20 September 2017
    trivelle_petrolio_basilicata

    Lo Sblocca Italia e le trivelle in Basilicata

    Lo Sblocca Italia e le trivelle in Basilicata è stato modificato: 2014-12-29 di Paolo Morelli

    La protesta, che dura da mesi, ha portato alla modifica del decreto “Sblocca Italia” in materia di trivellazioni, ma la Basilicata non molla.

    Mentre il 2014 volge al termine c’è qualcuno che lotta, instancabile, senza farsi intimorire dal freddo o dalla cronaca nera che ricopre ogni cosa. È la Basilicata che si mobilita contro la politica energetica di cui rischia di diventare vittima. Già a luglio di quest’anno, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva insistito per “raddoppiare” le estrazioni di petrolio nella regione lucana, che ospita – purtroppo e per fortuna – l’unico bacino italiano del prezioso combustibile fossile, nonché il più grande dell’Europa Occidentale, quello della Val d’Agri, con 27 pozzi.

    Le preoccupazioni per l’ambiente.
    Diverse associazioni ambientaliste, da Legambiente al WWF, avevano però ammonito il Governo sulle possibili conseguenze dell’aumento delle estrazioni: a fronte di una maggiore produzione energetica di impatto ridotto per l’Italia, la Basilicata rischierebbe danni ambientali di alto livello, che metterebbero in discussione l’intera politica agricola della regione. Come ha spiegato Vito Mazzilli del WWF Basilicata, infatti, attualmente la regione estrae 85 mila barili di petrolio al giorno, ma il fabbisogno italiano ammonta a circa 2 milioni di barili, difficile pensare che il raddoppio delle estrazioni possa soddisfare le necessità del Paese.

    Lo “Sblocca Italia” e l’inquinamento.
    Nel Decreto “Sblocca Italia”, però, è stata introdotta la possibilità, da parte dello Stato, di autorizzare attività di ricerca o estrazione di idrocarburi in tutto il Paese senza passare attraverso le regioni (i siti in Italia sono parecchi, dal Piemonte all’Emilia Romagna, fino alla Sicilia). La ricerca del petrolio, nell’articolo 38 del Decreto, diventa infatti di «pubblica utilità».

    La maggiore apertura alle trivellazioni, se da un lato può essere una spinta allo sviluppo economico, dall’altro non tiene conto delle problematiche ambientali connesse alle estrazioni, delle quali il servizio di Gaetano Pecoraro per Piazza Pulita (La 7) fa un riassunto qui. Le compagnie petrolifere portano lavoro ma anche tanto inquinamento, che danneggia le attività agricole e compromette il territorio, oltre a causare un sensibile aumento dei tumori. Una situazione che ricorda quella dell’ILVA di Taranto.

    Il dietro-front del Governo.
    In materia di energia, manca un cenno alle energie rinnovabili nel Decreto, che preferisce invece puntare sui combustibili fossili come il petrolio. C’è però uno spiraglio. Dopo la grande mobiltazione che, soprattutto in Basilicata, ha portato in piazza cittadini e associazionie, nella Legge di stabilità è stato inserito un emendamento all’articolo 38 del Decreto Sblocca Italia che introduce il principio di sussidiarietà delle Regioni. Il Ministero dello Sviluppo Economico, quindi, non potrà autorizzare ricerche e estrazioni di idrocarburi senza aver prima raggiunto un accordo con i governi regionali nella Conferenza unificata.

    La Corte Costituzionale.
    Ieri, però, il fronte ambientalista lucano è sceso nuovamente in piazza a Melfi (Pz), perché il pericolo dell’aumento delle trivellazioni non è ancora stato scongiurato. Resta ancora da definire la posizione della Basilicata rispetto all’impugnazione dell’articolo 38 del Decreto di fronte alla Corte Costituzionale (6 regioni l’hanno già fatto), sebbene dopo la recente apertura del Governo nazionale è difficile che questa operazione vada avanti. Domani è prevista l’ultima seduta del 2014 del Consiglio regionale della Basilicata, dove si discuterà, fra le altre cose, dello “Sblocca Italia”.

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter