27 July 2017
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    Marguerite Yourcenar, cent’anni di “Memorie”

    Marguerite Yourcenar, cent’anni di “Memorie” è stato modificato: 2015-06-07 di Cecilia Russo

    Nata l’8 giugno 1903, Marguerite Yourcenar è autrice di “Memorie di Adriano”, che ha cambiato il rapporto tra letteratura europea e antichità classica.

    «Le véritable lieu de naissance est celui où l’on a porté pour la première fois un coup d’œil intelligent sur soi-même : mes premières patries ont été les livres».

    (Il reale luogo di nascita è quello in cui si è gettato per la prima volta uno sguardo su se stessi: le mie prime patrie sono stati i libri).

    Mémoires d’Hadrien (Memorie di Adriano)

    Sono passati ormai più di cento anni dalla nascita di Marguerite Yourcenar, autrice di romanzi e novelle, spesso considerate umaniste, e di racconti autobiografici. Fu anche poeta, traduttrice, saggista e critica letteraria. La sua sorprendente produzione letteraria, connotata da una grande precisione storica, ha cambiato il rapporto tra la letteratura europea e l’antichità classica.

    La vita e le prime opere.
    Nata come Marguerite Antoinette Jeanne Marie Ghislaine Cleenewerck de Crayencour l’8 giugno 1903 a Bruxelles, è morta il 17 dicembre 1887 a Bar Harbor, nello stato del Maine (USA). Ha, fin da piccola, viaggiato moltissimo per accompagnare il padre, uomo colto e anticonformista.

    Ha pubblicato il suo primo romanzo, Alexis ou le Traité du vain combat, nel  1929, a soli 26 anni. Il libro è una lunga lettera (espediente che tornerà nella produzione successiva) in cui un uomo, un famoso musicista, confida alla moglie la sua omosessualità e la sua decisione di lasciarla, con un timore per la verità rivelata e la franchezza. Anche il protagonista maschile e l’omosessualità saranno elementi che torneranno nel capolavoro dell’autrice.

    Seguirono Nouvelles orientales, eco dei suoi viaggi, e Feux, opera composta da testi di ispirazione mitologica e religiosa in cui l’autrice tratta, a partire da diversi modelli, il tema della disperazione amorosa e delle sofferenze sentimentali. Queste tematiche sono state riprese in Le Coup de grâce (1939), breve romanzo su un trio amoroso ambientato in Curlandia (regione che ora fa parte della Lettonia), durante la guerra russo-polacca del 1920. Nel 1939, dieci anni dopo la morte del padre, l’Europa diventa pericolosa per l’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale e Marguerite parte per gli Stati Uniti.

    Memorie di Adriano: il successo e la narrazione.
    Il suo romanzo Mémoires d’Hadrien, scritto nel 1951, ha un successo mondiale e nel 1970, grazie a questo, fu eletta scrittrice presso l’Académie royale de langue et de littérature françaises de Belgique. Dieci anni più tardi l’autrice fece il suo ingresso all’Académie française, grazie al sostegno dello scrittore e accademico Jean d’Ormesson. Scrittore di fama internazionale nel campo della narrativa, della saggistica e del giornalismo, d’Ormesson è autore di molte opere tra cui La gloria dell’Impero, A Dio piacendo e Il romanzo dell’ebreo errante.

    Les Mémoires d’Hadrien è una lunga lettera dell’imperatore Adriano (76-138 d.C.) a un suo nipote adottivo di diciassette anni, Marco Aurelio, che gli sarebbe succeduto come imperatore. Adriano fu uno dei “buoni imperatori” secondo lo storico Edward Gibbon. Mantenne le conquiste di Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo. Il suo governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore di arti e filosofia. Egli stesso studiò l’ellenismo, del quale era appassionato. 

    Lo stile e lo studio alla base dell’opera.
    Per la realizzazione dell’opera, l’autrice ha riletto tutti i testi maggiori dell’epoca di Adriano: Yourcenar leggeva correntemente il greco e il latino e conosceva perfettamente i testi antichi. L’opera, che sembra riprendere Il Principe di Machiavelli, è la meditazione di un malato che dà libero sfogo ai suoi ricordi, per aiutare un giovane uomo a prepararsi all’impresa che lo attende, ciò permette una serie di riflessioni sul potere. Adriano, sul tono della confessione fa un bilancio della sua vita.

    Questa lettera è divisa in sei parti, composta in realtà da quattro parti più  un prologo e un epilogo. È sorprendente ascoltare dalle parole della stessa autrice l’enorme lavoro, durato quasi tutta la vita, che ha dovuto intraprendere per la scrittura di quest’opera.

    Lo stile è puro e classico, caratterizzato dall’estetismo e dal desiderio di affermare la finalità della letteratura: la narrazione. Ispirato dalla saggezza orientale, e dalla filosofia greco-latina, il pensiero della scrittrice non si allontana mai dall’umanesimo rinascimentale.

    I riconoscimenti tardivi.
    Il successo arrivò molto tardivamente: solo con Memorie di Adriano, che è uscito nel 1951 (quando lei ha 47 anni), arriva la celebrità. Il romanzo ottenne il favore del pubblico e della stampa e tra il 1951 e il 1958 ne vennero pubblicate 100.000 copie. Le critiche furono positive all’unanimità. Anche la successiva L’œuvre au Noir (maggio 1968) fu accolta come un capolavoro. In tutto il mondo, dall’indomani della sua ammissione all’académie si fanno traduzioni delle sue opere.

    Tuttavia per la prima conferenza a lei dedicata si sarebbe dovuto attendere l’estate 1984, quando fu organizzato un convegno su di lei all’Università di Valencia.

    «Le nostre idee, i nostri idoli, le nostre costumanze presuntamente sante, e le nostre visioni che passano per ineffabili, mi sembravano generati senz’altro dai sussulti della macchina umana, al pari del soffio delle narici o delle parti basse, del sudore e dell’acqua salata delle lacrime, del sangue bianco dell’amore, dei liquami e degli escrementi del corpo. Mi irritava che l’uomo sprecasse così la propria sostanza in costruzioni quasi sempre nefaste, parlasse di castità prima di aver smontato la macchina del sesso, disputasse di libero arbitrio invece di soppesare le mille oscure ragioni che ti fanno battere le ciglia se improvvisamente avvicino ai tuoi occhi un legno, o di inferno prima di aver interrogato più dappresso la morte».
    (M. Yourcenar, L’opera al nero, in: Opere, vol.I, Milano, Bompiani, 1996, p.681)

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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