà intellettuale” privo di “amicizie chiacchierate”: «Dietro la mia porta non c’è nessuno a chiedermi favori, perché sanno la risposta» commenta il primo cittadino, che poi aggiunge di aver scelto gli assessori senza condizionamenti dai partiti ma solo per competenza. Con Rosa de Lucia di Maddaloni (Caserta) si parla di ecologia, salute pubblica e sanità. Spesso, tra una domanda e l’altra, nascono riflessioni di più ampio respiro. Furio Honsell, sindaco di Udine, ad esempio parla dell’attuale generalizzato sonno della democrazia: «Manca l’educazione alla democrazia, gli strumenti ce li abbiamo e non dobbiamo toglierli, ma dovremmo educare molto di più».

    Per fare un bilancio.
    Come dice l’autore, «Siamo belli ma siamo malconci». La dicotomia tra politica nazionale e vita politico-amministrativa dei Comuni emerge anche dalle parole di Piero Fassino, sindaco di Torino, definito “sindaco dei sindaci” perché dal 2013 ricopre la carica di presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani: «C’è una sbagliata lettura da parte delle amministrazioni centrali dello Stato su che cosa sono i comuni, visti come centri di spesa».

    Il primo cittadino torinese individua nell’autonomia fiscale e finanziaria dei Comuni una soluzione che migliorerebbe la vita dei singoli centri: «Lo Stato indichi i macro obiettivi, faccia una strategia di spending review […]. Stabilito l’obiettivo generale, come poi debba essere conseguito devono essere i comuni a deciderlo, perché i sindaci lo sanno fare».

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    Sara Bauducco

    Laureata in Lingue e Letterature Straniere e giornalista, collabora con diverse testate occupandosi prevalentemente di cultura. Lavora come ufficio stampa e social media manager in ambito editoriale. Appassionata lettrice e organizzatrice di eventi culturali, la si può leggere anche sul blog Inchiostro Indelebile.

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