29 May 2017
    matrimoni_gay

    #LoveWins: gli Usa dicono sì ai matrimoni gay

    #LoveWins: gli Usa dicono sì ai matrimoni gay è stato modificato: 2016-01-26 di Christopher Rovetti

    Con uno storico pronunciamento la Corte Suprema americana legalizza i matrimoni omosessuali in tutti gli Stati Uniti. Obama twitta “#LoveWins” e l’hashtag fa il giro del mondo diventando virale.

    A meno di un mese dal referendum irlandese sui matrimoni gay, la Corte Suprema statunitense è stata chiamata a esprimersi sull’opportunità che anche negli States potessero essere legittimate le unioni fra persone dello stesso sesso. Con cinque voti a favore e quattro contrari, i giudici della High Court americana hanno stabilito che il matrimonio possa essere contratto anche tra persone dello stesso sesso. Pertanto, d’ora in avanti, tutti gli stati della federazione, dalla Florida all’Alaska, dalla Hawaii al Maine passando per gli stati mormoni e quelli ultra conservatori, saranno costretti ad adeguarsi a tale decisione.

    Prima della sentenza…
    Fino al pronunciamento della corte erano trentasette gli stati federali nei quali i matrimoni gay erano legalmente riconosciuti. Nei restanti tredici, le unioni fra persone dello stesso sesso non avevano alcun valore giuridico anche nel caso in cui fossero state contratte in altri stati. Gli stati che non riconoscevano i matrimoni gay, o che addirittura li proibivano esplicitamente attraverso norme specifiche, erano perlopiù i feudi conservatori, che avevano messo in piedi una vera e propria crociata per il mantenimento dello status quo in materia di diritti civili. Tuttavia, questi stati, come anche i conservatori più oltranzisti, non avevano fatto i conti con l’attivismo e la caparbietà di coloro che volevano vedere riconosciuto il proprio diritto a sposarsi con persone del loro stesso sesso.

    …e dopo.
    Ed ecco che dopo una battaglia legale lunga e tormentata, il 26 giugno scorso, la Corte Suprema americana ha dato ragione a questi ultimi. Nel redigere il parere di maggioranza, il giudice Anthony Kennedy ha posto l’accento sul fatto che il mantenimento di tali discriminazioni nel riconoscimento dei matrimoni gay viola il 14 emendamento della costituzione americana, che proibisce qualsiasi tipo di discriminazione dei cittadini davanti alla legge. Adesso tutti gli stati della federazione saranno costretti ad adeguarsi modificando le proprie legislazioni in senso “arcobaleno”. Finalmente una coppia gay di New York, o una coppia lesbica della California, potrà andare a vivere in un altro stato senza avere il timore di non veder riconosciuti i propri diritti di coppia legalmente sposata. Tuttavia alcuni stati, Texas in testa, hanno già annunciato di non voler applicare la decisione della Corte.

    #LoveWins: il tweet di Obama e le dichiarazioni del Presidente.
    «Oggi è un grande passo per la nostra marcia verso l’uguaglianza». Sono state queste le parole con cui il Presidente americano Barack Obama ha salutato la decisione della Corte Suprema. Il messaggio che Obama ha twittato terminava con l’hashtag #LoveWins, che in pochi minuti è rimbalzato in tutto il mondo ed è diventato il claim di questa svolta epocale. Come sottolineato dal Presidente americano adesso, in tutti gli Stati Uniti, le coppie omosessuali potranno avere la facoltà di scegliere, in quanto è stato riconosciuto il loro legittimo diritto a sposarsi. Finalmente nella terra del sogno americano, della “Grande mela” e di Hollywood, i matrimoni gay saranno riconosciuti in modo uniforme e senza alcun tipo di discriminazione.

    matrimoni_gay_usa

    La Casa Bianca in “versione arcobaleno” (fonte: sbs.com)

    Impazza l’arcobaleno-mania.
    E nel giorno di questa grande vittoria del fronte per i diritti delle coppie omosessuali, decine di aziende americane si sono tinte di arcobaleno per salutare questo momento storico. In Italia e nel resto mondo, complici le celebrazioni per i vari gay pride nazionali, milioni di profile picture di Facebook si sono trasformate in foto arcobaleno per festeggiare la giornata dell’orgoglio gay che, ricordiamolo sempre, è un modo colorato e diverso per chiedere una piena uguaglianza di diritti per le coppie formate da persone dello stesso sesso e per i singoli che si vedono, ancora in molti casi, discriminati in quanto omosessuali. È di poco fa la notizia che, finalmente, anche in un Paese come il Mozambico l’omosessualità non è più illegale. In proporzione anche questo è grandissimo passo verso l’uguaglianza.

    Italia e Europa.
    Tuttavia, come sempre, dobbiamo chiudere con le note dolenti. L’Italia è uno tra i pochi Paesi europei nei quali due persone dello stesso sesso non vedono riconosciuti i propri diritti di essere coppia. Sebbene in tanti si siano riempiti la bocca con paroloni come “uguaglianza” ed espressioni quali e “no alla discriminazione” e “stop omofobia”, in concreto nulla è stato ancora fatto. Sembra quasi che una persona possa tranquillamente essere gay, ma che non possa dimostrarlo in pubblico, ad esempio tenendo per mano il proprio compagno, baciando la propria compagna o giurando amore eterno di fronte a un ufficiale civile.

    Va detto che l’Italia è comunque in buona compagnia. In Turchia, durante il gay pride, i manifestanti sono stati dispersi dalla polizia con gli idranti sottolineando, una volta di più, la scarsa sensibilità del governo Erdoğan in materia di diritti civili. E anche l’Europa latita. Di fatto, quello che sarebbe lecito chiedere all’Europa è che uniformasse la legislazione dell’Unione in materia, un po’ come hanno fatto coraggiosamente i giudici della Corte Suprema negli Stati Uniti. In fin dei conti la situazione a livello continentale non è molto differente. La maggior parte dei Paesi già prevede una legislazione in materia di unioni civili e dal punto di vista sociale e politico le due aree si assomigliano molto. Tuttavia, nonostante i buoni propositi, le belle parole e i pensieri filosofici, l’Unione Europea continua a essere entità troppo astratta e dunque non competente ad assumere decisioni in materia di diritti civili, che possano garantire una piena uguaglianza fra tutti i cittadini europei.

    Foto in copertina: libertyconservatives.com

    Print Friendly
    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter