30 May 2017
    modiano

    La memoria da Modiano a Besson

    La memoria da Modiano a Besson è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Dal Nobel di Modiano al film di Besson, il discorso sull’importanza e sull’utilizzo della memoria emerge con forza nel 2014 che volge al termine. Ma cosa fare di tutto questo sapere?

    Il Premio Nobel per la Letteratura 2014, assegnato allo scrittore francese Patrick Modiano, concentra l’attenzione sull’importanza della memoria. Modiano è un autore che non riesce a staccarsi dalla ricerca del passato, legato principalmente a motivazioni personali (è figlio di un ebreo francese, di origini italiane). L’operazione di recupero che l’autore compie nei suoi libri va a comporre una ricca enciclopedia fatta di storie dimenticate, o semplicemente mai raccontate, che messe insieme ricostruiscono le condizioni di vita in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Il lavoro di ricerca che sta dietro ogni singolo libro è enorme, perché Modiano ha la capacità di andare a ripescare dal passato personaggi sconosciuti le cui storie si rivelano fondamentali, coinvolgenti, importanti per la memoria storica.

    Ed è proprio la memoria storica a ricordare all’uomo chi è e da dove viene, aiutandolo a comprendere i propri comportamenti. Perché senza memoria l’uomo non è un uomo. La creazione di una grande enciclopedia del sapere è il cruccio più antico dell’umanità, che ogni giorno rimette insieme pezzi del passato in maniera quasi ossessiva, dalla letteratura alla scienza. Si dirà che ci sono tante cose del presente che non conosciamo e che, tutto sommato, andare a cercare qualcosa di antico può apparire noioso. Una ricerca di mesi e mesi – e lo sanno bene i ricercatori universitari – può concludersi con un piccolo paragrafo di dieci righe all’interno di una raccolta enciclopedica. Può sembrare niente, ma il sapere è composto da tanti piccoli paragrafi, che uniti compongono la nostra memoria e ci permettono di avere gli strumenti per crescere.

    Cosa fare di questo sapere? La soluzione è tramandare. Nel suo film Lucy, uscito in Italia un paio di mesi fa, il regista Luc Besson tocca questo tema. Una persona che, per ipotesi, riuscisse a utilizzare il 100% del proprio cervello avrebbe accesso a una quantità enorme di conoscenza, ma non sarebbe in grado di utilizzarla. È troppo, per una persona. Ma quello che impariamo, quello che recuperiamo attraverso una ricerca, quello che apprendiamo, non ha senso se non viene condiviso. Perché, forse, lo scopo dell’uomo è tramandare il sapere, accrescerlo, completarlo, perfezionarlo, e questa operazione non si può compiere in una sola vita, non lo può compiere una sola persona.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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