14 December 2017
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    “Mai mollare”, l’esempio di Luca al 32° TFF

    “Mai mollare”, l’esempio di Luca al 32° TFF è stato modificato: 2014-11-26 di Cecilia Russo

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    Luca Musella, fotografo caduto in disgrazia, ha deciso di non mollare e si è creato una nuova vita. Antoniella De Lillo lo racconta in “Let’s Go”, presentato al 32° TFF.

    La regista Antonietta De Lillo, che nel 2013 ha presentato al 31° Torino Film Festival il film documentario La pazza della porta accanto, conversazione con Alda Merini, torna a Torino per presentare Let’s go: un racconto, un reportage, una lettera per rappresentare la storia di Luca Musella, fotografo, operatore, scrittore, oggi esodato professionalmente ed emotivamente.

    La storia.
    Il protagonista ripercorre la propria vita in un testo-lettera da lui scritto, e letto nel film, in un viaggio reale e ideale attraverso l’Italia, da Napoli, sua città natale, a Milano, il luogo della sua nuova esistenza.

    «Let’s go è la storia del mio amico fotografo Luca Musella – ha raccontato Antonietta de Lillo, durante la presentazione che si è svolta ieri – che ha avuto la generosità di mettersi a nudo di fronte alla telecamera in un momento di difficoltà. Gli ho chiesto di raccontare la sua “caduta” in un testo-lettera, diventato voce narrante del film, che si alterna al suo racconto in presa diretta ripercorrendo la storia del suo slittamento, da un universo borghese a un sottoproletariato fatto di marginalità e clandestinità».

    Sono stati necessari due linguaggi diversi perché il protagonista e autore diventasse specchio di chi guarda. «L’idea – ha proseguito la regista – era fare un film in cui chiunque potesse ritrovare parte di se». Il punto di partenza di questo lavoro è la lettera di Luca, che ha raccontato la propria storia alla regista proprio mentre lei rifletteva sull’incapacità delle persone di sopportare le cadute altrui. «La società – ha spiegato la regista – non accetta che una persona possa perdere il lavoro e trovarsi in un momento di difficoltà economica». Luca si è affidato alla regista dando sfogo alle sue paure, le sue debolezze.

    Le immagini del film – alcune di queste girate dallo stesso protagonista – sono frutto di uno sguardo capace di soffermarsi sulla miseria e sulla fragilità che ci circondano perché proiezione di una condizione individuale, diventando anche ritratto di un’Italia smarrita e impoverita. Antonietta de Lillo ha raccontato: «quello che mi ha spinto a raccontare la storia di Luca è soprattutto la sua capacità di vivere la sua nuova condizione con pudore, con dignità, senza rancore e senza piangersi addosso. Un esempio commovente dell’intelligenza e della sensibilità di chi capisce che l’unica possibilità di riscatto è nel vivere “con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà».

    La storia di Luca.
    Nato a Napoli il 7 giugno 1967, Luca si è laureato in Scienze Politiche e ha intrapreso la carriera di fotogiornalista e video operatore, collaborando tra le altre con l’Agenzia Contrasto e l’Agenzia Grazia Neri. È autore di diversi documentari, tra cui il ritratto a Giorgio Bocca realizzato insieme a Maria Pace Ottieri La neve e il fuoco edito da Feltrinelli Editore, Avviso di vendita senza incanto edito da Transeuropa Editore e Blues & Roses, ritratto di Paolo Ciarchi. È autore di alcuni libri tra cui Mitra & mandolino e Tre disubbidienti, pubblicati da Gaffi Editore, ha realizzato diverse copertine per l’Espresso piuttosto che su importanti riviste europee.

    È, come lui stesso si definisce nel film, il classico “uomo del Mulino Bianco”, con una bella moglie, un buon lavoro, una casa e tre figli. Un giorno, però, Luca decide di aprire una libreria a Viterbo, in una zona in cui a breve avrebbero dovuto aprire banche, uffici, servizi, che però non vedranno mai la luce, e così, dopo aver investito risparmi e fatiche in questa attività, i cui guadagni sono pari a zero, in pochissimo tempo si ritrova senza risparmi, senza lavoro e senza una famiglia, perché nel frattempo il suo matrimonio è finito. Ma Luca decide di non darla vinta alla rabbia e allo scoramento e così parte per Milano, che ricorda come città dalle mille opportunità per cercare lavoro. Lì, la vita si rivela durissima e lui finisce per essere nella stessa condizione di un extracomunitario clandestino: senza residenza, senza medico della mutua, senza diritti.

    La filosofia di Luc.
    Anziché farsi uccidere dalla depressione, Luca costruisce nuovi rapporti con persone nella sua stessa condizione e scopre molte cose: l’enorme generosità delle persone, il piacere delle passeggiate, delle lunghe chiacchierate con i suoi nuovi amici. Si mette a fare mercatini, a cercare di inventarsi nuovi lavori, fotografando verdure come se fossero corpi e creando il fenomeno delle “porno-verdure”, certo, nessuna di queste cose gli permette di riacquisire lo status di borghese a cui apparteneva nella sua vita precedente, ma forse non è nemmeno quello che desidera.

    Luca sembra affrontare tutto con un ironico distacco, muovendosi tra un premio Pulitzer, che spera prima o poi di vincere grazie al libro che sta scrivendo, e la condizione del suo amico Mustafà che fa quaranta chilometri a piedi, tutti i giorni, per andarsi a far sfruttare come muratore. Il messaggio più importante che Luca manda al pubblico è che se Dio ha fatto i piedi l’unica cosa che resta da fare è alzarsi e camminare, “Let’s go!”, affrontando a testa alta ciò che la vita riserva. Luca, presente in sala, ha chiuso l’incontro affermando che ciò che conta nei momenti di difficoltà è il fingere qualcosa: «è come quando giochi al lotto, sai che non ha senso, ma nelle sei ore che separano la giocata dall’estrazione tu pensi di avere in tasca la soluzione a tutti i tuoi problemi e quelle ore sono importanti. Questo è un film che insegna ad avere coraggio e non avere paura».

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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