20 September 2017
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    L’uomo (cieco) che torna a vedere

    L’uomo (cieco) che torna a vedere è stato modificato: 2015-02-24 di Paolo Morelli

    Una storia emozionante che riaccende una speranza, grazie a Second Sight e alla scienza.

    Allen Zderad è un uomo di 68 anni del Minnesota, che da circa 20 anni è affetto da una malattia degenerativa che ha colpito i suoi occhi. Da quasi un decennio, Allen ha perso completamente la vista. C’è però una possibilità offerta dalla scienza, è il progetto di ricerca promosso dall’azienda californiana Second Sight. Come riporta Mashable, l’idea consiste nell’impiantare un chip nella retina, che a sua volta viene stimolato attraverso segnali radio inviati da un visore. In questo modo, il chip attiva il nervo ottico anche se la retina è danneggiata, sostituendosi, di fatto, alla parte organica che non funziona più.

    L’occhio bionico.
    Non è una soluzione definitiva, ma rappresenta un consistente passo in avanti verso la produzione di un vero “occhio bionico”. Il paziente, grazie a “Second Sight”, passa dal buio totale alla visione di ombre e luci. Non saranno immagini in alta definizione, ma accendere la luce dopo un decennio, come nel caso di Allen Zderad, può essere qualcosa di rivoluzionario.

    L’uomo, infatti, si è sottoposto a un intervento chirurgico presso un ospedale del circuito Mayo Clinic per l’installazione di un chip nel suo occhio destro e, dopo due settimane, ha attivato l’apparecchiatura esterna che traduce le immagini riprese da una telecamera in impulsi elettrici da inviare al cervello. Allen, dopo dieci anni, ha potuto vedere sua moglie. Non l’ha vista come la vedeva prima della malattia, ma Second Sight ha interrotto dieci anni di tenebre che sembravano eterne.

    Il risultato è questo.

    Costi e progresso.
    Stiamo parlando, è bene ricordarlo, di costose cure private che solo i più ricchi possono permettersi, soprattutto nel caso degli Usa. Una singola protesi, dal nome di Argus II Retinal Prothesis, brevettata in Europa già nel 2011 (negli Usa a partire dal 2013), arriva a costare anche centomila dollari. Al quale, poi, vanno aggiunti i costi degli esami e dell’intervento chirurgico.

    Quello che è importante, oltre alla storia di Allen Zderad, è il progresso che sta compiendo la ricerca. È facile immaginare che con il miglioramento di queste tecnologie anche i costi delle singole protesi possano abbassarsi, e che laddove la Natura sembrava porre un limite invalicabile – come la cecità – la scienza ha aperto un varco.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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