30 May 2017
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    Il MAU a Torino, l’arte diffusa si fa in città

    Il MAU a Torino, l’arte diffusa si fa in città è stato modificato: 2016-01-27 di Francesco Pettina

    Il MAU – Museo d’Arte Urbana è una delle prime realtà a Torino e in Italia di un intervento di street art a cielo aperto. Scopriamolo insieme.

    L’idea di un museo d’arte contemporanea urbana all’aperto, fruibile dall’intera comunità di Torino, ha trovato una sua reale concretizzazione nel 1995, anno in cui il Comitato di Riqualificazione Urbana – già impegnato dal 1991 nella riqualificazione urbanistica e architettonica – decise di valorizzare la componente artistica nell’ambito dei propri interventi. Il progetto, oltre a porre rimedio al degrado che il quartiere Borgo Vecchio Campidoglio (collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e le vie Fabrizi e Cibrario, non troppo distante dal centro di Torino) stava subendo, intendeva ridare ai suoi abitanti quello spirito aggregativo che, nel corso della seconda metà del ‘900, era scemato gradualmente. L’area, sopravvissuta agli sventramenti del piano regolatore generale del ’59, si presentava come un quartiere operaio circoscritto, all’interno di quartieri residenziali. Forse proprio quest’ultima caratteristica è stata decisiva per la sua tutela.

    L’iter di crescita.
    L’intervento artistico all’interno del quartiere, sentito il parere di esperti – tra cui quello dell’attuale direttore del MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino, Edoardo Di Mauro – aveva tra i suoi obiettivi l’intento di rendere partecipi e consapevoli i cittadini sul valore del progetto che si stava cercando di creare. Il primo nucleo di opere, in tutto tredici, trova sede negli edifici privati di chi ha dato il suo consenso: questa forma prettamente libera di adesione, da parte degli artisti e dei cittadini, ha permesso di creare un nucleo di lavori, tale da costituire una base per un progetto che puntasse a diventare permanente. Era fondamentale, per il successivo ampliamento, che il progetto acquisisse consensi presso le istituzioni. Ciò avvenne nel 1998 quando il Comune di Torino partecipò attivamente al progetto, contribuendo al secondo ciclo di opere realizzate; ben diciassette.

    A seguito di alcune divergenze di pensiero, nate all’interno dello stesso Comitato di Riqualificazione Urbana, nel 2000, il MAU si costituisce sotto forma di associazione autonoma. Questo cambiamento risulta fondamentale, sia perché in tal modo il MAU viene inserito nel circuito della carta dei musei cittadini, sia per il rilancio d’immagine, anche a livello nazionale, e per il nuovo ruolo che l’arte urbana costituiva all’interno di questo progetto. Nello stesso anno veniva realizzata, in collaborazione con il Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio, una serie di trentacinque opere destinate a costituire la galleria Campidoglio. Trattasi di opere di dimensioni contenute, disposte alle pareti dei negozi siti tra via Nicola Fabrizi e Corso Svizzera.

    Nel 2004 fu realizzato il primo catalogo illustrativo delle opere del quartiere, mentre nel biennio 2010/11 sono state avviate un insieme d’iniziative. Al 2011 risale l’archivio illustrato, curato da Barbara Bordon. Sempre nello stesso anno la Giunta Comunale ha designato il Comitato Museo Arte Urbana e la Sottocommissione Arte pubblica per il quartiere Campidoglio. Il 1° aprile dello scorso anno il MAU è stato inserito nell’ambito di una delibera quadro sull’arte pubblica a Torino, ottenendo il definitivo riconoscimento. Il 2014 è anche l’anno in cui gli interventi di arte urbana si sono allargati oltre i confini del quartiere, con i progetti “Panchine d’autore” sotto la direzione di Vito Navolio e Edoardo Di Mauro.

