23 November 2017
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    Marc Augé dice che la vecchiaia non esiste, è così?

    Marc Augé dice che la vecchiaia non esiste, è così? è stato modificato: 2015-05-19 di Cecilia Russo

    Esistono tanti strumenti di rimozione della vecchiaia, ma per Marc Augé non esiste nella maniera in cui noi, solitamente, la intendiamo.

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    «Il tempo è libertà, il tempo ha una dimensione individuale e i ricordi si somigliano indipendentemente dall’età, ecco perché ho contrapposto il tempo all’età» così Marc Augé, antropologo ed etnologo francese, ha aperto la conferenza di presentazione del suo ultimo libro presso il XVIII Salone del Libro di Torino.

    La discussione è proseguita con Elena Loewenthal (traduttrice e scrittrice). A pagina 11 del libro si legge: «Per ciascuno di noi la vita rappresenta una lunga e involontaria immagine», in cui però, una volta arrivati all’età della saggezza ci si rende conto che nulla è cambiato rispetto all’età giovanile, non si è diventati diversi da quello che si era, ecco perché secondo Augé la vecchiaia non esiste.

    Cos’è veramente la vecchiaia e come descriverla.
    Nemmeno la conoscenza della vita cambia con l’età, ma quando si parla della vecchiaia di una persona, è come se si parlasse di popolazioni sconosciute: tutti ne conoscono le sembianze, ma nessuno sa veramente di cosa si tratti.

    Le persone talvolta sentono la necessità di dichiarare la propria esistenza attraverso la scrittura e l’autobiografia, che può essere talvolta declinata in diario (e quindi narrando eventi contemporanei) o in memorie (parlando di eventi retrospettivi): «esistono diversi testi autobiografici – ha proseguito Augé – che si scrivono per cercare la propria identità. L’identità è importante per rispondere alla domanda “chi sono” e “cosa sono”, tuttavia è una domanda che non trova risposta nella vecchiaia».

    Come affrontare la vecchiaia?
    Per sopravvivere a questa fase della vita, secondo Augé, è fondamentale uscire dalla nostalgia, spesso si associano a questa fase tanti elementi positivi, ma in realtà è solo un modo per renderla più sopportabile. L’idea che anziano sia sinonimo di saggio non è più così. Altro elemento di fondamentale importanza è il livello sociale e culturale, infatti per alcune società la vecchiaia è una ricchezza, per altre è una catastrofe. È importante ricordare che i giovani vivono un momento di grande infantilismo e gli anziani cercano sempre più di restare giovani. Ciò porta a una rimozione della vecchiaia. «Già Cicerone ricordava l’importanza di restare attivi e avere relazioni – ha spiegato Augé – ma quelli che sembrano stupidi da vecchi, lo erano già in gioventù».

    Le persone difficilmente pensano alla morte e la vecchiaia può essere un momento di vita molto attiva e intensa, caratterizzata da importanti relazioni, tuttavia, molto frequentemente la vecchiaia equivale a un momento di grande fragilità fisica e mentale. La morte e l’invecchiamento dei cari sono la prova più dura che l’individuo deve superare, anche perché: «negli altri vediamo il riflesso di noi stessi – ha raccontato l’antropologo – la soluzione per affrontare la vecchiaia non è quella del distacco, ma occorre vivere i rapporti con gli altri».

    Esiste, poi, il grande dramma della nostalgia che porta l’individuo a ricordare i giorni che si pensava fossero felici, ma in realtà è una sorta di illusione, perché forse quei giorni non erano poi così felici. C’è il rimpianto per quello che avremmo potuto fare ma non abbiamo fatto e questo tipo di nostalgia può renderci molto infelici. Occorre quindi combattere qualunque tipo di nostalgia e vivere nuove relazioni, con diverse modalità.

    La vecchiaia, invece, esiste.
    Marc Augé ha concluso che la vecchiaia sicuramente esiste ma non è ciò che crediamo. Ci sono comportamenti sociali che accentuano la consapevolezza della vecchiaia, come quelle case di riposo in cui gli anziani vengono trattati come bambini, ma è la formazione culturale a fare la differenza. Marc Augé ha chiuso così l’incontro: «conosco la mia età, posso dichiararla, ma non ci credo».

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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