19 August 2017
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    Mafia Capitale: i volti della mafia romana

    Mafia Capitale: i volti della mafia romana è stato modificato: 2015-05-19 di Cecilia Russo

    Lirio Abbate e Marco Lillo realizzano un libro che inquadra la storia e gli affari di mafia capitale, con nomi e cognomi.

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    I Re di Roma, destra e sinistra agli ordini di mafia capitale (Chiarelettere) è stato scritto da Lirio Abbate e Marco Lillo non solo per raccontare ciò che la Procura ha poi svelato, ma soprattutto per descrivere la reazione della politica e della società civile ai fatti che hanno travolto Roma l’anno scorso.

    Il libro è stato presentato al Salone Internazionale del libro in un incontro al quale hanno partecipato i due autori, Pif, Walter Siti e Marcelle Padovani, in sala erano presenti anche i magistrati Giancarlo Caselli e  Giuseppe Piagnatone.

    La mafia oggi e le responsabilità civili.
    Lirio Abbate ha spiegato che la priorità in questo momento è far conoscere alle persone il vero volto della nuova mafia. In realtà se negli anni ‘90 la storia della mafia e dell’antimafia si faceva grazie ai racconti dei pentiti, oggi sono gli stessi indagati che si autoaccusano attraverso le intercettazioni. Si tratta quindi di una mafia strettamente legata alla politica e alla pubblica amministrazione, il cui unico intento è fare business.

    Marco Lillo ha raccontato che dopo la copertina dell’Espresso, voluta dal Lirio Abate, in cui c’erano quattro persone che erano libere al momento della pubblicazione del giornale, gli è sembrato fondamentale denunciare come la società civile non si sia schierata al fianco del giornalista. Del resto anche alla mafia stessa quella copertina ha fatto comodo, l’hanno definita: «un buon biglietto da visita». L’unica reazione alla copertina dell’Espresso è stata quella della Magistratura. Il libro, più che un atto di accusa contro la criminalità, è contro la società civile che, almeno a Roma, non ha fatto la propria parte.

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    Lirio Abbate (foto: cityrumors.net).

    La reazione degli stranieri.
    Marcelle Padovani, giornalista francese specializzata in politica italiana, è stata chiamata a partecipare a questo incontro per offrire uno sguardo esterno alla questione “mafia capitale”. «La mafia attuale – ha spiegato – ha messo il silenziatore agli spari, ma ha creato dei rapporti di vicinanza con il potere amministrativo. La mafia non è più una sola organizzazione, rifiuta il verticismo. È un’organizzazione silenziosa, specializzata nel business».

    Il capitalismo si è strettamente legato alla mafia perché questa ha grandi capitali, ha capacità imprenditoriali enormi, elimina la concorrenza e fornisce manodopera a basso costo. «Se il capitalismo deve solo fare profitto – ha spiegato  Marcelle Padovani – la mafia è il suo destino».

    Walter Siti, scrittore del nord, premio Strega nel 2013, ha abitato per 25 anni a Roma e per la scrittura di un suo libro ha vissuto molte borgate romane prima dei fatti di mafia capitale, senza accorgersi di quello che stava accadendo. A suo avviso la mafia di oggi manca di una qualunque direzione morale, non è disciplinata «ma – ha spiegato – non può essere considerata una diminuzione della mafia precedente, bensì una mafia dal volto nuovo».

    I protagonisti del libro.
    Il libro è raccontato con uno stile romanzesco, ma non può essere considerato come letteratura, perché questa evoca le suggestioni emozionali e invenzioni, invece qui è tutto vero e i protagonisti hanno nomi, cognomi e volti. Il protagonista assoluto è  Massimo Carminati: il boss di mafia capitale. Ha un’origine politica, ma non può essere considerato né di destra, né di sinistra, il suo unico obiettivo è fare soldi. In realtà nel libro sarà definito “il Nero”, l’uomo di destra.

    Poi c’è “il Rosso”: Salvatore Buzzi, fondatore della Cooperativa 29 giugno, è il classico balordo, amante della bella vita, è mimetico, è un traditore dei valori sociali alti per interessi economici. Usa i valori del solidarismo per fare affari. La mafia attuale è che non ha nessun interesse nei confronti della politica, il suo unico interesse è fare affari e l’economia mafiosa funziona. Il rischio è che nascano nostalgie perché le economie gestite dalla mafia funzionano meglio.

    In sala, durante l’incontro, c’erano molti uomini della scorta di Lirio Abbate, la sensazione è che a causa di tutti i nomi che sono stati fatti in questo libro, così esplicitamente, la vita del giornalista è sempre minacciata, ma la pretesa di dire verità è stata più forte della paura per la propria vita.

    Foto in copertina: huffingtonpost.com

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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