22 September 2017
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    Luxleaks: lo scandalo che minaccia Juncker

    Luxleaks: lo scandalo che minaccia Juncker è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    Un’inchiesta giornalistica rivela lo scandalo delle agevolazioni fiscali concesse dalle banche e dal governo del Lussemburgo a 340 multinazionali che hanno evaso il fisco. Nel mirino Jean Claude Juncker. 

    Un presidente della Commissione Europea ed ex ministro delle finanze del piccolo granducato del Lussemburgo, 340 multinazionali “furbette”, una serie di banche lussemburghesi e un consorzio di 80 giornalisti che rivela al mondo documenti segretissimi. Lui è Jean Claude Juncker, eletto alla carica di presidente della Commissione Europea poco più di 20 giorni fa. Il resto è lo scandalo LuxLeaks che rischia di travolgerlo e di minarne la credibilità politica in una fase piuttosto delicata per le future sorti dell’Europa unita.

    Le rivelazioni.
    Lux sta per Lussemburgo e leaks, da Wikileaks in poi, è un suffisso che sta ad indicare “scandalo”. Secondo quanto è stato reso noto dal Consorzio Internazionale del giornalismo investigativo, per circa otto anni – tra il 2002 e il 2010, ma il periodo potrebbe essere anche più ampio – circa 340 multinazionali avrebbero dirottato verso le banche lussemburghesi milioni di Euro al fine di sottrarli al fisco ed evitare di pagare altrettanti milioni di tasse nella madrepatria. Il tutto attraverso accordi fiscali occulti con le banche e con il placet del governo locale. E chi è stato, dal 1995 al 2013, ministro delle finanze del Lussemburgo? Proprio lui, Jean Claude Juncker, che ora è finito nell’occhio del ciclone offrendo un ottimo assist agli euroscettici, i quali ne hanno subito approfittato per chiederne la testa.

    Nell’inchiesta sono coinvolti marchi molto noti come Ikea, Pepsi, Apple, Amazon, Gazprom, Deutsche Bank, Burberry, Jp Morgan. E c’è anche una nutrita pattuglia di aziende italiane (31 in tutto) tra cui spiccano Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Unicredit e Banca Sella. Tutte hanno beneficiato di aliquote irrisorie nel piccolo Lussemburgo, in alcuni casi inferiori anche all’1%.

    Soldi sottratti agli Stati di provenienza.
    Se dal punto di vista dell’ordinamento interno del Lussemburgo non vi è nulla di politicamente censurabile, l’aver avallato l’ingresso di quei capitali ha consentito alle 340 multinazionali di evadere milioni e milioni di Euro, indebitamente sottratti alle casse dei rispettivi Stati di appartenenza, convogliandoli in un paese membro dell’Ue.

    Usando una metafora calcistica lo scandalo è un duro tackle sul mandato di Juncker. Il neo eletto presidente aveva infatti da poco annunciato il piano di investimenti da 300 miliardi in tre anni che, nelle intenzioni, dovrebbe far ripartire la crescita in Europa e creare occupazione. Il minuzioso e certosino lavoro degli 80 giornalisti – 28 mila le pagine lette ed analizzate – ha offerto un’occasione insperata a quelle forze politiche che non vedevano di buon occhio la nomina di Juncker alla presidenza della Commissione.

    Le reazioni.
    Immediate e prevedibili le reazioni della fronda degli euroscettici. Il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord hanno presentato una mozione di censura che verrà esaminata e votata nel corso della sessione plenaria, in programma la prossima settimana a Strasburgo. I firmatari della mozione pongono l’accento sull’inaffidabilità del presidente e sostengono che lo scandalo abbia dimostrato come Juncker non sia la figura adatta a promuovere il benessere dell’Unione Europea, avendo anteposto, nel suo mandato da Ministro delle Finanze, la ragion di Stato alla correttezza nei confronti degli altri paesi membri. Al coro di voci che chiede le dimissioni di Juncker si sono così uniti il Front National di Marine Le Pen e diversi partiti di estrema destra e estrema sinistra, oltre ad autorevoli quotidiani economici come Bloomberg e Financial Times.

    L’interessato si è detto tranquillo e il suo portavoce greco Margaritis Schinas ha assicurato che Juncker è assorbito dal lavoro sugli investimenti. Nel frattempo il Commissario Ue per gli Affari Economici e la Fiscalità, Pierre Moscovici, ha ribadito che tra le priorità dell’Unione Europea per i prossimi anni ci sono l’armonizzazione fiscale e la lotta all’evasione fiscale.

    Il mandato di Juncker, pienamente legittimato dal voto, appare ora costellato da secche e ostacoli. Nel caso in cui venisse costretto dalla mozione di censura a dimettersi o rimettesse spontaneamente il suo mandato si renderebbe necessario eleggere un nuovo presidente e nominare nuovi commissari in un clima teso ed avvelenato. E anche qualora conservasse la sua poltrona, le premesse non agevolerebbero una serenità nelle decisioni e il mandato proseguirebbe in un clima di sospetto. In un verso o nell’altro si apre una stagione piuttosto complicata per l’Unione Europea.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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