11 December 2017
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    L’oro di Scampia: la rabbia

    L’oro di Scampia: la rabbia è stato modificato: 2014-12-11 di Cecilia Russo

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    Presentato ieri a Sottodiciotto Film Festival, “L’oro di Scampia” parla del quartiere di Napoli, con qualche eccesso romanzesco, e della palestra di judo di Gianni Maddaloni.

    Martedì 9 novembre 2014, il film L’oro di Scampia ha aperto la sezione Teenvision, un programma del Sottodiciotto Film Festival dedicato ai ragazzi delle scuole e ai giovani, alcuni di questi film sono a tematica sportiva in vista di Torino Capitale dello Sport. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Piazza dei Mestieri e in particolare La Casa dei Compiti. Cristiana Poggio, vicepresidente di Piazza dei Mestieri, ha spiegato che La Casa dei Compiti, nasce all’interno della scuola per rispondere alla fatica che molti studenti fanno nell’apprendere, è quindi uno spazio in cui tutti gli studenti possono recarsi a studiare attraverso nuove metodologie e per comprendere l’utilità di ciò che si studia a scuola.

    Il film e la sua nascita.
    L’oro di Scampia è un film di Marco Pontecorvo, con importanti interpreti, come Beppe Fiorello, il protagonista, che racconta la vera storia della famiglia Maddaloni, ispirandosi al libro L’oro di Scampia. Storie di lotta, di bellezza e di scugnizzi che ce l’hanno fatta di Gianni Maddaloni, edito da Dalai Editore. Nel film, Beppe Fiorello, che interpreta Gianni, chiamato non Maddaloni ma Capuano, gestisce una palestra di judo a Scampia, periferia disagiata della città di Napoli, dove, con scarsità di mezzi, cerca di sottrarre i giovani alla criminalità organizzata. Le disavventure sono molte, due morti, intimidazioni, paura e il classico lieto fine con il successo di Tony (che nella realtà è Pino, figlio di Gianni) che vince prima gli europei di judo e poi le Olimpiadi.

    Il film è nato quasi per caso. Gianni ama scrivere, così ha scritto la propria storia e una sua amica gli ha consigliato di pubblicarla, così è arrivata una casa editrice di Milano e dopo poco tempo Gianni ha ricevuto una chiamata di Beppe Fiorello che gli chiedeva di poter dare al libro la forma del film, Pontecorvo ci ha messo la poeticità e la passione.

    Tra realtà e finzione.
    Gianni era presente in sala e ha voluto rispondere alle domande di alcuni studenti, raccontando prima di tutto la propria storia, partendo dall’infanzia: «questa parte manca nel film – ha affermato Gianni con rabbia – ma del resto, per raccontare le brutte storie i soldi si trovano, quando bisogna fare un film a puntate per raccontare una storia positiva, mancano i fondi». Gianni ha avuto la fortuna di avere sia la mamma che il papà, ma erano otto fratelli e quindi spesso si trovava a dover giocare per strada: «la mia vita è stata costellata di combattimenti non solo fisici ma anche psicologici». Gianni ha trovato l’amico sbagliato a 16 anni, poco dopo la morte del padre e ha rischiato la galera, ma poi ha avuto la fortuna di incontrare Lupo che gli ha insegnato tutto sul judo. A 18 anni ha trovato lavoro al policlinico come infermiere e ha deciso poi di aprire una palestra di judo a Scampia, dove ha insegnato ai ragazzi a faticare, a sudare, a guadagnarsi le vittorie. Così il figlio Pino dopo poco ha vinto i Campionati europei e nel 2000 le Olimpiadi di Sidney.

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    Gianni Maddaloni

    La palestra a Scampia.
    Sia nel film che nella realtà si capisce bene la determinazione di Gianni nel tenere la palestra a Scampia e non in un altro quartiere; tanto è vero che gli è stata offerta, come si vede nel film, la possibilità di aprire una palestra vicino al Vomero, ai Camandoli, ma lui ha rifiutato. La palestra fatica sempre a livello economico, ma se qualcuno gli chiede come va la palestra Gianni risponde sempre bene: «perché c’è sempre tanta gente, i bambini non pagano e giocano fuori prima di entrare a fare judo, perché all’esterno ho messo gli scivoli e ho fatto quasi un oratorio. Le mamme, mentre i bimbi fanno judo, fanno zumba, perché voglio che la palestra sia piena e viva. Ogni giorno tra un turno e l’altro passano dalle 150 alle 300 persone. In più a aiutarmi ci sono dei detenuti in semilibertà».

    La storia di Antonio.
    Gianni ha raccontato una storia che non c’è nel film, quella di Antonio: figlio di un boss che sconta la sua pena nel carcere di Oristano. Ragazzino dal destino segnato, che fin dalle scuole medie compie atti di bullismo nei confronti dei compagni, viene affidato a Gianni, il quale si accorge che Antonio suona bene il piano, ma a orecchio, così lo porta al Conservatorio. Antonio, questo mese, incontrerà nuovamente il padre dopo quattro anni, suonando il pianoforte in carcere. Gianni ha rivelato, con commozione, che l’aver strappato Antonio da un destino di criminalità lo riempie di orgoglio, come fosse una seconda medaglia olimpica di suo figlio.

    Le istituzioni.
    Le istituzioni e gli imprenditori hanno aiutato la palestra, dando fondi e finanziamenti a singhiozzo. Con rabbia, Gianni racconta di non aver mai sentito Petrucci, presidente del CONI quando Pino ha vinto la medaglia, invece appena l’attuale presidente Malagò è stato eletto ha voluto parlargli, allo stesso modo è stato contattato dal Presidente del Consiglio che incontrerà il 16 dicembre. Gianni ha detto che secondo lui sono dei segnali positivi e che forse qualcosa sta cambiando.

    Come stanno veramente le cose.
    Diversamente da quello che si vede nel film, nessuno dei ragazzi di Gianni è mai stato ucciso e la sua palestra non è mai stata incendiata, anzi, alcuni boss gli hanno scritto dal carcere per ringraziarlo del lavoro che stava facendo con i loro figli. Gianni ha detto che secondo lui il sistema della malavita non è quello di Scampia, ma è la corruzione presente in Parlamento: «quella di Scampia è ignoranza, il vero nemico è la corruzione». La Scampia che viene descritta nella serie televisiva “Gomorra”, stando a quanto racconta, non esiste, poiché dal 2007 a oggi il problema droga a Scampia è stato quasi debellato e ci sono molte alternative alla vita criminale.

    L’incontro è stato moderato da Eleonora Frida Mino, attrice, avvocato, responsabile de “Il maestro: storie di judo e di camorra”: un progetto di teatro, sport e legalità. Lo spettacolo teatrale sulla storia di Gianni vedrà la luce nel maggio 2015, ma in occasione di Torino Capitale dello Sport già da gennaio verranno proposti incontri ed attività. Eleonora ha chiuso l’incontro con uno dei motti di Gianni: «un vincitore vero è colui che non ha mai smesso di sognare».

    Gianni e i suoi ragazzi hanno una pagina facebook: lo star judo club centro Gianni Maddaloni »

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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