27 July 2017
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    Modiano, sconosciuto lui o ignoranti noi?

    Modiano, sconosciuto lui o ignoranti noi? è stato modificato: 2014-12-24 di Cecilia Russo

    Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura 2014, non ha avuto ancora il giusto riconoscimento all’estero. Ma in Francia è paragonato a Proust e Sartre.

    «Quasi un niente. Come una puntura d’insetto che vi sembra in principio molto leggera. Almeno, è quello che voi dite a voi stessi, a bassa voce per rassicurarvi. Il telefono aveva suonato verso le quattro del pomeriggio da Jean Daragane, nella stanza che lui chiamava “l’ufficio”. Si era addormentato sul divano, al riparo dal sole. E questo suono, che non aveva più l’abitudine di sentire da lungo tempo non la smetteva. Perché quest’insistenza?»

    Patrick Modiano, Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier

    Accingendosi a leggere il romanzo di un autore vincitore dell’ultimo premio Nobel alla letteratura le aspettative sono enormi e durante tutta la lettura del romanzo il lettore sarà naturalmente portato a chiedersi se il premio sia stato giustamente attribuito. A dominare saranno i sospiri e le domande ma dopo aver terminato di leggere l’ultima riga dell’ultimo romanzo di Patrick Modiano, il lettore dovrà ammettere di essere stato abilmente ingannato. Era tutto sotto i suoi occhi, fin dal principio, eppure il senso della storia si comprende solo nelle ultime pagine.

    La trama.
    Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier comincia con la perdita accidentale di una rubrica telefonica che fa incontrare Jean Daragane, scrittore solitario, e una strana coppia: Gilles Ottolini e Chantal Grippay. Sono in cerca di informazioni su un certo Guy Torstel, sospettato di aver avuto uno sporco affare dopo la guerra. Il nome di Torstel è presente nella rubrica, ma anche in un romanzo che Daragane ha scritto anni prima, Le Noir de l’été.

    Questo nome sembra familiare all’autore, ma anche avvolto nell’oblio della memoria che poco a poco torna e mostra un gruppo di tipi loschi, serate, una casa nella foresta e una donna che veglia su un bambino. Ma le risposte a tutti gli enigmi che questa figura pone si rivelano essere nella mente di Daragane che scopre di aver conosciuto quest’uomo molti anni addietro.

    In un’intervista rilasciata al proprio editore (Gallimard), Modiano racconta che tutta la storia prende il via da una perdita e non da un ritrovamento, questo perché il protagonista (Jean Daragane) dopo una dura e lunga giornata decide di rispondere al telefono e la voce, dall’altra parte della cornetta, rivela di avere un oggetto che gli appartiene, una rubrica telefonica. Quella voce ricorda a Daragane un episodio della sua infanzia. La perdita di quell’oggetto risveglia la memoria, a causa di un sentimento di assenza che questo provoca. La perdita, a prima vista insignificante, apre una breccia nel tempo, ma più il protagonista prosegue nella sua inchiesta meno comprende.

    Il mistero e lo stream of consciousness.
    Secondo il giornale francese l’Express «il mistero è propizio a un’inchiesta intima, dove passato e presente delicatamente si intrecciano. Questo nuovo libro, breve e intenso, sorprende per la vena funebre e la sua melancolia struggente. Come se si trovasse ossessionato dagli echi lontani di una gioventù tormentata che la finzione infine sublimerà. Sincero, sconvolgente, magnifico».

    È stato chiesto all’autore se non sia il protagonista stesso a fabbricare il mistero a partire da avvenimenti tutto sommato ordinari, Modiano ha risposto che c’è stata una frase che l’ha molto sorpreso di cui non ricorda l’autore «lei era misteriosa, come tutti». «Sì – ha ammesso Modiano –, credo che lo sguardo dei bambini e degli scrittori abbiano il potere di dare il mistero agli esseri e alle cose che, in apparenza, non ne avevano». Non occorre mai chiarire il mistero, se non si vuole rischiare di rimanere delusi, o almeno, uno scrittore non dovrebbe mai farlo, perché anche se cerca di chiarire in modo meticoloso, egli non farà che rinforzare questo mistero. Samuel Beckett diceva di Proust che non faceva nient’altro che spiegare i suoi personaggi: «li spiegava e inspessiva il loro mistero».

    La critica e il Nobel.
    Il quotidiano le Figaro ha dedicato un articolo alla perplessità della stampa straniera dopo aver conosciuto il nome del vincitore del premio. «Modiano – ha scritto Alexandra Schwartz del New Yorkerè conosciuto in Francia ma qui nessuno ne ha mai sentito parlare, la Yale University Press sta per pubblicare un’antologia di sue tre novelle ma gran parte della sua produzione non è disponibile in lingua inglese. Dal punto di vista stilistico Modiano è veramente francese».

    Il Time ha titolato «Perchè non avete mai sentito parlare di Patrick Modiano», ha poi spiegato al pubblico anglosassone che meno di una dozzina dei suoi romanzi sono stati tradotti in inglese, questa scelta ha quindi lasciato gli americani, anche i più appassionati di letteratura, un po’ perplessi. Ma poco importa, dal momento che molti media stranieri come la BBC o il New York Times hanno ripreso le parole dell’Accademia definendo Modiano «il Marcel Proust dei nostri tempi» e comparandolo a Jean-Paul Sartre e Albert Camus. Molta stampa anglofona si è ribellata alla decisione dell’accademia svedese definendolo «un paradosso», «scandaloso», ma altri, come il quotidiano spagnolo El País, hanno riconosciuto che «gli scritti di Modiano sulla Francia della Seconda Guerra Mondiale» dicendo che quest’autore «ha cambiato il passato ed è fondamentale per comprendere la Francia sotto l’Occupazione».

    L’Italia.
    In Italia Modiano era stato premiato nel 2012 con il Premio Bottari Lattes Grinzane per il romanzo Dora Bruder (Guanda). Nel catalogo Einaudi sono già stati tradotti numerosi romanzi: L’orizzonte (2012), Nel caffè della gioventù perduta (2010), Un pedigree (2006) e Bijou (2005), il suo penultimo romanzo, L’erba delle notti (uscito in Francia nel 2012) è uscito a novembre mentre per Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier (2014), si dovrà attendere il 2015. Sicuramente, mentre in Francia si hanno già seconde e terze ripubblicazioni (anche in versione tascabile ed economica), le traduzioni italiane non sono state tempestive, vista l’importanza dell’autore.

    La bravura di Patrick Modiano non sta tanto nelle tematiche o negli argomenti affrontati nei suoi romanzi, quanto nella sua capacità, di muovere i fili di un linguaggio semplice, per nulla allusivo, e tenere il lettore con il fiato sospeso. Chi leggerà Mondiano alla fine della lettura rimarrà a bocca aperta per essere caduto nel tranello dell’autore e non aver compreso ciò che fin da principio era sotto i suoi occhi, proprio come potrebbe accadere essendo davanti a un bravo prestigiatore, del linguaggio.

    Abbiamo citato Patrick Modiano nell’elzeviro »

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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