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    Due opere di Xel che hanno sede in piazza Risorgimento. Foto di Livio Ninni (museoarteurbana.it/works)

    Le collaborazioni.
    Altro elemento fondamentale per il riconoscimento dell’associazione è stato l’insieme di collaborazioni che la stessa ha innescato, non soltanto con gli enti pubblici, ma anche con le attività commerciali e artigianali del luogo, oltre che con l’Accademia Albertina, con la parrocchia di San Alfonso e con le altre associazioni. La collaborazione con l’Accademia Albertina permette un lavoro di crescita a doppio senso, sia per quanto riguarda gli alunni (attraverso tirocini ed esperienze dirette), sia per quanto riguarda la stessa associazione. Importati sono, inoltre, le ricorrenti collaborazioni con l’associazione Il Cerchio e le Gocce, che ha inserito il MAU all’interno del suo percorso di guida turistica della città di Torino, e col Museo Diffuso della Resistenza.

    La collaborazione con la parrocchia di Sant’Alfonso, poi, si è sviluppata in un duplice senso: la realizzazione di attività di restauro delle opere adiacenti alla parrocchia e la produzione di due nuovi affreschi. Il primo è stato realizzato da Opiemme col titolo “Achab’s Whale”, con un chiaro riferimento a Moby Dick; il secondo è il frutto del lavoro collettivo di Orma il Viandante, Sisterflash e Kasy 23, ed è basato sul tema dell’affettività.

    Ecosostenibilità e solidarietà.
    Alcune scelte e iniziative, inoltre, dimostrano particolare attenzione e rispetto per l’ambiente e per il contesto sociale. La scelta di collaborare con colorifici che adottano prodotti ecosostenibili, la partecipazione ai convegni e dibattiti sulla sostenibilità urbana e la decisione di intraprendere percorsi che tenessero in considerazione anche la fruizione di chi presenta disabilità, sono chiari segnali di come l’associazione operi in un largo raggio d’azione, avendo a cuore le problematiche che ci appartengono.

    La opere per l’Albertina FISAD 2015.
    Il grande repertorio figurativo – 144 opere in tutto – è stato recentemente arricchito da due opere realizzate per l’Albertina FISAD 2015, primo festival internazionale delle scuole d’arte e design, organizzato proprio dall’Accademia Albertina di Torino. In via Bianzè, presso la sede dell’ANPI, in commemorazione del settantesimo anniversario della liberazione, un gruppo di artisti dell’Accademia ha proposto l’opera dal titolo “Primavera italiana”, rappresentando una marcia di soldati diretti in un albero spoglio che rilascia foglie colorate. Su via Rocciamelone, invece, possiamo ammirare l’opera “La contorsionista”, lavoro di squadra di due artisti, Viktorija Boguslavska e Antonio Filippini.

    Prossimi progetti.
    Domenica 19 luglio sarà prevista un’azione di painting libero negli spazi della Cavallerizza occupata, curata dallo stesso Edoardo Di Mauro in collaborazione con il romano Togaci Gaudiano. L’evento, che è stato chiamato In Stalla-Azione per rievocare la prima funzione d’uso della struttura, avrà luogo dalle ore 18:30 e coinvolgerà un gruppo nutrito di artisti che lavoreranno sulle pareti dell’intero complesso. Sono previste, infine, le stesure di due testi che avranno come argomento i lavori di arte contemporanea, caratterizzanti il MAU, e i lavori di arte contemporanea e urbana, con carattere pubblico, presenti in Italia.

    In copertina: murale di Orma il Viandante, Sisterflash e Kasy 23. Foto di Livio Ninni (museoarteurbana.it/works).

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    Francesco Pettina

    Storico dell’arte, classe ’82, interessato principalmente agli aspetti sociali che ne sono causa ed effetto. Siciliano di nascita e torinese d’adozione ha collaborato con associazioni, musei e fondazioni quali il Museo Gemmellaro di Palermo e la Fondazione “El Legado Andalucí” a Granada. Ha anche insegnato, organizzato laboratori didattici per scolaresche ed avuto brevi esperienze teatrali.

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