28 April 2017
    Fonte: Arabpress.eu
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    Il Mediterraneo dei migranti visto da due lati opposti

    Il Mediterraneo dei migranti visto da due lati opposti è stato modificato: 2016-04-26 di Paolo Morelli

    Il 18 aprile si è concluso il secondo viaggio di Carovane Migranti, ispirato al movimento messicano, che ha attraversato l’Italia partendo da Torino.

    Si è concluso lunedì 18 aprile il secondo viaggio attraverso l’Italia di Carovane Migranti. Quest’anno, a differenza del primo giro (che risale a novembre-dicembre 2014), Torino è stata la tappa iniziale, mentre nel 2016 il punto di arrivo è stato Palermo. Non è stato un semplice viaggio tra città e volti, ma anche un modo per fare rete tra diverse realtà che si occupano, a titolo diverso, di migrazioni, con uno sguardo al Mediterraneo.

    Nel 2014, la “carovana” partì da Lampedusa per arrivare a Torino, ripercorrendo la strada già battuta dai migranti (dal Mediterraneo fino al centro dell’Europa), quest’anno ha rivolto lo sguardo verso i migranti stessi, per capire le loro origini e le loro ragioni. Quello che bisogna considerare – ed è anche il concetto che sta alla base di Carovane Migranti – è che la migrazione fa parte della storia umana.

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    «Ci siamo ispirati, come già nel 2014, alla carovana dei migranti in Messico – ha spiegato l’argentina Lucia Arese, che si occupa di comunicazone e traduzioni per Carovane Migranti –. Nel Paese centroamericano, infatti, si vive una sorta di “anteprima” di quanto potrebbe succedere in Italia. Sono entrambi Paesi “di passaggio” e sono entrambe nazioni con un forte radicamento della criminalità organizzata. In Messico ci sono i narcos e le maras, qui ci sono le mafie». Come vediamo ogni giorno, fatica moltissimo ad affermarsi, nella narrazione collettiva, il concetto che chi viaggia per venire qui è una vittima e non un “invasore”. Lo ha ribadito anche il Papa, in visita a Lesbo sabato 16 aprile, che ha chiesto all’Europa di essere «solidale» con i profughi, nonostante il recente accordo con la Turchia che prevede il rimpatrio dei migranti nel Paese di Erdogan. «I migranti, prima di essere numeri, sono persone» ha detto il Pontefice.

    Vittime della criminalità.

    «I migranti – ha raccontato Lucia Arese – sono la porzione più debole della società. Siamo stati a Vittoria (in provincia di Ragusa, ndr) dove abbiamo visto campi nei quai molti romeni lavorano in condizioni terribili, soprattutto donne, le quali hanno anche denunciato degli stupri. Essendo, poi, molto vulnerabili, è facile che queste persone entrino nel giro della criminalità». Sempre a Vittoria, esistono diversi centri di accoglienza, nei quali i migranti attendono i loro documenti. Possono uscire, almeno lì, ma «non hanno soldi, non possono lavorare, la maggior parte di loro non parla italiano e in generale non sono bene accolti dai cittadini». Per i documenti si aspettano anche due anni.

    Se i migranti fossimo “noi”.

    Ci sono diversi tipi di migrazioni che si incrociano sul nostro territorio, ed è ciò che emerso da questo secondo viaggio di Carovane Migranti. «Abbiamo visitato – ha continuano Lucia Arese – posti come la Terra dei fuochi e i dintorni del Muos, a Niscemi (Caltanissetta), dove si creano le condizioni ambientali affinché le persone emigrino da altre parti». Non è, però, tutto perduto. «Abbiamo visto delle buone pratiche, come a Casal di Principe (Caserta), dove siè formata una rete di economia solidale che lavora con i beni confiscati alla camorra, come ad esempio NCO – Nuova Cooperazione Organizzata».

    I migranti verso l'Europa, non solo dal Mediterraneo

    La provenienza dei migranti nell’elaborazione prodotta da “Il Sole 24 Ore”.

    Le migrazioni viste dall’altro lato del Mediterraneo.

    Non solo. In viaggio c’erano anche l’avvocato algerino Kouceila Zerguine e il tunisino Imed Soltani, presidente dell’associazione “Terre pour tout”, che testimoniano il dramma dei viaggi nel Mediterraneo visto dall’altra parte, da dove salpano i barconi. «Io credo – ha spiegato Zerguine – che l’Europa debba aprire le frontiere. Per capire cosa succede, è necessario volgere lo sguardo al Maghreb e rivedere la legislazione in tema di migrazione». Il “problema” non tocca soltanto l’Europa, ma anche i paesi di partenza. «L’Algeria – ha spiegato – ha rivisto la legge sulle migrazioni, il risultato è che i migranti vengono incriminati; ma essi sono vittime, non criminali. Sono anni che parliamo di queste cose ma non vediamo cambiamenti, i governi non ci ascoltano».

    Zerguine cerca le persone scomparse durante i viaggi verso l’Europa. Molte famiglie avviano estenuanti ricerche e si rivolgono a persone come Zerguine. «Loro cercano i figli dispersi – ha raccontato l’avvocato – e noi dobbiamo risolvere questa situazione, perché altrimenti siamo responsabili. Il valore dell’Europa sta anche nella protezione che dà alle persone, è una questione di credibilità. Noi combattiamo per la verità». Imed Soltani, con la propria associazione, fa lo stesso in Tunisia. Al momento è sulle tracce di ben 504 persone disperse, che hanno tentato la traversata del Mediterraneo. A Roma, insieme alle Carovane Migranti, ha cercato di incontrare l’ambasciatore tunisino, con il quale, però, non c’è stato alcun dialogo. Il governo tunisino non sembra appassionarsi al problema delle migrazioni. «Mi piacerebbe – ha detto durante il viaggio attraverso l’Italia – che un tunisino in Europa abbia la stessa libertà di movimento che ha un europeo in Tunisia».

    Semplificare rende difficile.

    «Quello che vediamo – ha concluso Lucia Arese – è l’influenza dei media che collegano gli atti terroristici all’immigrazione. In questo modo esisterà sempre una paura costante che rende molto difficile il lavoro su questi temi». In proposito, Kouceila Zerguine si è mostrato ottimista: «Non penso che l’Europa sia convinta del legame tra immigrazione e terrorismo». Si tratta, quindi, di una narrazione mediatica che spesso è accesa da fazioni politiche molto precise. Arrestare il processo, però, è complicatissimo.

    La soluzione che sta prendendo piede negli ultimi giorni, veicolata da una proposta del governo italiano, ipotizza, tra le altre cose, il sostegno ai governi dei paesi di orgine di molti migranti, affinché si ponga fine ai conflitti e si creino le condizioni perché ogni cittadino possa vivere dignitosamente nella propria nazione, senza essere obbligato a sfidare la sorte nel Mediterraneo. Negli intenti potrebbe essere una soluzione “illuminata”, ma cosa dire di quei paesi governati, di fatto, da dittature? Mentre si attendono ulteriori dettagli, il secondo viaggio di Carovane Migranti giunge a conclusione, dopo un percorso che ha toccato tantissime realtà accomunate dalla lotta per la sostenibilità, guardando sempre alla “Caravana de Madres centroamericanos buscando a sus familiares desaparecidos”, organizzata dal Movimiento Migrante Mesoamericano. Come si legge sul sito ufficiale, Carovane Migranti «vuole essere un ponte con quella esperienza decennale».

    Tutte le tappe dell’edizione 2016 di Carovane Migranti sono raccontate sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook ufficiale.

    Foto in copertina: Arabpress.eu




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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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