19 August 2017
    birdman

    L’urlo di Birdman, la mente di Keaton

    L’urlo di Birdman, la mente di Keaton è stato modificato: 2015-02-23 di Davide Gambaretto

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    “Birdman”, interpretato da Michael Keaton, è un film difficile da recensire, claustrofobico, onirico. Critica Broadway ma, al tempo stesso, la esalta.

    «Cosa può essere capitato nella vita di una persona perché decidesse di fare il critico? […] È capace solo ad etichettare qualunque cosa. Questa è squallida pigrizia […] Lei lo sa che cos’è questo? Non lo sa e sa perché? Lei non è capace di vedere questa cosa se non sa come etichettarla. Lei scambia tutti quei rumorini che ha nella testa per vera conoscenza».

    Ora, come si fa a dare un giudizio critico su di un film che – in uno dei suoi passaggi più ispirati – fa recitare questa battuta al suo protagonista?

    Birdman o (l’imprevedibile virtù dell’ignoranza), nuovo film di Alejandro G. Iñárritu in lizza per 9 premi oscar, è un tremendo elogio alla forma. In un turbinio di bellezza formale fine a se stessa, tutto – a partire dal titolo – è stato pensato e ideato per dare vita al senso di inadeguatezza e ai rimorsi che pervadono la mente di Riggan Thompson, ex star di Hollywood. Protagonista di un franchise multimilionario in cui impersonava un supereroe in calzamaglia (il “Birdman” del titolo) Riggan – interpretato da un Michael Keaton in evidente stato di grazia – ora cerca redenzione artistica a Broadway, finanziando, dirigendo e interpretando l’opera di Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

    Il film.
    La storia mostra i giorni subito precedenti alla prima e segue i protagonisti attraverso le prove turbolente, i battibecchi da prime donne e i momenti di sconforto fino ad arrivare alla serata di debutto. Talloniamo senza posa Riggan Thompson, che ci lascia entrare nella sua vita e ci mostra come sia dominato dai demoni del suo passato: il suo alter ego supereroistico è sempre con lui, questionando le sue scelte e rimproverandolo con la sua voce aspra e compiaciuta. Seguiamo questo grande dramma personale (e quelli a lui collegati) attraverso un unico piano sequenza, corretto in post-produzione attraverso alcuni espedienti, che permettono al regista di cambiare tempo e luoghi con estrema fluidità.

    Una fluidità che diviene funzionale alla narrazione e che ha come scopo principale una volontà di stupire lo spettatore spesso fine a se stessa. Si avanza sincopati, i vari episodi coerentemente scanditi da una colonna sonora sostenuta, per la maggior parte, dalla batteria free jazz di Antonio Sánchez che detta il ritmo della storia. E proprio ritmo diviene la parola chiave, perché ogni sequenza è come una danza, dove gli attori si rincorrono e si incontrano, ma che mai devono scontrarsi per non pregiudicare la riuscita del film. Ogni azione, ogni gesto è calibrato da Iñárritu, quasi che la post-produzione fosse stata fatta all’inizio delle riprese.

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    Cosa c’è dietro al ritmo di Birdman.
    La domanda da farsi ora è questa: tutta questa bellezza formale è sostenuta da altrettanta sostanza? Sì e no. Perché Birdman vuole concentrarsi semplicemente su di una tranche de vie fatta di luoghi comuni e non permette ai suoi personaggi di evolversi appieno. Vuole, in alcuni casi, estremizzarli a discapito della profondità (è il caso della maggior parte dei personaggi femminili), in altri addirittura farne una mezza caricatura (come per il personaggio Jake, qui con le fattezze di Zach Galifianakis). Lo stesso Riggan Thompson mette in scena dei fantasmi che sono abbastanza comuni nell’industria cinematografica, ovvero l’eterno dilemma tra arte e intrattenimento (per non utilizzare la parola soldi). Purtroppo il dualismo di Thompson viene esplorato con semplicità estrema e, proprio per questo motivo, il suo personaggio inizia a mostrare una certa ripetitività e un inerzia scontata già verso la metà del film.

    L’unica eccezione, in questo insieme di personaggi tendenti alla monodimensionalità è dato da Mike Shiner, attore di metodo, vanesio ed egocentrico che ricerca la verità nella sua arte fino all’eccesso. Il lavoro di Edward Norton, nell’impersonare Shiner, è maestoso e rivaleggia con l’interpretazione di Keaton stesso. Il fatto, poi, che il suo personaggio sia il meglio costruito e il più profondo tra quelli proposti fa sì che risulti il più efficace, quello di cui importa di più allo spettatore (nella fattispecie viene la voglia di ficcargli un bel cazzotto in pieno volto). Attenzione, però, a non giungere a conclusioni affrettate, perché è proprio questa monodimensionalità dei personaggi e dei contenuti a dare il giusto ritmo e la giusta atmosfera a Birdman. Dialogo dopo dialogo, la pellicola inizia a diventare sempre più claustrofobica, prima del catartico rilascio della tensione nel finale. Iñárritu non cerca una storia, ma l’interpretazione dei singoli, sia all’interno dello stesso film – quando la compagnia teatrale di Thompson mette in scena Carver – sia nelle sbalorditive interpretazioni messe insieme dai “veri” attori. Non cerca una trama solida o dei personaggi finemente cesellati, ma rincorre una solida prova di regia.

    Estasi visiva e narrativa.
    Allora come si fa a dare un giudizio critico su Birdman? Molto probabilmente l’unico modo è quello di raccontare ciò che ci trasmette e quello che proviamo guardandolo. In questo caso la nuova pellicola di Iñárritu regala momenti di pura estasi visiva e narrativa, sebbene, in molti dei suoi passaggi, possa lasciare poco a livello di contenuti. Non importa, ne vale comunque la pena. Al netto dei possibili difetti – che potrebbero perfino rischiare di pregiudicare la vittoria delle statuette più ambite – Birdman è destinato a divenire un classico del cinema.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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