22 May 2017
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    Millo: nuovo respiro per la periferia

    Millo: nuovo respiro per la periferia è stato modificato: 2015-06-23 di Francesco Pettina

    L’arte urbana di Millo, che con 13 opere ha dato una nuova veste al quartiere di Barriera di Milano, periferia nord di Torino.

    Parlare di città in modo univoco è sempre un procedimento molto rischioso. In primo luogo perché vi sono differenti tipologie e, poi, perché la città, soprattutto la grande metropoli, è l’incontro di diversi pensieri e culture. Da questo connubio è possibile trarre un sincretismo che rende unica ogni realtà urbana.

    Periferie e street art.
    Vi sono luoghi, poi, dove la marginalità, o i tratti del tutto differenti rispetto all’amalgama generale cittadino, sono il frutto di una cultura a se stante. È soprattutto la periferia, il luogo per eccellenza dove l’incontro/scontro tra culture genera effetti rigenerativi.

    Attraverso la street art è possibile, avvalendosi del canale espressivo, raccontare l’identità di un determinato luogo, esaltarne la specificità. Opere di street art risultano, inoltre, l’adeguato strumento di riqualificazione di un determinato territorio. Attraverso il concorso B.ART, promosso dalla città di Torino, si è puntato sulla riqualificazione del quartiere Barriera di Milano, nella periferia nord. Il concorso prevedeva l’intervento su tredici facciate cieche in punti importanti del quartiere. Il ciclo di murales doveva sviluppare un argomento base.

    Il lavoro di Millo.
    Il tema sviluppato da Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo, vincitore del concorso, è stato l’habitat, che possiamo tradurre come simbiosi e atteggiamento manifestato verso la città. Attraverso un approccio metalinguistico, l’artista imprime nel muro un dislocato percorso metropolitano, dai tratti e dai colori semplificati. Questi spazi caotici assemblati sono abitati da grandi figure che, in caratteri semplificati, si muovono nel loro tessuto urbano come fossero in un ambiente domestico. Figure di giganti che, a volte impacciati e a tratti pienamente padroni del proprio spazio, interagiscono con la struttura circostante.

    Arte urbana.
    L’opera d Millo affascina e incuriosisce per alcuni aspetti in particolare. La sua arte, innanzitutto, è chiara e diretta; l’uso del bianco e nero e del tratto deciso e marcato, in secondo luogo, dà solidità all’insieme, rafforzando l’immediatezza del significante. I suoi personaggi, poi, sembrano suggerire un modo nuovo di vivere la struttura urbana. Abitare una città è l’equivalente di vivere in un ambiente familiare. La città non ci deve far sentire estranei a noi stessi, non può essere vissuta come un carico: così la bimba cariatide, in via Bologna, che sorregge il peso cittadino, in un atteggiamento quasi sognante, sembra suggerire anche un principio di simbiosi e di metamorfosi tra corpo umano e struttura cittadina, richiamando l’albero che dà vita e regola il flusso di ossigeno.

    Le figure, dai panneggi ampi, che contrastano col fitto tessuto caotico cittadino, sono a tratti malinconiche e a tratti più gioiose, i colori spuntano raramente. I loro volti sono sempre trasognati, dormienti o con lo sguardo a volte malinconico. La struttura cittadina è un ghirigoro di palazzi, autostrade e strutture ibride, alveari-palazzi o figure in scioglimento. Mongolfiere e aerei, sono simboli di cambiamento. La città si trasforma in letto, piscina, specchio, in un luogo dove adagiarsi o riflettere.

    Opere e territorio.
    La stessa riflessione delle figure viene trasmessa agli abitanti del luogo, sia in fase di attuazione (molti cittadini hanno interagito positivamente con l’artista durante i lavori), sia in fase di restituzione delle opere. Alle persone del posto è stato permesso di arricchirsi di un valore estetico, di comprendere l’importanza del lavoro artistico e del messaggio intrinseco che l’opera contiene.

    In copertina: una delle opere di Millo in zona Barriera di Milano (foto: Contemporary Torino Piemonte)

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    Francesco Pettina

    Storico dell’arte, classe ’82, interessato principalmente agli aspetti sociali che ne sono causa ed effetto. Siciliano di nascita e torinese d’adozione ha collaborato con associazioni, musei e fondazioni quali il Museo Gemmellaro di Palermo e la Fondazione “El Legado Andalucí” a Granada. Ha anche insegnato, organizzato laboratori didattici per scolaresche ed avuto brevi esperienze teatrali.

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