30 May 2017
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    Lo stupro di una donna, e di una coppia

    Lo stupro di una donna, e di una coppia è stato modificato: 2015-04-04 di Federico Sanna

    Subire la violenza vergognosa di uno stupro può mettere in discussione l’unità di una coppia? Michele Placido si ispira a un’opera teatrale di Pirandello, “L’innesto”, per elaborare una riflessione critica sui nostri tempi.

    Laura (Ambra Angiolini) e Giorgio (Raul Bova) vivono il loro felice matrimonio in una tranquilla località del Sud Italia, dove lavorano e si dedicano con passione alle proprie attività. Il sogno di avere un bambino prevale su ogni cosa. La loro vita viene travolta da un evento sconvolgente: Laura è vittima di uno stupro. La situazione della coppia, già tesa a causa del trauma, peggiora quando la donna scopre di essere incinta. Inizia così La scelta, film di Michele Placido ispirato a L’innesto, opera teatrale di Luigi Pirandello.

    La scelta cui si trovano davanti i due protagonisti è difficile e si scontra con desideri contrapposti: Giorgio è tormentato dai dubbi e vorrebbe ricorrere all’aborto, Laura si aggrappa all’incontenibile istinto materno. La tragica vicenda dei due coniugi non trova solo opposizione: il maresciallo Nicotri (Michele Placido) tenta di dare, in veste istituzionale, e poi personale, sostegno e consiglio.

    Il matrimonio e lo stupro.
    La vita matrimoniale di Laura e Giorgio appare perfetta, non sembra che la difficoltà sia accolta nella coppia come elemento ostruttivo e la nascita di un bambino rappresenterebbe un motivo di unione più forte, ciò che li stringerebbe insieme nel tempo. È una vita lineare, priva di scogli e ostilità, come le vie centrali del paese in cui Laura si perde.

    La fitta trama di vicoli soleggiati, che esprimono gioia e serenità, dalle botteghe degli artigiani agli incroci più frequentati, nasconde però un’ombra. Proprio mentre sta passeggiando, Laura viene aggredita in un angolo buio e angosciante. Il mondo confortevole e protettivo, quasi ingenuo, in cui la donna vive crolla: l’esperienza dell’alterità è condizionata dall’evento traumatico e la percezione di sé come identità inquinata scuote ogni certezza. Laura non si sente compresa e i tentativi di aiuto che provengono dai famigliari non vengono accettati, perché un percorso di ricostruzione della fiducia si configura come unica soluzione. Per eludere il dolore della lesione si abbandona all’amore che prova per Giorgio.

    Il figlio.
    Quando Laura scopre di essere incinta l’equilibrio precipita. Giorgio è dilaniato dall’incertezza sulla reale paternità del bambino e si allontana inconsapevolmente da Laura, in una pulsione egoistica che si traduce nella volontà di possedere il nascituro come estensione di sé. La donna intravede nel bambino il riconoscimento dell’Altro, il fondamento di una sicurezza perduta.

    L’amore per un figlio lega e non disunisce, armonizza il caos che ha destabilizzato il loro matrimonio. Il contrasto assume una forma irreversibile, la ferita del rapporto ne ridefinisce gli obiettivi e, fatalmente, i sentimenti. Un’incomprensione reciproca inedita che non considera la bellezza del loro passato e che trova un primo ostacolo nell’immagine del futuro. È dal ricordo dell’amore, e dalla sua presenza nel quotidiano, che Giorgio acquisisce la forza per riavvicinarsi a Laura: il timore di perderla vince e l’apertura può riformare la serenità della vita sentimentale della coppia. La possibilità dell’aborto è scartata, annientata dalla potenza di un vincolo che non può essere spezzato da nessuna violenza esterna. È un mutuo riconoscimento, la radice di ogni relazione umana.

    Il contesto.
    L’occasione narrativa offerta dalla vicenda è il campo da cui vengono mosse alcune riflessioni di ambito sociale: se nel 1919, l’anno di presentazione de L’innesto, la violenza sessuale era un evento che danneggiava l’immagine della donna, nel 2015 la situazione non è cambiata. L’assistenza alle vittime è timida, come si nota dal modo in cui i famigliari di Laura tentano di aiutarla. Il timoroso e diffidente distacco crea un abisso tra la donna ferita e il mondo esterno. Un sistema di pregiudizi e principi anacronistici adombra le questioni più importanti della cura del trauma, del sostegno e della comprensione psicologica.

    Nonostante sia un mondo molto diverso, una società in cui una donna, come la sorella di Laura, organizza la propria vita intorno ad una “famiglia allargata”, ancora perdurano situazioni di emarginazione e sospetto. Soltanto i bambini hanno la forza della spontaneità, come quelli del film: la posizione non giudicante che li caratterizza dovrebbe essere di esempio anche per gli adulti.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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